Intervista a Luca Parmitano: “Lo spazio mi manca ogni giorno”

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Artemis e la costruzione di un equipaggio

Parlare oggi di Luna significa entrare in un sistema complesso, dove la selezione degli equipaggi non è una linea semplice tra addestramento e missione. Nel programma Artemis, racconta Parmitano, esistono criteri chiari ma anche stratificazioni inevitabili. Il primo è l’esperienza: “Uno dei requisiti è aver volato in precedenza”.

Da qui si passa all’assegnazione dei ruoli: comandante, pilota, specialista, astronauta incaricato delle attività extraveicolari. Ogni figura ha un peso specifico dentro la missione.

A parità di competenze entrano in gioco anche aspetti politici”, spiega Luca Parmitano. È il punto in cui la struttura dell’Esa si intreccia con quella dei Paesi membri, con contributi economici e aspettative che inevitabilmente influenzano le assegnazioni.

Parmitano non lo drammatizza, ma lo descrive come parte del sistema. E dentro quel sistema, l’Italia ha un ruolo solido essendo “il secondo paese contributore per quanto riguarda il volo spaziale umano al programma dell’Agenzia spaziale europea. Grazie a questo ci sono buone prospettive per chi indossa la bandiera tricolore”.

La Luna come sistema che si riscrive mentre si costruisce

Parlare di Luna significa entrare in un programma che non avanza in linea retta. Non è una sequenza ordinata di tappe, ma un processo fatto di accelerazioni, rallentamenti, revisioni. Una costruzione che si ridefinisce mentre viene portata avanti.

In questo quadro rientrano anche le infrastrutture pensate per il Lunar Gateway: elementi come comunicazione, energia, propulsione. Componenti che possono cambiare funzione o essere riutilizzati in configurazioni diverse, senza perdere valore.

Parmitano descrive questo tipo di “instabilità” non come un’anomalia, ma come parte del funzionamento stesso dell’esplorazione spaziale. “Di fronte a una crisi si aprono possibilità”, osserva. E in questo scenario si inserisce anche un tema più ampio, che riguarda direttamente l’Europa: la capacità di avere un accesso indipendente allo spazio. Non solo partecipare ai programmi, ma poterli sostenere e influenzare.

Cooperazione: ciò che nello spazio resiste

Mentre i programmi cambiano forma, la cooperazione operativa nello spazio resta uno degli elementi più stabili dell’intero sistema. “Ben poco è cambiato”, osserva Parmitano parlando del lavoro operativo nelle missioni internazionali. La Stazione spaziale internazionale resta uno spazio condiviso tra agenzie e paesi molto diversi: Esa, Nasa, Roscosmos, Jaxa. Ma la logica interna non si è spezzata.