Digital markets act, due anni dopo: chi dice che funziona e chi no (non aspettatevi la risposta definitiva)

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È su Google, TikTok, Microsoft e Booking che gli eurodeputati inviato la Commissione a fare chiarezza e un maggiore controllo. “Il Parlamento mette in guardia contro le pressioni politiche di paesi terzi volte a indebolire il Dma e sottolinea che tali interferenze non devono compromettere la sovranità e l’autonomia dell’UE nell’applicazione delle proprie norme”, si legge nella nota che annuncia la risoluzione. E sulla questione delle multe gli eurodeputati esprimono rammarico “per le sanzioni modeste inflitte a Meta e Apple” sottolineando la “necessità di sanzioni più efficaci e proporzionate per garantire un adeguato effetto deterrente”.

Tanto più considerando che i proventi delle multe finiscono direttamente nel budget del Bilancio dell’Unione e che molte delle risorse vengono usate per finanziare le spese correnti. Di conseguenza, i contributi che i singoli Stati devono versare ogni anno a Bruxelles vengono ridotti proporzionalmente. In pratica, le multe alle grandi aziende servono anche ad alleggerire, anche se di poco, le tasche dei contribuenti europei.

Sul fronte politico gli eurodeputati italiani più convinti sono quelli dell’arco progressista. Per Brando Benifei (Pd) “il Digital markets act è uno strumento fondamentale per evitare che i grandi colossi, spesso non europei, usino la loro forza economica per mettere fuori mercato i competitori, alzare i costi e bloccare gli utenti dentro ecosistemi da cui non riescono più a uscire. Servono norme più nette da parte della Commissione”. E secondo Mario Furore, europarlamentare del Movimento 5 stelle “a quasi quattro anni dall’approvazione del Dma poco o nulla è cambiato. I procedimenti avviati non hanno prodotto i risultati sperati e oggi siamo davanti a una nuova e più pericolosa insidia: l’attacco al mondo dell’editoria e del giornalismo”, nel riferirsi a strumenti come l’AI Overview di Google. “Se la Commissione europea non sta al passo dell’intelligenza artificiale rischia di arrivare troppo tardi, quando le grandi piattaforme avranno lasciato solo le macerie e noi non possiamo permetterlo”.

L’effetto boomerang su costi e servizi online

Insomma sul Dma c’è ancora molto da fare e a sollevare le maggiori criticità sono proprio le big tech, che dopo aver criticato aspramente la misura nel corso degli anni, tornano a far sentire la loro voce proprio a seguito del documento appena pubblicato dalla Commissione europea. “Nonostante l’obiettivo di promozione della concorrenza il Dma sta causando ingenti perdite economiche in Europa con un calo del fatturato totale nei settori considerati fino allo 0,64% all’anno da maggio 2023” sottolinea a Wired Italia la Computer & Communications Industry Association (Ccia Europe), che rappresenta alcune delle principali aziende tech a livello globale, per intenderci fra i membri ci sono proprio Google e Meta e Amazon.