Idoli ci prova seriamente a fare un film di corse, ma solo una cosa funziona (ed è Claudio Santamaria)

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Se non ci fosse Santamaria, Idoli sarebbe abbandonato a un cast insufficiente e una brutta sceneggiatura. Cosa ancora più grave, sarebbe abbandonato a scene di corsa non all’altezza. E dire che quello doveva essere il punto di forza. Il film è realizzato con la collaborazione del motomondiale, quindi su veri circuiti, durante le vere gare e in certi casi con veri piloti che fanno la più classica delle comparsate, quella in cui dicono al protagonista “Hey vai forte!” e fine. La credibilità, da quel punto di vista, è ai massimi livelli e si può dire che, sempre e solo da quel punto di vista, sia il miglior film di corse in moto mai fatto, perché nessuno può permettersi di ricreare le corse come sono, si possono solo riprendere quelle vere. Lo hanno capito anche gli americani con F1: il film. Questa è un’operazione in tutto e per tutto simile.

Eppure non solo non è appassionante la dinamica narrativa interna alle competizioni, cioè la maniera in cui il protagonista cade, si rialza e sembra perdere prima che possa vincere, perché è legnosa e non riesce mai a creare la tensione che servirebbe, ma proprio le riprese delle corse non funzionano. Sono molto peggiori dello standard internazionale e inevitabilmente suonano insufficienti, specialmente considerato tutto il contesto reale e produttivamente ambizioso.

Più che un film per il cinema Idoli sembra un film per Prime Video (che tra le piattaforme pare la più innamorata dei film ad alto tasso di testosterone). È cioè tarato su uno standard di semplicità e soddisfazione elementare di desideri di potenza tradizionali, che va bene per un pubblico ben poco esigente, che non si aspetta molto dalla serata. Invece che proporre, come fanno i film sportivi moderni, una versione più sfidante della classica struttura, che metta in questione alcuni stereotipi per giungere al medesimo fine (il trionfo di una mente e una volontà su un fisico o su mezzi insufficienti), quegli stereotipi li abbraccia, li cavalca e ci crede sul serio. Questo è un film convinto davvero che l’irruenza paghi, che il talento sia destinato a emergere, che le fidanzate siano un problema per gli uomini e i loro obiettivi se non stanno attenti e che al tempo stesso costituiscano la parte tenera della coppia, che i padri siano dei mentori e che il duro lavoro sia sempre ricompensato. Ci vorrebbe il più grande dei registi per convincere di tutto questo un pubblico abituato a film migliori.