La guerra in Medio Oriente non si è mai davvero interrotta, e sta entrando in una nuova fase

0
2

Negli ultimi giorni, il governo americano ha varato “Project Freedom, un’iniziativa per scortare le navi attraverso lo stretto. La mossa ha però provocato la reazione di Teheran, che considera il controllo dell’accesso al Golfo una leva fondamentale.

I funzionari statunitensi hanno accusato il regime iraniano di aver intensificato gli attacchi contro navi e obiettivi militari nello stretto di Hormuz, dipingendo le operazioni di scorta come necessarie per garantire la libertà di navigazione. Teheran interpreta però questa mossa come una sfida diretta al controllo che esercita sull’accesso al Golfo.

Dal punto di vista iraniano, secondo Krieg, la libertà di navigazione non è più soltanto un principio giuridico, ma una leva negoziale. “Se gli Stati Uniti proveranno a forzare la riapertura dello stretto solo con la pressione, sarà l’intera regione a pagarne il prezzo”, aggiunge.

Ma le pressioni non si limitano a Hormuz. Sempre il 4 maggio, una petroliera è stata presa di mira nei pressi di Fujairah, un porto chiave degli Emirati che rappresenta una delle principali alternative del paese a Hormuz. L’attacco sottolinea che non è solo lo stretto a essere vulnerabile, ma anche le infrastrutture pensate per aggirarlo.

Il ruolo strategico di Fujairah

L’importanza di Fujairah sta proprio in questo. Situato nel Golfo di Oman, il porto rappresenta una delle poche alternative praticabili quando il passaggio è interrotto, consentendo alle petroliere di caricare greggio evitando il transito nello stretto.

“Fujairah è la principale alternativa degli Emirati a Hormuz, afferma Krieg. “Se la pressione arriva fin lì, significa che l’Iran non sta contendendo solo il collo di bottiglia in sé, ma anche le vie costruite per aggirarlo”.

In altre parole, il conflitto si sta allargando oltre un singolo snodo geografico, trasformandosi in una contesa più ampia sui sistemi che sostengono il commercio regionale e i flussi energetici globali.

Per gli Emirati, la posta in gioco si alza notevolmente. Il paese si trova accanto a uno dei corridoi marittimi più sensibili al mondo ed è vulnerabile sia alle attività missilistiche che alle interruzioni del traffico navale. Anche quando le intercettazioni riescono o gli incidenti restano circoscritti, il messaggio può propagarsi oltre l’area immediatamente coinvolta, incidendo sulla logistica, sui costi assicurativi e sulla fiducia dei mercati.