Per anni Orbán ha cancellato i diritti della comunità lgbtqia+ in Ungheria. E ora le persone cosa si aspettano? Glielo abbiamo chiesto

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Non la pensa così David. “A parte il discorso, nella conferenza stampa il giorno dopo le elezioni, la prima cosa che ha detto Magyar è che lavorerà per il ripristino dei diritti umani. Sono davvero speranzoso. In queste settimane ho fatto campagna per lui fra gli amici e la famiglia, era troppo importante”. Stesso discorso per Eszter: “Sono felice di essere parte di questo cambiamento storico. Tutti in strada si abbracciavano, ballavano, erano felici. Sono sollevata che questa dittatura si sia chiusa e che l’Ungheria possa essere di nuovo un posto dove vale la pena vivere. Mi sento ottimista”.

Quali sono le priorità

Il cambiamento della costituzione è fondamentale”, spiega Marc Losteanu, antropologo, giornalista e professore alla Central European University. E prosegue: “Quella che Orbán ha scritto è un concentrato di posizioni ideologiche e retrograde di Fidesz, non solo sui diritti civili”. Il mandato di Magyar, per molti osservatori, sarà “costituente”: meno scontri fra partiti, con lo scopo di riscrivere la costituzione in chiave liberale europea.

Adesso vanno abolite la legge anti-pride dell’anno scorso, le leggi sull’adozione e quelle che proibiscono di cambiare legalmente nome per le persone trans. Oltre al divieto dell’educazione sessuale nelle scuole per certe ong, per paura che parlassero di omosessualità”, dice Zsofia Fülop, giornalista del media ungherese Laksmuz. “Fino al 12 aprile – continua –, Magyar non si era sbilanciato per paura di perdere voti. E ancora adesso, quando gli hanno chiesto di aborto, ha detto che l’Ungheria ha delle leggi piuttosto chiare. Solo il tempo ci dirà cosa può succedere”.

Amnistia?

Ci sono due persone sotto processo in Ungheria per la legge anti-pride: il sindaco di Budapest Gergely Karacsony e Géza Buzás-Hábel. La vittoria di Magyar significherà la fine dei loro processi?

Bisognerà prima di tutto bloccare l’applicazione delle leggi approvate da Orbán. Quello è fondamentale – dice Noel Simons, attivista per i diritti umani -. Quello che so dietro le quinte è che il governo è pronto ad aprire un dibattito a livello nazionale con la società civile. Questo sarà fondamentale per cambi maggiori della costituzione. Per i pride degli anni futuri, mi auguro che somiglino a quelli del pre-Orbán, su cui il governo non avrà nessun impatto, negativo o positivo.

Le scorie dell’orbanismo

L’ultima domanda che ci poniamo è: cosa resterà della spiccata omofobia del regime di Viktor Orbán? “Come su altri argomenti, non sappiamo cosa succederà. Ma mi sento positiva, anche se l’odio non si cancellerà da un giorno all’altro. Sarà un compito complicato: servirà confronto, anche a costo di scontentare qualcuno. Ma bisognerà farlo”, dice Karvalits.