Ferretti e quel tesoretto militare che rischia di finire al centro della contesa geopolitica tra Italia e Cina

0
3

Cinque milioni di euro. Tanto ha incassato alla fine dello scorso anno Ferretti security division (Fsd), il braccio “armato”, è il caso di dire, del gruppo conosciuto in tutto il mondo per i suoi yacht di lusso. Eppure quello 0,4% del fatturato complessivo di Ferretti ha un peso tecnologico ben più rilevante, che sta rendendo l’ormai imminente assemblea degli azionisti, in calendario il 14 maggio, una partita non solo interna, tra il socio di maggioranza Weichai (che il 39% delle quote ed è partecipato dalla provincia cinese dello Shandong) e lo sfidante, il fondo Kkcg del miliardario ceco Karel Komárek, ma anche geopolitica tra Italia e Cina.

Fsd produce pattugliatori e altre imbarcazioni con cui rifornire marine e guardie costiere nel mondo. Avviata dieci anni fa, la divisione sviluppa tecnologie considerate sempre più sensibili, come sistemi di sorveglianza integrati, infrastrutture di comunicazione satellitare a banda larga, configurazioni specifiche per armare le imbarcazioni, sensoristica avanzata, motori ibridi e scafi ad alte prestazioni, come quello della motovedetta N800 consegnata ai carabinieri.

Su un fatturato da 1,2 miliardi nel 2025, tutto macinato con la nautica di lusso di marchi come Riva, Pershing, Custom Line e Wally, l’attività di Fsd va cercata con la lente di ingrandimento. Eppure è proprio su questa piccola tessera del domino che si regge il braccio di ferro per il controllo di Ferretti. Nel 2012 Weichai Shandong Heavy Industries, conglomerato industriale controllato dallo Stato cinese, salva il cantiere dal naufragio, con un investimento di 374 milioni di euro.

Il braccio di ferro

Nei mesi scorsi Kkcg ha lanciato un’offerta di acquisto parziale che l’ha portato a pesare di più nell’azionariato, dal 14% al 23%, e a presentare una propria lista di manager in vista dell’assemblea degli azionisti di metà maggio in contrapposizione a quella del socio principale. Per la quale fanno il tifo il responsabile di Fsd, Giuliano Felten, conferendo 326mila azioni, e l’ad di Ferretti Alberto Galassi, che, pur essendo stato nominato da Weichai, ai taccuini del Financial Times non ha risparmiato critiche alla governance cinese e alle sue scelte. Tra cui quella di chiudere la divisione sicurezza dell’azienda nautica.

Divisione che comunque avrebbe i giorni contati, se, come si vocifera, il socio cinese provvedesse a trasferire verso l’hub di Qingdao, in Cina, tecnologia sensibile o dual use. Perché a quel punto, come argomentano fonti vicine a Kkcg, nessuna marina occidentale sarebbe disponibile ad acquistare i prodotti del gruppo. Nella città costiera Weichai nel 2022 ha annunciato investimenti per 230 milioni di euro finalizzati a creare un cantiere navale per la ricerca, lo sviluppo e la manutenzione.

Il nodo golden power

Così la vicenda è passata dalle cronache finanziarie alle colonne politiche. Il 5 maggio il deputato leghista Alberto Gusmeroli ha depositato un’interrogazione parlamentare per capire che azioni intenda intraprendere il governo, evocando l’uso del golden power, ossia quel meccanismo di regole che consente all’esecutivo di intervenire per limitare l’influenza di investitori stranieri in aziende o settori industriali che considera strategici.