
Nello stretto di Hormuz, l’Iran ha messo a punto una strategia navale asimmetrica che sta paralizzando il passaggio di navi container. Si tratta della mosquito fleet, una sorta di flotta che usa tattiche da guerriglia, dopo che quella “tradizionale” è stata – di fatto – quasi interamente distrutta dagli attacchi statunitensi e israeliani. Non potendo più contare su navi militari, Teheran si affida a una forza non convenzionale fatta di decine di piccole imbarcazioni militari armate di missili, mitragliatori e droni e che si muovono veloci, “scortate” in mare da navi a vela da pesca e motoscafi, mezzi civili posamine riconvertiti per operazioni militari. Una sorta di “flotta zanzara” in grado di assaltare navi che trasportano tonnellate di merci.
Il 22 aprile un assalto condotto con questo tipo di imbarcazioni ha portato al sequestro di due grosse navi container in uscita dallo stretto di Hormuz. Meno di dieci giorni prima, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva rassicurato – a modo suo – come queste imbarcazioni non rappresentassero un grosso problema, celebrando invece altri numeri. “La Marina iraniana giace sul fondo del mare, completamente annientata: 158 navi”, ha scritto Trump su Truth Social. “Quello che non abbiamo colpito sono il loro piccolo numero di quelle che chiamano ‘imbarcazioni d’attacco rapido’, perché non le consideravamo una grande minaccia”, ha aggiunto. Invece la mosquito fleet iraniana è un’arma cruciale che ha cambiato di nuovo lo scenario nel golfo Persico.
Cosa sta facendo l’Iran nello stretto di Hormuz
Che cos’è una mosquito fleet
“La cosiddetta mosquito fleet iraniana richiama gli squadroni di torpedo statunitensi che disturbavano il traffico navale nemico nell’oceano Pacifico e nel mar Mediterraneo durante la Seconda guerra mondiale”, dice a Wired Italia Michael Eisenstadt, analista del Washington Institute for Near East Policy dove è direttore del Military and Security Studies Program. E contestualizza lo scenario in svolgimento nello stretto di Hormuz, in Iran, riconducendolo alla guerra che dal 1980 al 1988 ha visto contro Iran e Iraq. “Le flotte iraniane di piccole imbarcazioni furono create durante la guerra tra Iran e Iraq, con lo scopo di disturbare le petroliere nel golfo Persico che sostenevano lo sforzo bellico iracheno”, spiega. E a dimostrazione di quanto sia critica la situazione, cita un numero: “L’efficacia della flotta iraniana di piccole imbarcazioni deriva dai numeri e dal loro impiego in sciami, che le rende difficili da contrastare. L’Iran possiede oltre mille di queste piccole imbarcazioni armate con razzi, mitragliatrici, missili antinave e mine”, aggiunge. In questo modo, Teheran può rappresentare una seria minaccia navale anche se gran parte della sua flotta militare è stata distrutta.
“Come l’Iran ha mostrato a marzo, può chiudere lo Stretto lanciando soltanto poche decine di droni contro petroliere e navi cargo nel golfo Persico”, spiega Eisenstadt che ha lavorato anche come analista militare per l’esercito statunitense oltre a vantare 26 anni di carriera nell’esercito come ufficiale di riserva, con missioni anche in Iraq e Israele.


























