Italia e India, Meloni e Modi (Melody) vogliono un’intelligenza artificiale più umana e sicura (di quella sino-americana)

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In un editoriale firmato a quattro mani e pubblicato dal Corriere della Sera e su molte testate indiane, Meloni e Modi avevano messo in fila le rispettive filosofie: la visione indiana del Manav, parola che in hindi significa “umano”, che punta a mettere la persona al centro dello sviluppo tecnologico, e la tradizione italiana “algor-etica antropocentrica”, cioè l’idea che gli algoritmi e l’intelligenza artificiale debbano essere progettati e regolati tenendo al centro diritti, dignità e bisogni delle persone. “L’intelligenza artificiale deve rimanere al servizio dell’uomo”, ha ribadito Meloni.

Modi ha insistito sulle potenzialità della cooperazione tecnologica: “In campi come l’intelligenza artificiale, il calcolo quantistico, lo spazio e l’energia nucleare nel settore civile ci sono possibilità illimitate di collaborazione fra di noi”.

Il premier indiano ha inoltre annunciato un tavolo comune per creare “un centro d’innovazione India-Italia per collegare startup e centri di ricerca di entrambi i paesi”. Convergenza culturale a parte, la partnership apre anche al supercomputing, cioè ai supercomputer ad altissima capacità di calcolo utilizzati per elaborare enormi quantità di dati e sviluppare applicazioni avanzate di AI, simulazioni climatiche, ricerca scientifica e cybersicurezza. Un settore dove entrambi i paesi hanno programmi ambiziosi e dove le sinergie potrebbero essere rapide da costruire. Basti pensare al tecnopolo bolognese.

Innovit India, l’hub ponte per l’Italia

L’hub concreto per tutto questo si chiama Innovit India: un centro dell’innovazione con sede in India per connettere startup, università e centri di ricerca dei due paesi in fintech, sanità, semiconduttori, quantum computing e IA. L’India conta circa 100 unicorni, termine con cui si indicano startup private valutate oltre un miliardo di dollari, e oltre 200mila startup complessive. Per le pmi italiane del manifatturiero avanzato, avere una porta d’accesso strutturata a quell’ecosistema non è cosa da poco, è il ragionamento di Palazzo Chigi.

Secondo Modi, la complementarità tra i due sistemi produttivi rappresenta un vantaggio competitivo: “L’Italia è nota nel mondo per la sua capacità di design, progettazione e precisione. L’India è nota per le capacità di operare in scala, per il suo talento e per essere sede dell’innovazione”. Da qui la spinta verso un modello condiviso di design and development, “dalla moda al fintech, dalla logistica alla mobilità e al manifatturiero”.

Le intese su spazio e ricerca

Si è parlato anche di cooperazione per la scoperta del cosmo, tra l’agenzia italiana Agenzia spaziale italiana e l’indiana Indian Space Research Organisation che si struttura in una collaborazione per l’osservazione della Terra, eliofisica ed esplorazione, ma la novità più rilevante riguarda la protezione delle infrastrutture orbitali, tema diventato priorità strategica globale con la proliferazione delle costellazioni in orbita bassa.