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Cosa ha scoperto il James Webb Telescope sul misterioso pianeta-non pianeta rosa GJ504b

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Cosa ha scoperto il James Webb Telescope sul misterioso pianeta-non pianeta rosa GJ504b

Il pianeta rosa è finito negli occhi del James Webb Space Telescope, che ha trovato qualcosa di molto interessante su cui far discutere gli astronomi. Come se già non avessero di che discutere di quando si parla del pianeta rosa, o meglio dell’oggetto GJ504b.

La notizia è questa: grazie al telescopio spaziale è stato possibile effettuare un’analisi dello spettro di GJ504b – il pianeta che la Nasa ricorda come quello che brilla nei toni del magenta – e così ipotizzarne la natura. Finora, spiegano i ricercatori dalla Northwestern University a capo del nuovo lavoro, era stato alquanto difficile farlo. Troppo freddo (con una temperatura di circa 220 gradi) e troppa debole la sua luce, ha detto Aneesh Baburaj, perché potesse essere osservato da Terra. Il Jwsp ha permesso di superare questo ostacolo e di conoscere un po’ meglio questo oggetto, catalogato come un possibile pianeta, ma che potrebbe essere anche una nana bruna.

Le ultime notizie su questo oggetto celeste ufficialmente sono state diffuse dalle pagine della rivista Astronomical Journal. Riguardano, come accennato le analisi dello spettro di GJ504b, questo oggetto che orbita intorno alla stella Gliese 504, a circa 57 anni luce dal nostro Sistema solare, nella costellazione della Vergine (la sua stella sarebbe visibile anche a occhio nudo, ricorda sempre la Nasa). Le analisi sono state fatte grazie allo spettrografo nel vicino infrarosso del telescopio spaziale e sono durate circa 150 minuti.

Secondo i dati raccolti dai ricercatori, dal pianeta arrivano segnali riconducibili alla presenza di anidride carbonica, monossido di carbonio, acido solfidrico, ammoniaca, insieme ad indizi sulla presenza di un’atmosfera nuvolosa, scrivono gli autori, di natura salina. Solo ammettendo una composizione salina infatti modelli e osservazioni erano coerenti tra loro, ha spiegato Baburaj in una nota dell’ateneo: “Abbiamo provato tre diversi tipi di nuvole e quelle saline si sono rivelate le più adatte. Tenendo conto delle nuvole saline, la traccia delle molecole nascoste negli strati più profondi dell’atmosfera di GJ504b si è attenuata. A quel punto, i risultati sono diventati fisicamente plausibili”.

Ma non solo: in merito alla diatriba del pianeta sì o no, i ricercatori hanno anche osservato un’abbondanza di elementi come carbonio, ossigeno e zolfo, che indurrebbe a pensare una natura planetaria, pur con una discreta incertezza. In base ai loro calcoli la nascita si collocherebbe tra i 2,5 e i 4 miliardi di anni, molto di più di quanto ipotizzato in passato (160 milioni di anni). Stimata anche la massa di questo possibile pianeta, pari a circa 25 volte quella di Giove, anche in questo caso ben maggiore di quella che si trova ora sulla carta di identità della Nasa (ma da confermare).

Mivo Scrolling è l’app contro la dipendenza da smartphone diversa da tutte le altre

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Mivo Scrolling è l'app contro la dipendenza da smartphone diversa da tutte le altre

Esistono già molte app con cui affrontare il problema del doomscrolling, ma non tutte hanno la stessa efficacia. La maggior parte di esse blocca rigidamente l'accesso ai social, ma questa non è sempre la soluzione migliore. Soprattutto se l'utente non ha già fatto un lavoro di presa di consapevolezza e analizzato bene le cause del problema.

Ebbene, Mivo Scrolling è diversa proprio in questo senso. Trattasi di un'app che monitora il tempo trascorso online, analizza le abitudini e invita l'utente a riflettere sul motivo per cui sta aprendo un'app (noia, distrazione o reale interesse/utilità). Si presenta proprio come alternativa "senza giudizio" e "gentile" agli strumenti tradizionali di gestione dello schermo; permette di impostare sessioni di navigazione personalizzate, pause periodiche e promemoria che aiutano pian piano a sviluppare un rapporto più intenzionale col telefono.

Concretamente, funziona così. Dopo aver programmato il tempo da spendere sulle app, quando arriva il momento di fare una pausa, compare un promemoria con una domanda: perché si sta navigando (o scrollando) in quel momento? All'utente la decisione di continuare o meno, dopo aver riflettuto sulla motivazione.


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Passa a Iliad a meno di 10 euro al mese per sempre: ecco l’offerta flash di giugno 2026

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Passa a Iliad a meno di 10 euro al mese per sempre: ecco l’offerta flash di giugno 2026

Passa a Iliad a meno di 10 euro al mese per sempre: ecco l'offerta flash di giugno 2026

È il momento giusto per passare a Iliad. Fino alla fine di giugno 2026, infatti, è possibile attivare TOP 250 Plus, tariffa che include 250 GB in 5G oltre a minuti e SMS illimiti e anche 25 GB extra da usare in Europa con un prezzo di 9,99 euro al mese per sempre.

L’offerta è valida per tutti i nuovi clienti ed èattivabile tramite il sito ufficiale Iliad, accessibile qui di sotto. Attivando questa promo è possibile anche ottenere lo sconto sulla fibra ottica Iliad che sarà attivabile a 22,99 euro al mese.

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L’offerta Iliad da attivare a giugno 2026

Con Iliad è possibile accedere a una promo ottima, ideale per ottenere tanti Giga a meno di 10 euro al mese per sempre e attivabile da tutti, con o senza portabilità del numero da un altro operatore.

L’offerta è TOP 250 Plus e, come anticipato in precedenza, si caratterizza per:

  • minuti e SMS illimitati verso tutti
  • minuti illimitati dall’Italia verso l’estero (con decine di destinazioni internazionali incluse)
  • 250 GB in 4G e 5G
  • 25 GB extra da usare in Europa
  • possibilità di attivazione con eSIM
  • possibilità di acquistare uno smartphone a rate con Iliad (scegliendo tra iPhone e Galaxy)
  • sconto sulla fibra ottica che sarà attivabile a 22,99 euro al mese
  • possibilità di entrare in un Iliadclub, gruppo di SIM che può essere creato dal titolare di un’offerta fibra, per avere 500 GB invece di 250 GB, senza costi aggiuntivi

La promozione in corso ha un costo di 9,99 euro al mese per sempre ed è attivabile con portaiblità del numero da qualsiasi operatore oppure richiedendo un nuovo numero.

L’offerta in questione è valida solo per un breve periodo (la promo termina a fine giugno). Per accedere subito allo sconto basta premere sul box qui di sotto.

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Traiettorie convergenti. Intervista a Comellini di Thales e Patassa pilota collaudatore dell’Aeronautica militare italiana

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Traiettorie convergenti. Intervista a Comellini di Thales e Patassa pilota collaudatore dell’Aeronautica militare italiana

Che cosa vi sorpreso di più nell’addestramento da astronauta?

AP: Due cose. La prima è rappresentata da quanto di più lontano ci sia dal mio background: biologia, esperimenti in laboratorio, il corso di medicina. Sono ambiti che non conoscevo e che mi hanno incuriosito moltissimo. La seconda è stata una sorpresa nella sorpresa: i voli parabolici, quelli in cui si sperimenta l’assenza di peso per una ventina di secondi, una trentina di volte per volo. Vista la familiarità, pensavo non mi potessero stupire e invece mi sono divertito come poche altre volte in vita mia. Fluttuare dentro una cabina e sperimentare quella sensazione, anche se per pochi secondi, è un’esperienza eccezionale, che mi ha ingolosito; spero di riprovarla per periodi ben più lunghi.

AC: Quanto mi sia divertita! Ho però apprezzato maggiormente le esperienze lontane dalla mia quotidianità, perché quando, come me, si sceglie un settore estremamente specifico, il tempo per studiare o fare altro manca. Penso ai corsi di sopravvivenza o a quelli di medicina: è stata una grande gioia poter acquisire competenze nuove e di certo non mi sarei mai immaginata a mettere i punti di sutura su un pollo, ma è successo ed è stato molto stimolante.

Lo Spazio sta palesando sempre di più una componente militare. Da ufficiali dell’Aeronautica, come vivete questa fase?

AP: Non è nient’altro che un’evoluzione, un incremento di ciò che lo Spazio è sempre stato, cioè un ambito che risponde a necessità sia civili sia di difesa. Proprio per la sua importanza nella sicurezza pubblica, è importante che l’Europa continui ad avere un ruolo da protagonista nello Spazio e a cercare un’autonomia strategica. Quanto questo sia cruciale ormai lo sentiamo ripetere ogni giorno.

AC: Con la opportuna dose di realismo: ognuno di noi vorrebbe vivere in pace, ma la storia sta dimostrando con la massima perentorietà quanto questo desiderio sia idealistico. Posso solo sperare che i nostri leader politici siano abbastanza lungimiranti da permetterci di mantenere lo Spazio, prima di tutto, come un luogo di ricerca ed esplorazione.

Un’italiana o un italiano cammineranno sulla Luna; pensate mai che potreste essere voi?

AP: Andare sulla Luna richiede un’esperienza pregressa solida, per questo, almeno all’inizio, le missioni lunari saranno appannaggio di astronauti come Luca Parmitano e Samantha Cristoforetti. Non nascondo che sarebbe un sogno, ma per noi la priorità sarà accumulare esperienza in orbita terrestre, cosa che spero mi accada il prima possibile. In seguito, se Samantha o Luca ci apriranno la strada, chissà. Le date corrispondono: lo sviluppo di una presenza continuativa sulla Luna caratterizzerà gli anni Trenta, quando la classe astronautica mia e di Anthea avrà età ed esperienza giuste per essere coinvolta. Non escludo (e mi auguro) che potremo vivere questa fase che, solo a pensarci, in tutti i sensi mi sembra fuori dal mondo.

iPhone 17, ora a 769€ con l’offerta del weekend: è lo smartphone Apple da prendere oggi?

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iPhone 17, ora a 769€ con l'offerta del weekend: è lo smartphone Apple da prendere oggi?

iPhone 17 è protagonista di una nuova offerta su eBay ed è ora acquistabile con un prezzo ridotto fino a 769 euro. Lo smartphone di Apple può essere acquistato in 3 rate senza interessi, con possibilità di pagare con PayPal oppure Klarna, e ha 24 mesi di garanzia. Per sfruttare subito l’offerta è sufficiente premere sul box seguente, scegliendo la colorazione desiderata. 

L’iPhone da scegliere oggi

La scheda tecnica di iPhone 17 non ha bisogno di particolari presentazioni. Lo smartphone può contare su un display OLED da 6,3 pollici con ProMotion e Dynamic Island e presenta il SoC Apple A19, realizzato a 3 nm e affiancato da 8 GB di RAM e 256 GB di storage. Da segnalare anche una doppia fotocamera posteriore, con sensore principale da 48 MP. Il sistema operativo è iOS 26, con accesso alle funzionalità di Apple Intelligence

Grazie alla promozione in corso su eBay, iPhone 17 è ora disponibile con un prezzo ridotto a 769 euro. L’acquisto può avvenire anche in 3 rate senza interessi, con PayPal oppure Klarna. Lo smartphone ha 24 mesi di garanzia ed  è disponibile di seguito, scegliendo la colorazione desiderata. 

(aggiornamento del 20 June 2026, ore 14:07)

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Android, 10 errori che quasi tutti commettono e che possono rovinare il tuo smartphone

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Android, 10 errori che quasi tutti commettono e che possono rovinare il tuo smartphone

Android, 10 errori che quasi tutti commettono e che possono rovinare il tuo smartphone

Lo usiamo ogni giorno per lavorare, comunicare, fotografare e gestire informazioni personali. Eppure, nonostante lo smartphone sia diventato uno degli strumenti più importanti della nostra vita digitale, molti utenti Android continuano a commettere errori che possono comprometterne prestazioni, autonomia e sicurezza.

Alcune abitudini sembrano innocue, altre vengono addirittura considerate buone pratiche. In realtà, possono rallentare il dispositivo, ridurre la durata della batteria o esporre dati sensibili a potenziali minacce informatiche. Ecco i 10 errori più comuni da evitare se vuoi mantenere il tuo smartphone Android veloce, sicuro e affidabile nel tempo.

1. Ignorare gli aggiornamenti di sistema

La notifica compare, ma viene rimandata per giorni o settimane. È uno degli errori più diffusi. Gli aggiornamenti Android non servono soltanto a introdurre nuove funzionalità: spesso correggono vulnerabilità di sicurezza, migliorano la stabilità del sistema e risolvono problemi che possono influire sulle prestazioni. Utilizzare una versione obsoleta del software significa rinunciare a queste protezioni e aumentare il rischio di incompatibilità con le applicazioni più recenti.

2. Non riavviare mai il telefono

Molti smartphone restano accesi per mesi senza essere mai riavviati. Un semplice riavvio permette al sistema di liberare memoria, chiudere processi inutili e correggere piccoli malfunzionamenti che possono accumularsi nel tempo. Bastano pochi secondi per restituire maggiore fluidità al dispositivo. Inoltre è una buona pratica anche per interrompere l’esecuzione di eventuali malware presenti nel sistema che possono esfiltrare informazioni dallo smartphone.

3. Scaricare app da fonti sconosciute

Quando un’app non è disponibile sul Play Store, alcuni utenti cercano file APK su siti esterni senza verificarne l’affidabilità.

È una pratica che può trasformarsi in un rischio concreto. Applicazioni apparentemente innocue possono nascondere malware, spyware o software progettati per raccogliere dati personali. Affidarsi agli store ufficiali resta la scelta più sicura.

4. Concedere tutti i permessi senza leggere

Quante volte premiamo “Consenti” senza pensarci? Eppure non tutte le applicazioni hanno bisogno di accedere a microfono, fotocamera, posizione o rubrica. Controllare periodicamente i permessi concessi può fare una grande differenza in termini di privacy e sicurezza.

5. Trattare male la batteria

Lasciare che la batteria si scarichi completamente ogni giorno oppure tenerla costantemente al 100% non è una buona idea.

Le moderne batterie agli ioni di litio lavorano meglio quando vengono mantenute entro livelli di carica intermedi. Gli esperti consigliano di evitare, quando possibile, sia le scariche complete sia le ricariche prolungate al massimo livello.

6. Riempire completamente la memoria

Quando lo spazio libero si riduce troppo, il telefono inizia a mostrare i primi segnali di sofferenza. Le app diventano più lente, gli aggiornamenti possono fallire e il sistema operativo perde reattività. Eliminare file inutili, vecchie foto o applicazioni mai utilizzate è uno dei modi più semplici per mantenere elevate le prestazioni.

7. Sottovalutare la sicurezza

Molti utenti pensano che impostare un PIN di sblocco sia sufficiente. In realtà oggi è fondamentale adottare ulteriori misure di protezione, come l’autenticazione a due fattori per gli account principali e una maggiore attenzione ai link sospetti ricevuti tramite email o messaggi. Una distrazione può bastare per compromettere dati personali e credenziali di accesso.

8. Collegare il telefono a computer sconosciuti

Può sembrare una semplice operazione di ricarica o trasferimento file, ma collegare lo smartphone a un computer non affidabile può rappresentare un rischio.

Se il PC è infetto da malware, alcune minacce potrebbero tentare di accedere ai dati presenti sul dispositivo mobile. Meglio limitare i collegamenti ai soli computer di fiducia.

9. Utilizzare senza precauzioni il Wi-Fi pubblico

Bar, aeroporti, centri commerciali e hotel offrono spesso connessioni gratuite molto comode. Tuttavia, le reti pubbliche sono anche tra gli ambienti preferiti dai cybercriminali per intercettare dati e attività online. Quando ci si collega a una rete pubblica è consigliabile evitare operazioni sensibili, come l’accesso all’home banking, e utilizzare una VPN (consigliamo sempre servizi affidabili come NordVPN ma chiaramente potete scegliere quello che preferite) per aumentare il livello di protezione.

10. Dimenticare di fare il backup

È l’errore che si nota soltanto quando è troppo tardi. Un guasto improvviso, un furto o una semplice distrazione possono causare la perdita di anni di fotografie, documenti e conversazioni. Configurare un backup automatico richiede pochi minuti, ma può evitare conseguenze molto più pesanti in futuro. Si può anche usare una pendrive USB-C per eseguire manualmente un backup dei file presenti su smartphone. Qui sotto ne segnaliamo un modello che ha buone recensioni su Amazon, ma ne esistono tantissimi tra cui scegliere.

Lo smartphone dura di più se si evitano le cattive abitudini

La maggior parte di questi errori non provoca danni immediati. Proprio per questo vengono spesso ignorati. Tuttavia, nel lungo periodo possono incidere in modo significativo sulla velocità del dispositivo, sulla durata della batteria e sulla sicurezza dei dati personali.

Piccoli accorgimenti quotidiani, dagli aggiornamenti regolari ai backup automatici, permettono invece di sfruttare al meglio il proprio smartphone Android e di mantenerlo efficiente molto più a lungo.

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I migliori tiralatte elettrici per allattare dove vuoi, quando vuoi

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I migliori tiralatte elettrici per allattare dove vuoi, quando vuoi

(Ultimo aggiornamento: giugno 2026)

I tiralatte elettrici sono uno degli alleati più concreti per chi sceglie, o prova, a portare avanti l’allattamento nel tempo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda l’allattamento nei primi mesi e il suo proseguimento fino ai due anni e oltre, ma nella vita delle mamme di oggi non è sempre così semplice. Lavoro, spostamenti, ritmi impossibili: offrire il seno a ogni poppata, ogni giorno, può diventare complicato e anche un po’ faticoso. È qui che entrano in gioco questi dispositivi. Non come sostituti, ma come strumenti di supporto: permettono di conservare il latte materno, gestire le poppate anche a distanza e condividere l’alimentazione del bambino con altre persone, senza interrompere il percorso di allattamento. Un aiuto pratico, ma anche emotivo, perché riduce la pressione e rende tutto più sostenibile nel lungo periodo. Negli ultimi anni, poi, i tiralatte elettrici sono diventati molto più discreti e facili da usare. Alcuni si indossano sotto i vestiti, altri funzionano senza fili, altri ancora puntano su comfort e personalizzazione. Il risultato è che l’estrazione può trovare spazio nella giornata senza stravolgerla. In questa selezione abbiamo raccolto i modelli più interessanti del momento, pensando proprio a questo: rendere l’allattamento un po’ più gestibile per tutti.

Come funziona e come si usa un tiralatte elettrico

Un tiralatte ha l’aspetto di un biberon ed è costituito da un contenitore in plastica su cui è collocata una coppetta che, una volta fatta aderire al seno, va a simulare il movimento della bocca del neonato quando succhia il latte materno. Nei modelli elettrici, l’operazione è semplicemente messa in moto da una pompa azionata da un motore interno; gli apparecchi più avanzati dispongono, oltre dei classici comandi per la gestione, anche di display digitali che permettono di regolare le impostazioni e tenere tutto sotto controllo, monitorando anche lo stato di avanzamento. Il latte così estratto può essere conservato in frigo e somministrato al neonato nei giorni successivi, anche se la mamma è fuori casa e non può occuparsi personalmente dell’allattamento.

Le caratteristiche principali

Detto ciò i tiralatte elettrici non sono tutti uguali, e ci sono alcuni fattori da prendere in considerazione quando se ne sceglie uno.

  • Conformazione: in commercio esistono modelli dotati di coppa singola, da utilizzare alternativamente su un seno e poi sull’altro, oppure con due coppe separate. Questi ultimi costano ovviamente di più, però hanno il vantaggio di estrarre più latte in meno tempo.
  • Potenza e regolazioni: poter scegliere tra diversi livelli di potenza, velocità e modalità di estrazione significa poter personalizzare al massimo questa attività, ottimizzandola di volta in volta in base alle proprie esigenze e a quelle del neonato.
  • Alimentazione: gli apparecchi più potenti (e ingombranti) sono alimentati via cavo attraverso la corrente elettrica. Chi cerca una soluzione più agile e leggera, magari da usare in mobilità, può orientarsi su modelli a batteria, ricaricabili anche tramite cavo usb.
  • Design: accanto ai tiralatte per uso domestico, da utilizzare solo in casa, ci sono modelli più compatti che possono essere sfruttati anche quando si è in giro. In particolare, tra le soluzioni portatili, spiccano quelle indossabili (da mettere nel reggiseno) che danno massima libertà di movimento e permettono di svolgere contemporaneamente altre attività.
  • Accessori: i tiralatte elettrici più costosi si accompagnano in genere a un set di accessori che possono essere di supporto nell’attività di estrazione del latte e di allattamento, come tettarelle, biberon o coppette extra.

I migliori tiralatte elettrici

In questa selezione abbiamo cercato di tenere insieme esigenze molto diverse, perché quando si parla di allattamento non esiste una soluzione unica. Quello che però fa davvero la differenza è scegliere un tiralatte di ultima generazione, progettato non solo per funzionare, ma per rendere l’esperienza più dolce, confortevole. Negli anni infatti l’attenzione si è spostata: non più solo potenza e velocità, ma benessere della mamma, adattabilità al corpo, riduzione del fastidio e maggiore libertà di movimento. Per questo abbiamo privilegiato modelli che lavorano su questi aspetti: tiralatte compatti e leggeri da portare ovunque, versioni indossabili per estrazioni discrete anche fuori casa, e soluzioni più strutturate pensate per un uso quotidiano più intensivo. Per i prezzi abbiamo puntato alla fascia media: dai 50 dei modelli più semplici ai 200 euro richiesti per i modelli più evoluti. Per dare una mano ai neogenitori anche fuori dal tema allattamento, abbiamo raccolto una serie di guide pensate per semplificare la vita quotidiana — perché ogni minuto risparmiato conta. Dai migliori scaldabiberon portatili da usare fuori casa ai seggiolini per l’auto, passando da baby monitor e luci notturni. Piccoli strumenti che, messi insieme, possono fare davvero la differenza.


Mythos, Fable e la sovranità perduta: chi decide quando un sistema si spegne

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Mythos, Fable e la sovranità perduta: chi decide quando un sistema si spegne

CVE-2026-4747. È l’identificativo di una vulnerabilità nell’implementazione Nfs di FreeBSD, individuata con l’ausilio di Mythos: una falla che consente l’esecuzione di codice da remoto, rimasta nascosta per diciassette anni. Magari non un mostro esotico: un buco quasi identico a una falla di Mit Kerberos, da cui quel codice discende, già nota e corretta nel 2007. Eppure era ancora lì, sfruttabile, sotto gli occhi di programmatori e audit, e di una delle comunità open source più attive al mondo. Poi Claude Mythos Preview l’ha trovata in poche settimane. A dirla tutta non è stata l’unica a riuscirci; test indipendenti mostrano che diversi modelli, anche piccoli e a basso costo, hanno individuato la stessa falla, ma il punto non è l’esclusiva. Sono la velocità e la scala: con essa, secondo quanto riportato da Anthropic nell’ambito di Project Glasswing, sono emerse altre migliaia di vulnerabilità ad alta o critica severità in sistemi operativi, browser, componenti infrastrutturali che usiamo ogni giorno.

Anni di codice scandagliati in poche settimane. È questa la chiave per capire perché il 12 giugno, alle 17:21 ora della costa Est, il governo degli Stati Uniti ha ordinato ad Anthropic di spegnere Fable 5 e il modello che lo alimenta, Mythos 5, in tutto il mondo, tre giorni dopo il lancio pubblico. Ma il vero problema non è tanto se Fable sia davvero così pericoloso da giustificare lo spegnimento, quanto il fatto che questo caso dimostra che spegnere un modello, per tutti e ovunque, con una mail, è una cosa che si può fare. E una volta dimostrato che si può fare, il problema non è più Fable. È il meccanismo. È, in una parola, la sovranità digitale: la possibilità stessa di decidere chi controlla gli strumenti da cui dipendiamo.

Una storia di fughe

Per misurare la dimensione della novità è utile ripercorrere come l’umanità abbia sempre provato, talvolta legittimamente peraltro, a controllare la diffusione della conoscenza. Il più delle volte senza successo.

La fisica nucleare era, fino agli anni Quaranta, oggetto di ricerche pubblicate su riviste che
chiunque poteva leggere. Quando si capì cosa se ne poteva costruire, scattò la più grande
operazione di messa in sicurezza della storia: Los Alamos, la compartimentazione, la classificazione retroattiva di interi filoni di attività. Un provvedimento che ritardò, ma non impedì lo sviluppo della conoscenza su quel tema. In pochi anni l’Urss aveva la bomba, e i decenni dopo furono proliferazione orizzontale: spionaggio, reti come quella di A.Q. Khan che portarono know-how nucleare dal Pakistan alla Libia alla Corea del Nord. Il segreto, noto il principio e reperibili i materiali, è un argine che si consuma in fretta.

La crittografia, negli anni Novanta, è il caso più istruttivo, perché riguarda proprio il software. Gli Stati Uniti classificarono gli algoritmi di cifratura forte come “munizioni” e ne vietarono
l’esportazione. La comunità tecnica rispose stampando il codice di Rsa su una maglietta, rendendo l’export di una t-shirt, sulla carta, un crimine federale: un modo arguto per mostrare l’assurdità della norma. Il governo perse nei tribunali e nei fatti, perché un algoritmo è matematica, e la matematica, una volta pubblicata, esiste ovunque contemporaneamente. Lo Stato che provava a esercitare sovranità su quello strumento ne perdeva il controllo nell’istante in cui esso si diffondeva.

Bug su Samsung Galaxy Watch: le applicazioni crashano all’avvio, come risolvere

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Bug su Samsung Galaxy Watch: le applicazioni crashano all’avvio, come risolvere

Bug su Samsung Galaxy Watch: le applicazioni crashano all'avvio, come risolvere

C’è un nuovo bug che sta interessando alcuni smartwatch Samsung Galaxy Watch. Diversi utenti hanno infatti segnalato di non riuscire ad avviare determinate applicazioni, che crashano immediatamente pochi secondo dopo l’apertura.

Gmail, Calendario, WhatsApp: tutte le app interessate dal bug

L’anomalia è stata riportata, nei giorni scorsi, su alcuni forum online e Reddit. Il proprietario di un Galaxy Watch 8 Classic ha segnalato di non riuscire ad aprire nemmeno le app di “base”, come Gmail, il Calendario di Google e WhatsApp. Dopo aver toccato l’icona dell’app, compare per alcuni istanti la schermata iniziale di collegamento, prima di crashare e riportare l’utente al menu delle applicazioni.

Dalle varie segnalazioni raccolte online, sembra che non si tratti di un problema una-tantum e che, anzi, sia diffuso a diversi modelli dell’azienda sudcoreana. Numerosi utenti hanno confermato di aver riscontrato problemi simili, il che suggerisce che possano essere legati al sistema operativo piuttosto che a una specifica applicazione.

Un utente sostiene di aver individuato la possibile origine del bug, attribuendola a un’anomalia presente in Wear OS 6. Nello specifico, il problema sembrerebbe essere causato da un cosiddetto “processo zombie”, ovvero un processo che ha terminato la propria esecuzione ma che continua a risultare presente nella tabella dei processi del sistema operativo.

Un bug a livello di kernel in Wear OS 6 provocherebbe una situazione chiamata in gergo deadlock. In poche parole, quando l’app tenta di chiudersi, un processo “fantasma” resta bloccato nella memoria dello smartwatch e, quando l’utente prova a riaprire quella applicazione, il sistema rileverebbe ancora il vecchio processo attivo, interrompendone l’avvio dal momento che non è riuscito a terminarlo correttamente in precedenza.

Il risultato è un’app che non si apre mai e l’utente che viene riportato automaticamente al launcher delle applicazioni. Una soluzione potrebbe essere già disponibile: lo stesso utente che ha identificato la presunta causa del bug riferisce di aver risolto il problema dopo aver installato l’aggiornamento di sicurezza di maggio 2026. Samsung non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito.

La Ferrari Luce sarà il modello da comprare per accedere alle hypercar?

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La Ferrari Luce sarà il modello da comprare per accedere alle hypercar?

La prima full electric della storia della Casa modenese continua a far discutere e stavolta non sono le linee goffe a lasciare meravigliati gli appassionati. L’acquisizione di un veicolo, ad altissimi livelli, non è solo un piacere ma una mossa strategica per accedere a collezioni esclusive in edizione limitata che rappresentano degli <strong>investimenti sicuri</strong> in chiave futura.La Casa modenese ha ragionato su un approccio mirato all’esclusività per la sua inedita creazione elettrica, facendola diventare un test di fedeltà per la ristretta cerchia di clienti dal portafoglio pesante che sognano di accaparrarsi le hypercar. Il <strong>prezzo record</strong> di oltre mezzo milione diventerebbe il lasciapassare non ufficiale per poter comprare le vetture più importanti e desiderate del Cavallino.<h2>Scacco matto</h2>Cosa farebbero i facoltosi clienti rientranti nella <strong>lista vip</strong> della Ferrari se dovessero accogliere per forza la Luce nel loro garage per garantirsi in futuro l’accesso alle hypercar? La maggior parte staccherebbe un assegno da <strong>550.000 euro</strong> pur di non rinunciare alla possibilità di restare o introdursi nella nicchia esclusiva che vanta una via preferenziale nell’acquisto delle Ferrari migliori.L’elettrica, presentata il mese scorso a Roma, ha creato numerosi dibattiti tra i fan. Il marchio italiano ha scelto di affidarsi allo studio LoveFrom di <a href="https://www.hdmotori.it/ferrari-luce-jony-ive-auto-elettrica/" target="_blank" rel="noopener">Jony Ive</a>, noto per il suo passato come responsabile del design per <strong>Apple</strong>. Il risultato finale è una quattro porte dalle linee sinuose che non trasmette sensazioni vibranti. Il look anonimo sullo stampo cinese ha fatto rabbrividire anche l’ex presidente della Ferrari, <a href="https://www.hdmotori.it/montezemolo-ferrari-luce/">Luca Cordero di Montezemolo.</a>Sul piano tecnico, il pacco batteria da 122 kWh della Luce si compone di 210 celle in serie ed è capace di garantire una capacità di scarica fino a <strong>830 kW.</strong> I due motori davanti raggiungono i 30.000 giri/minuto, mentre quelli posteriori si fermano a 25.500 giri/min. Con una potenza complessiva di<strong> 1.050 CV</strong>, la full electric offre una accelerazione da 0 a 100 km/h in soli 2,5 secondi e può superare una velocità di punta di 310 km/h.<img class="size-full wp-image-273261" src="https://www.hdmotori.it/app/uploads/2026/06/Ferrari-Luce-Interni-Personalizzazione.jpg" alt="Interni Ferrari Luce" width="1200" height="800" /> Configurare la Ferrari Luce online<h2>La strategia di Ferrari</h2>Nonostante lo scetticismo generale, l’amministratore delegato<strong> Benedetto Vigna</strong> ha rassicurato il mercato, annunciando l’arrivo di ordini provenienti sia da acquirenti storici che da appassionati nuovi. Con una produzione strettamente limitata a meno di 14.000 esemplari all’anno, la Casa modenese ha puntato anche sullo stratagemma rivelato da <em>Bloomberg.</em> In base alle analisi e interviste condotte dalla media company americana a collezionisti e investitori internazionali, acquistare la Ferrari Luce è diventato un requisito fondamentale per mantenere il proprio status privilegiato all’interno della ristretta cerchia dei top client.Non è una novità assoluta per Ferrari e nemmeno del mercato generale.<strong> Hermès</strong>, noto brand di moda, mira da tempo a premiare i clienti più leali nelle liste d’attesa per il fatto che si siano già accaparrati con regolarità articoli di serie. Sebbene Ferrari in passato abbia smentito l’idea di una rigida classifica basata sui volumi di spesa, comprare modelli in gamma, che prima erano la 296 GTB o la <a href="https://www.hdmotori.it/prove/ferrari-amalfi-erede-della-roma-vista-dal-vivo-video/" target="_blank" rel="noopener">Amalfi</a>, rappresenta il trampolino di lancio per poter un giorno <strong>competere con altri aspiranti proprietari</strong> per l’assegnazione di <strong>un'edizione in serie limitata, </strong>di una<strong> one-off</strong> o di una <strong>hypercar</strong> dal valore milionario.

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