
Se il condannato è libero, l’istruttoria viene svolta dal procuratore generale presso la Corte d’Appello competente; se è già detenuto interviene invece il magistrato di sorveglianza. Il fascicolo passa poi al ministero della Giustizia, che formula un parere e lo trasmette al Quirinale.
La decisione finale spetta comunque al capo dello Stato. Una sentenza della Corte Costituzionale del 2006 ha inoltre chiarito che il presidente può concedere la grazia in presenza di un parere contrario del ministero della Giustizia.
Il caso Nicole Minetti
La vicenda giudiziaria di Nicole Minetti è legata allo scandalo che negli anni intorno al 2010 travolse la politica italiana coinvolgendo l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e la 17enne Karima El Mahroug (passata alle cronache come Ruby).
Secondo l’accusa, Minetti – all’epoca consigliera regionale lombarda eletta nel 2010 nelle liste del Popolo della Libertà – avrebbe avuto un ruolo nell’organizzazione delle cosiddette “cene eleganti” nella residenza milanese di Berlusconi e nel reclutamento di giovani donne che partecipavano agli incontri.
Nel processo Ruby bis, concluso con sentenza definitiva nel 2019, Minetti fu condannata a due anni e dieci mesi di reclusione per favoreggiamento della prostituzione.
A questa condanna si aggiunse poi quella relativa all’inchiesta sui rimborsi dei gruppi consiliari della Regione Lombardia. In quel procedimento Minetti fu condannata in via definitiva nel 2021 a un anno e un mese per il reato di peculato per aver utilizzato fondi pubblici destinati all’attività politica per spese personali – tra cui abbigliamento e ristoranti.
Le due condanne portarono a una pena complessiva di tre anni e undici mesi di reclusione.
La grazia arrivata a inizio 2026
La domanda di grazia è stata presentata nel 2025 e ha ottenuto il parere favorevole sia della Procura generale della Corte d’Appello di Milano, sia del ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Tra gli elementi presi in considerazione nella procedura c’erano anche – se non principalmente – motivazioni umanitarie legate alla situazione familiare dell’ex consigliera. In particolare, la richiesta faceva riferimento alle gravi condizioni di salute di un minore della famiglia che avrebbe bisogno di cure specialistiche e assistenza continua.
Dopo la concessione della grazia, però, alcune ricostruzioni giornalistiche hanno sollevato dubbi su diversi aspetti di questa vicenda.
Il bambino, secondo quanto emerso, sarebbe nato in Uruguay e affidato poi a Minetti e al suo compagno, l’imprenditore Giuseppe Cipriani (in passato indicato come socio del finanziere Jeffrey Epstein). Sempre secondo Il Fatto Quotidiano, nella domanda di grazia era stato indicato che la coppia aveva adottato il bambino abbandonato alla nascita e rimasto orfano. Il giornale sostiene però che i genitori siano ancora in vita. Nel 2023 la coppia avrebbe intentato una causa e ottenuto da un tribunale uruguaiano la revoca della patria potestà alla madre biologica del bambino.

























