Arriva l’EU Inc. Cosa c’è e cosa manca nella bozza del regolamento che istituisce il 28esimo regime per le imprese europee

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Di un 28esimo regime si parla da anni. L’ex presidente del Consiglio italiano, Enrico Letta, lo ha inserito nel suo rapporto per la rilanciare la competitività europea e la Commissione ha fatto suo il suggerimento, inserendolo in varie comunicazioni ufficiali. Consiglio e Parlamento hanno fatto eco.

Le reazioni del mondo startup

Si introduce una nuova formula giuridica e ha senso che devi regolare tanti aspetti – commenta a Wired Giorgio Ciron, direttore di Innovup, associazione che rappresenta la filiera dell’innovazione italiana -. Lo stiamo facendo con un regolamento ed è molto buono, perché si applica direttamente agli Stati Membri. Ci piace che verrà applicato a tutte le aziende, non solo alle startup. E ci piace che ci sia un template europeo di statuto con la registrazione che si chiude in 48 ore al costo di 100 euro attraverso una interfaccia unica”.

Guardando il bicchiere mezzo vuoto, invece, Ciron osserva che “molto più complicato è il tema del piano di stock option, che va armonizzato. Così come le procedure di costituzione o di liquidazione con i diritti nazionali”.

C’è abbastanza soddisfazione perché la battaglia principale era tra regolamento e la direttiva, perché il regolamento vincola di più – aggiunge Francesco Cerruti, direttore generale di Italian Tech Alliance, associazione della filiera dell’innovazione – e la base legale è l’articolo 114 del funzionamento dell’Unione europea, che prevede la maggioranza qualificata degli Stati per dare il via libera per evitare una situazione di veto da uno o qualche Stato”.

Noi siamo sempre stati duri quindi riconosciamo i traguardi raggiunti – chiosa -. Tuttavia le autorità europee hanno creato a ogni livello talmente tante aspettative intorno al 28esimo regime che è impossibile soddisfarle, perché restano 27 sistemi amministrativi e burocratici. Chiediamo che sia previsto un organo che possa risolvere eventuali controversie, che sia 28esimo e possa avere l’ultima parola”.

Ottimo il fatto che ci si stia muovendo in questa direzione verso la semplificazione, ma ogni Paese dovrà metterci nel suo per recepirla – commenta a Wired Giovanni Toffoletto, amministratore delegato della startup di servizi legali Lexdo.it, leader in Italia per l’apertura di imprese online -. Se la recepiamo bene, l’Italia potrà beneficiarne. Anzi, sarebbe bello che l’Italia la recepisse meglio degli altri, con una costituzione delle società a zero euro e in 24 ore“. Avvicinandosi così, per esempio, alle misure semplificate non solo del Regno Unito, dove aprire una impresa costa 14 sterline, ma anche della Francia, dove costa 100 euro.