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Internet a singhiozzo: down per TIM, Cloudflare e servizi Microsoft

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Internet a singhiozzo: down per TIM, Cloudflare e servizi Microsoft

La mattinata di oggi si apre con un multiplo down che sta attualmente riguardando TIM, Cloudflare e alcuni servizi Microsoft. Il problema sembra riguardare esclusivamente l'Italia con segnalazioni che provengono da tutto il Paese, da nord a sud: Torino, Milano, Venezia, Bologna, FIrenze, Perugia, Roma e Pescara sembrano essere le città più colpite dal disservizio.

Come detto, non è solo l'operatore telefonico ad essere stato colpito dal malfunzionamento: secondo le testimonianze raccolte e i dati forniti da downdetector risultano problemi per Microsoft, Microsoft 365, Microsoft Teams, Microsoft Store, Microsoft Outlook e Cloudflare. Su cloudflarestatus non vengono riportate segnalazioni: l'ultima è di ieri ma il problema è già stato risolto con il rilascio di un fix.

Non è ancora chiaro cosa possa essere accaduto, un'ipotesi è che il disservizio possa dipendere da un'interruzione di Fibercop. Aggiorneremo l'articolo appena avremo ulteriori informazioni in merito.


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Banca Sella abbatte il muro: è il primo istituto autorizzato a offrire servizi crypto in Italia

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Banca Sella abbatte il muro: è il primo istituto autorizzato a offrire servizi crypto in Italia

Criptovalute e banche non sono più agli antipodi. Lo dimostra Banca Sella, la prima in Italia a ottenere il via libera per avviare servizi di crypto-attività, dopo aver completato l’iter di notifica a Banca d’Italia previsto dal regolamento europeo MiCAR (Markets in Crypto-Assets Regulation). L’annuncio è arrivato il 27 maggio.

La lenta avanzata degli operatori crypto autorizzati in Italia

Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea il 9 giugno 2023, il regolamento MiCAR dice a chiare lettere che a partire dal 1° luglio 2026 gli unici a poter erogare servizi crypto nell’Unione europea sono i fornitori autorizzati, in gergo Casp (Crypto Asset Service Providers). Per poter entrare in questa lista bisogna sottostare a un iter autorizzativo che, soprattutto nel nostro Paese, si sta rivelando parecchio rigoroso. A metà maggio è stata rilasciata la prima licenza MiCAR per una fintech, CheckSig, specializzata nella custodia di criptovalute (anche quelle date in garanzia per i prestiti) ma che si occupa anche di compravendita, piani di accumulo e staking. Ora anche Sella guadagna lo status di Casp: è la prima banca italiana a riuscirci.

Quali servizi crypto Sella inizierà a offrire già entro fine anno

Ora che ha ottenuto l’avallo da Banca d’Italia, Sella ha in programma di lanciare entro la fine dell’anno una soluzione dedicata alla custodia, all’invio e alla ricezione degli asset digitali. “Abbiamo scelto di partire dai servizi di custodia e trasferimento perché rappresentano la componente più infrastrutturale, solida e coerente con il ruolo di una banca regolamentata. In questa fase, per noi è prioritario costruire fondamenta robuste in termini di sicurezza, governance, compliance e gestione operativa degli asset digitali”, spiega a Wired Italia Andrea Tessera, managing director digital banking di Banca Sella. Aggiungendo che nei prossimi mesi seguiranno dettagli sull’offerta e sui segmenti di clientela a cui è indirizzata.

L’interesse di Banca Sella per le crypto non nasce oggi

Ci si poteva aspettare che Banca Sella fosse la prima a introdurre ufficialmente i servizi crypto nella propria offerta. Già nel 2022 la banca aveva partecipato a una sperimentazione del Fintech Milano Hub di Banca d’Italia dedicata alla tecnologia a registro distribuito (Dlt), la famiglia di cui fa parte la blockchain, e ha costruito un team interno dedicato.

Sella e Unicredit erano le uniche italiane nel gruppo iniziale di nove istituti europei che lo scorso dicembre hanno dato vita a Qivalis, il progetto per una stablecoin denominata in euro conforme al regolamento MiCAR. Da allora il consorzio si è allargato e punta a ottenere la licenza per l’emissione entro fine anno. Sempre Sella dice di continuare a “seguire con attenzione” i progetti Pontes e Appia, con cui la Banca centrale europea vuole portare i mercati finanziari nell’era della tokenizzazione.

WiFi 7 cambia davvero l’esperienza di rete: ecco le cinque differenze concrete rispetto al WiFi 6

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WiFi 7 cambia davvero l’esperienza di rete: ecco le cinque differenze concrete rispetto al WiFi 6

WiFi 7 cambia davvero l’esperienza di rete: ecco le cinque differenze concrete rispetto al WiFi 6

Per mesi il WiFi 7 è stato presentato come il nuovo grande salto evolutivo della connettività domestica. Ora però la tecnologia – nota anche come standard 802.11be – sta iniziando ad arrivare concretamente nelle case degli utenti grazie ai nuovi router distribuiti dagli operatori telefonici.

Le promesse sono ambiziose: maggiore velocità, latenza ridotta, copertura più intelligente e connessioni più stabili. Ma al di là delle specifiche tecniche, cosa cambia davvero nell’uso quotidiano? La risposta è semplice: il WiFi 7 punta a migliorare ogni aspetto della connessione domestica, soprattutto in un momento in cui le reti in fibra da 10 Gbps stanno iniziando a diffondersi.

Velocità molto più elevate

Il primo vantaggio del WiFi 7 è la velocità. Rispetto al WiFi 6, il nuovo standard può raggiungere prestazioni teoriche fino a 4,8 volte superiori in condizioni ideali. Con smartphone, PC e dispositivi compatibili è possibile arrivare anche a velocità vicine ai 5 Gbps in wireless.

Questo significa che chi dispone di connessioni in fibra particolarmente avanzate, come le nuove offerte da 10 Gbps, può finalmente sfruttarle davvero anche senza cavo Ethernet. Fino a oggi, infatti, molte reti domestiche risultavano limitate proprio dal router WiFi e non dalla linea in fibra.

La velocità non è tutto. Una connessione può essere rapidissima nei test ma poco reattiva nella pratica se la latenza è elevata. Ed è qui che entra in gioco una delle funzioni più importanti del WiFi 7: il cosiddetto MLO (Multi-Link Operation).

In pratica, il router può utilizzare contemporaneamente più bande di frequenza, come 2,4 GHz e 5 GHz, invece di costringere il dispositivo a collegarsi a una sola rete alla volta.

L’effetto è simile a quello di un’autostrada con più corsie aperte: il traffico viene distribuito meglio e la congestione si riduce immediatamente. Per attività come gaming online, videochiamate o cloud gaming, il beneficio si traduce in una connessione più fluida e reattiva.

Copertura più intelligente in tutta la casa

Uno dei problemi più comuni delle reti WiFi moderne riguarda la copertura. La banda a 5 GHz è molto veloce, ma perde efficacia con muri, ostacoli e distanza. Al contrario, la banda a 2,4 GHz raggiunge punti più lontani della casa ma offre prestazioni inferiori.

Con il WiFi 7, grazie ancora al Multi-Link Operation, il dispositivo può passare dinamicamente da una banda all’altra senza interruzioni percepibili dall’utente. In questo modo si mantiene sempre il miglior equilibrio possibile tra velocità e stabilità del segnale.

Il vantaggio diventa evidente soprattutto in abitazioni grandi, case su più piani o appartamenti con stanze molto distanti dal router.

Connessioni più stabili anche negli ambienti affollati

Il WiFi 7 promette anche una rete più stabile. Con i router tradizionali, molti utenti scelgono quasi sempre la banda a 5 GHz per ottenere le massime prestazioni. Tuttavia questa frequenza può diventare instabile in ambienti congestionati, come condomini molto popolati o edifici con decine di reti vicine.

Il nuovo standard riesce invece a gestire meglio la distribuzione del traffico e il passaggio tra bande diverse, riducendo i cali improvvisi di connessione.

La differenza si nota soprattutto durante download pesanti, streaming in alta definizione o sessioni di gioco online, quando la rete deve mantenere continuità e tempi di risposta costanti.

Il WiFi 7 prepara le case alla fibra da 10 Gbps

L’arrivo del WiFi 7 coincide con un’altra trasformazione del mercato: la diffusione della tecnologia XGS-PON, che permette connessioni in fibra ottica fino a 10 Gbps. Gli operatori stanno già iniziando a muoversi in questa direzione.

Il 2026 potrebbe diventare l’anno decisivo per l’esplosione commerciale delle reti domestiche ultra veloci. E in questo scenario il WiFi 7 rischia di diventare rapidamente non più un lusso tecnologico, ma un requisito fondamentale per sfruttare davvero le nuove connessioni in fibra.

Gigabyte celebra 40 anni regalando 1g di oro puro con ogni RTX 5090 Infinity

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Gigabyte celebra 40 anni regalando 1g di oro puro con ogni RTX 5090 Infinity

Gigabyte compie 40 anni, e ha deciso di celebrare con una promozione decisamente fuori dal comune: chi acquisterà una nuova Aorus GeForce RTX 5090 Infinity riceverà in omaggio un grammo d’oro puro a 24 carati (99,9% puro o 999 millesimi). Purtroppo l’iniziativa è rivolta solo ai residenti a Taiwan, e per un periodo di tempo molto limitato, dal 25 maggio al 7 giugno. Non è del tutto chiaro se questo grammo d’oro sarà integrato nel design della scheda tecnica, per esempio come decorazione del dissipatore, o se sarà un elemento a parte, come una moneta o una placca, incluso in confezione.

Per partecipare sarà necessario acquistare un modello Aorus RTX 5090 Infinity presso rivenditori autorizzati e caricare la relativa fattura sul sito ufficiale entro i termini previsti. Una procedura piuttosto rigida, ma comprensibile considerando il valore dell’omaggio (e che avvalora molto la tesi secondo cui il grammo d’oro è un elemento separato). Attualmente un grammo d’oro 24k vale circa 125 euro, mentre la scheda video viene venduta a Taiwan a circa 165.000 dollari taiwanesi, equivalenti a più di 4.500 euro.

La Aorus GeForce RTX 5090 Infinity è stata lanciata all’inizio di questo mese, ed è già di per sé, al netto dell’oro intendiamo, piuttosto incredibile: usa lo stesso schema di PCB “frammentato” della Founders Edition di NVIDIA, implementando un dissipatore piuttosto sofisticato, chiamato Windforce Hyperburst. La soluzione include tre ventole, camera di vapore a contatto diretto e heatpipe superconduttive per gestire anche i carichi di lavoro più complessi. Nonostante l’overclock di fabbrica piuttosto spinto (oltre 300 MHz rispetto alle frequenze reference NVIDIA), Gigabyte ha deciso di mantenere un singolo connettore 12v-2×6 a 16 pin.


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Halide Mark III, l’app per iPhone per scattare le foto migliori senza usare l’AI

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Halide Mark III, l'app per iPhone per scattare le foto migliori senza usare l'AI

Debutta finalmente l’app Halide Mark III apparsa per la prima volta nel dicembre 2024 in occasione della presentazione in anteprima e poi protagonista di un lungo sviluppo per inseguire la promessa di diventare l’app fotografica in grado di sfruttare al meglio le potenzialità dei sensori a bordo degli iPhone. L’ultima evoluzione del software prodotto dalla Lux Optics alza ancora di più l’asticella rispetto alla precedente versione rimanendo fedele al suo approccio che rifugge dall’intelligenza artificiale. Il target rimane però sempre lo stesso, ovvero gli appassionati di fotografia che vogliono avere pieno controllo manuale di tutti i parametri.

Niente AI

Il principio fondamentale dietro il progetto dell’app Halide è quello di liberare iPhone da tutta l’elaborazione sintetica che agisce sugli scatti catturati dai sensori. Un ritorno alle origini e ai dati quanto più grezzi possibile, insomma, in netta controtendenza rispetto al trionfo della manipolazione dell’AI che ormai incombe non soltanto su iPhone, ma anche su Android. La promessa di Halide è quindi quella di ottenere foto più naturali e autentiche, senza processi computazionali. Si può regolare con precisione la messa a fuoco, così come l’esposizione e la velocità dell’otturatore. Inoltre, si può sperimentare con la modalità macro per riprese molto ravvicinate al soggetto. Una delle caratteristiche più apprezzate di Halide sono i cosiddetti Stili ovvero preset integrati che non elaborano come filtri gli scatti, ma agiscono in modo diretto sul modo in cui il sensore acquisisce la luce e nel processo di acquisizione delle immagini. Sono presenti anche simulazioni di pellicole e gli sviluppatori si sono avvalsi di collaborazioni eccellenti come nel caso del colorista di Hollywood, Cullen Kelly.

I nuovi Stili

E quindi non è un caso che la nuova versione Halide Mark III punti tutto sui nuovi Stili. Per esempio, Valencia si dedica ai paesaggi urbani, ma anche a chi cerca forti contrasti nei ritratti; Rembrandt si ispira al celebre pittore per un tocco delicato su luci e toni dei volti; Nova ritorna nell’ambiente cittadino e paesaggistico con rese più cariche di colori; Zephyr è più cinematografico, infine Chroma Noir è pensato per chi ama il bianco e nero. Infine, è presente anche una piattaforma di editing che può agire anche su contenuti raw esterni. L’aggiornamento è disponibile da subito su App Store e prevede un abbonamento per accedere a tutte le funzioni pari a 9,99 euro al mese oppure un pagamento per licenza a vita a 69,99 euro.

Chrome in tilt su Android: bug blocca i tablet

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Chrome in tilt su Android: bug blocca i tablet

Chrome in tilt su Android: bug blocca i tablet

Gli utenti di tablet Android stanno segnalando un nuovo problema con Google Chrome che, in alcuni casi, impedisce completamente l’avvio del browser. Il malfunzionamento è apparso nelle ultime ore e sembra colpire soprattutto i dispositivi con più istanze del browser aperte o con funzioni multitasking attive. Google sarebbe già al lavoro su una soluzione, ma nel frattempo molti utenti si ritrovano senza accesso al principale browser del sistema operativo Android.

Secondo quanto riportato da Android Police, il bug genera un messaggio di errore quando il sistema tenta di aprire una nuova finestra di Chrome. In pratica, il browser non riesce a creare una nuova istanza e termina il processo prima ancora di caricarsi correttamente. Il problema è stato osservato soprattutto sui tablet Android, una categoria di dispositivi su cui Google sta investendo molto negli ultimi anni per migliorare l’esperienza desktop e multitasking.

Il bug colpisce il multitasking di Android

Le segnalazioni indicano che il problema emerge quando Chrome tenta di gestire più finestre contemporaneamente. Questo comportamento è particolarmente rilevante sui tablet, dove Android offre funzionalità avanzate come schermo diviso, floating windows e gestione multi-app.

In alcuni casi, il browser mostra un errore immediatamente dopo il tentativo di apertura; in altri, Chrome resta bloccato in schermata bianca oppure si chiude improvvisamente. Il bug sembra essere legato alle recenti modifiche introdotte nel sistema di gestione delle finestre del browser.

La situazione evidenzia ancora una volta quanto sia delicato il processo di ottimizzazione di Android per i dispositivi a schermo grande. Google sta infatti lavorando da tempo a una convergenza tra Android e ChromeOS, con l’obiettivo di trasformare tablet e convertibili in alternative sempre più credibili ai notebook tradizionali.

Google avrebbe già individuato la causa

Le prime informazioni suggeriscono che Google abbia già identificato l’origine del problema e stia preparando una patch correttiva. Non è ancora chiaro se il fix arriverà tramite aggiornamento del browser o attraverso componenti di sistema distribuiti via Play Services.

Nel frattempo, alcuni utenti hanno trovato soluzioni temporanee. Tra queste:

  • chiudere completamente tutte le finestre di Chrome;
  • cancellare cache e dati dell’app;
  • riavviare il tablet;
  • utilizzare temporaneamente browser alternativi.

Non tutti i workaround però funzionano allo stesso modo su ogni dispositivo. Alcuni utenti continuano infatti a riscontrare crash anche dopo la reinstallazione completa dell’applicazione.

Il bug arriva in un momento particolarmente importante per Google. Negli ultimi mesi l’azienda ha accelerato lo sviluppo delle funzionalità desktop di Android, migliorando il supporto ai grandi schermi e introducendo nuove ottimizzazioni per Chrome su tablet e pieghevoli.

Proprio Chrome rappresenta uno degli elementi centrali di questa strategia. Il browser non è soltanto l’app di navigazione più utilizzata su Android, ma anche una piattaforma chiave per servizi cloud, produttività e applicazioni web avanzate.

Per questo motivo, problemi di stabilità come quello emerso nelle ultime ore rischiano di avere un impatto significativo sull’esperienza utente, soprattutto in ambito lavorativo e scolastico, dove i tablet Android vengono sempre più spesso utilizzati come dispositivi principali.

L’episodio mostra inoltre quanto sia complesso mantenere stabile l’ecosistema Android, caratterizzato da numerose versioni software, personalizzazioni dei produttori e differenti configurazioni hardware. Studi accademici e analisi del settore hanno evidenziato più volte come la frammentazione del sistema operativo renda più difficile la distribuzione uniforme degli aggiornamenti e la risoluzione rapida dei bug.

Mosca contro Musk: “I satelliti Starlink aiutano gli attacchi ucraini”

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Mosca contro Musk: "I satelliti Starlink aiutano gli attacchi ucraini”

Elon Musk sarebbe tornato a essere ago della bilancia nel conflitto tra Russia e Ucraina. Dopo aver lasciato ogni incarico istituzionale, il sudafricano è tornato nella scena politica internazionale tramite Starlink. Almeno così sembra. Secondo Vyacheslav Volodin, presidente della Duma, la camera bassa del Parlamento russo, Musk avrebbe messo a disposizione delle forze armate ucraine la connettività satellitare di Starlink per condurre attacchi contro i russi.

“Elon Musk deve capire che i suoi satelliti vengono usati per uccidere bambini. La sua immagine rispettabile è in totale contrasto con ciò che sta realmente accadendo”, ha detto Volodin commentando l’attacco del 22 maggio, quando uno sciame di droni ucraino ha colpito un dormitorio studentesco e degli edifici scolastici a Starobilsk, città formalmente ucraina ma controllata dai russi, facendo 21 morti e oltre 40 feriti.

Questa questione si applica anche a quelle aziende americane che permettono al regime di Kiev di utilizzare la loro costellazione satellitare – ha aggiunto Volodin, citato da Interfax e ripreso poi da altri media europei – . Da parte nostra, dobbiamo chiedere a quanti più parlamentari europei possibile, anche a quelli con un briciolo di coscienza, di smettere di aiutare i terroristi. Dobbiamo fare tutto il possibile per garantire che coloro che hanno dato gli ordini, coloro che hanno preso di mira la scuola con i droni, siano chiamati a risponderne.


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Colpo grosso della Guardia di Finanza alla Pirateria Streaming: scoperti tantissimi utenti

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Colpo grosso della Guardia di Finanza alla Pirateria Streaming: scoperti tantissimi utenti

Colpo grosso della Guardia di Finanza alla Pirateria Streaming: scoperti tantissimi utenti

Continua la guerra alla criminalità organizzata che distribuisce contenuti protetti da copyright illegalmente, sia sul territorio nazionale che all’estero. La Guardia di Finanza ha recentemente concluso un grosso colpo contro la Pirateria Streaming grazie al quale ha scoperto criminali e tantissimi clienti sfruttare tecnologie avanzate per la distribuzione e la ricezione occulta di contenuti streaming sportivi e cinematografici, come film e serie tv.

L’operazione ‘Tutto chiaro’ condotta contro la pirateria audiovisiva della Guardia di Finanza di Ravenna, coordinata dalla Procura di Bologna e con il supporto dei Nuclei Speciali Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche e Beni e Servizi e di numerosi reparti del Corpo, rappresenta un altro significativo colpo al mercato illegale degli abbonamenti ‘pirata’ e al sistema criminale che lo gestisce“, ha dichiarato Federico Bagnoli Rossi, Presidente FAPAV – Federazione per la Tutela delle Industrie dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali.

Un doveroso e sincero plauso va alle Forze dell’Ordine, alla magistratura e a tutte strutture coinvolte per lo straordinario lavoro di indagine svolto con grande competenza e professionalità.

La pirateria streaming si evolve per nascondersi

Quanto scoperto da perquisizioni e sequestri ha permesso di comprendere quanto la pirateria streaming si stia evolvendo tecnologicamente per nascondersi e proliferare nel totale anonimato. “L’operazione ha portato a perquisizioni e sequestri sia sul territorio nazionale che all’estero e ha permesso di scoprire anche un sistema tecnologico avanzato che partiva dall’installazione di una applicazione sui device dei clienti in grado di eludere i blocchi di sicurezza delle piattaforme e di incrementare la qualità della visione, riducendo anche la possibilità per gli utenti di essere individuati“, ha aggiunto Bagnoli Rossi.

Questo dimostra come i criminali riescano continuamente ad aggiornare le proprie competenze tecnologiche; ed è quindi fondamentale mantenere sempre alto il livello di attenzione.

Bagnoli Rossi ha poi concluso: “La pirateria audiovisiva è infatti un’attività illegale che danneggia l’intera filiera culturale e creativa sottraendo risorse alle imprese e mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro, con un danno per il sistema Paese stimato in 2,2 miliardi di euro l’anno in termini di perdita di fatturato. Contrastare questo sfruttamento illecito è un dovere economico e sociale per difendere le nostre imprese e i nostri lavoratori“.

Fonte: Fapav

Piccola, aperta, sovrana. La via della Svizzera all’intelligenza artificiale

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Piccola, aperta, sovrana. La via della Svizzera all’intelligenza artificiale

Daniel Dobos, research director dell’azienda e fra i co-iniziatori del progetto, racconta come l’idea sia nata. Una “semplice” conversazione in treno con i responsabili della Swiss AI Initiative, seguita da una telefonata con i rappresentanti di Impact Hub, di Women in AI e della piattaforma di innovazione Kickstart Innovation, cioè Letzing.

Quest’ultima ne riassume i risultati concreti: oltre alla visibilità e alla consapevolezza territoriale, 140 progetti AI nati da quindici hackathon. Di questi, quaranta hanno effettivamente integrato Apertus, validando quanto fatto con Eth ed Epfl. “L’obiettivo – aggiunge – non era una conferenza top-down, ma uno spazio collettivo, e la centralità di Apertus serviva a dimostrare con i fatti che un’infrastruttura AI svizzera può essere reale, etica e aperta”.

I cantoni si attrezzano: le vocazioni di un Paese

Nella pratica, ciascuno degli Stati in cui si divide il territorio del Paese – e in alcuni casi, ciascuno dei comuni – ha sviluppato vocazioni distinte. Zurigo è il polo deep-tech: il Robotics and AI institute inaugurato a settembre 2025 come contraltare del centro di Boston con Mit ed Eth, l’arrivo di Neura Robotics, l’acquisizione della startup Rivr da parte di Amazon, e un’ossatura di ventures che va da Synthara per l’edge computing, a DeepJudge per il legaltech a mimic per la manipolazione robotica.

Vaud e Ginevra in pieno Covid hanno fondato la “Trust Valley”, alleanza pubblico-privata gestita dalla Fondazione Epfl Innovation Park, che oggi raccoglie oltre 350 aziende e 500 esperti in cybersecurity, blockchain e AI. Basilea, storica capitale del life science svizzero (oltre 800 aziende, 33mila dipendenti, sedi global, di rilevanza strategica o Emea, di Roche, Novartis, Moderna, Johnson & Johnson), ha trasformato questa forza in un hub healthtech AI-centrico, coronato da un AI innovation lab sul Novartis campus realizzato in partnership con Microsoft. Ad Arlesheim, sul campus uptownBasel, opera dal 2022 QuantumBasel, primo hub commerciale di calcolo quantistico in Svizzera, guidato dal Thomas Landolt e Damir Bogdan, che a fine 2024 ha inaugurato IonQ Forte Enterprise, il primo computer quantistico IonQ mai installato fuori dagli Stati Uniti, con 36 algorithmic qubits e una collaborazione che durerà almeno fino al 2029.

Sull’efficacia di questa diversità e sull’equilibrio di cui essa necessità, Sophie Hundertmark – ricercatrice AI all’Ifz di Zugo e docente alla Hochschule di Lucerna (Hslu), che però svolge diverse attività in Ticino – sintetizza con un’osservazione: i cantoni più grandi sono più forti nello scalare, mentre in aree di dimensioni più ridotte, tra cui la principale regione italofona, si è più rapidi a testare. Per Jan Trautmann, responsabile comunicazione e innovazione della città di Lugano, e Stefano Colombo, presidente di Fondazione Agire, l’agenzia cantonale per l’innovazione, il ruolo del territorio è “complementare e importante”. Non ambisce a competere con i grandi centri di ricerca di Zurigo, Losanna o Ginevra, ma è un territorio “più diretto”, sperimentale, agile e internazionale, con istituzioni capaci di trasformare ricerca e innovazione in servizi reali. Milena Folletti, delegata alla trasformazione digitale del Canton Ticino, aggiunge che il dialogo costante tra livelli istituzionali passa per strutture come Amministrazione digitale Svizzera; non frammentazione, quindi, ma sistema plurale che funziona perché coordinato.

La regione di lingua italiana, che c’era dall’inizio e riafferma il suo ruolo

Se il Ticino occupa una posizione peculiare nell’ecosistema svizzero dell’intelligenza artificiale è anche perché custodisce una storia da non dimenticare. L’Idsia è stato fondato a Lugano nel 1988, quando l’AI era interesse di pochi (e non certamente pop), grazie alla visione di Angelo Dalle Molle (1908-2001), da cui prende il nome, inventore del Cynar e imprenditore veneto che, nei suoi rapporti con figure come Don Luigi Sturzo, Wilhelm Röpke e Robert Schuman, aveva intuito che la nascente Unione Europea avrebbe avuto un problema di traduzione dei propri documenti ufficiali.

Samsung Gallery, addio a OneDrive: cosa cambia per gli utenti

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Samsung Gallery, addio a OneDrive: cosa cambia per gli utenti

Samsung Gallery, addio a OneDrive: cosa cambia per gli utenti

Samsung si prepara a interrompere una delle integrazioni cloud più utilizzate dagli utenti Galaxy. Secondo quanto emerso nelle ultime ore, l’app Samsung Gallery starebbe progressivamente eliminando il supporto diretto a Microsoft OneDrive, una collaborazione avviata nel 2020 dopo la chiusura di Samsung Cloud per il backup delle immagini.

La novità è stata individuata nell’ultima versione dell’app e suggerisce un cambiamento importante nella strategia software dell’azienda sudcoreana. Per milioni di utenti Galaxy, infatti, OneDrive è stato finora il servizio principale per sincronizzare automaticamente foto e video tra smartphone, tablet e PC Windows.

La decisione non sembra ancora accompagnata da un annuncio ufficiale completo da parte di Samsung, ma i primi riferimenti all’eliminazione della funzione stanno già facendo discutere la community Android.

L’integrazione tra Samsung Gallery e OneDrive consentiva di effettuare backup automatici nel cloud Microsoft direttamente dall’app galleria nativa dei dispositivi Galaxy. Gli utenti potevano visualizzare e gestire le immagini archiviate online senza passare dall’app OneDrive separata.

Con le modifiche individuate nel codice e nelle impostazioni della nuova release, Samsung starebbe rimuovendo queste funzioni integrate. In pratica:

  • non sarebbe più possibile collegare direttamente Samsung Gallery a OneDrive;
  • la sincronizzazione automatica dall’app galleria potrebbe essere disattivata;
  • gli utenti dovrebbero utilizzare l’app OneDrive autonoma per continuare il backup cloud.

La scelta segnerebbe quindi un ritorno a una gestione più separata dei servizi Microsoft all’interno dell’ecosistema Galaxy.

La collaborazione tra Samsung e Microsoft era stata presentata come uno dei pilastri dell’integrazione tra Android e Windows. Dopo l’abbandono di Samsung Cloud per foto e video, OneDrive era diventato il sistema ufficiale consigliato ai possessori di smartphone Galaxy.

L’accordo aveva portato diverse funzionalità condivise:

  • sincronizzazione delle immagini tra smartphone Galaxy e PC Windows;
  • integrazione con l’app “Il tuo telefono” di Microsoft;
  • backup diretto da Samsung Gallery;
  • accesso facilitato ai contenuti multimediali da computer.

Negli anni, Samsung ha spesso promosso i servizi Microsoft sui propri dispositivi, includendo applicazioni come Outlook, OneDrive e Microsoft 365 tra le soluzioni preinstallate.

Possibili motivazioni dietro la scelta

Al momento non è chiaro perché Samsung abbia deciso di eliminare questa integrazione. Le ipotesi più accreditate riguardano diversi fattori.

Da una parte potrebbe esserci la volontà di semplificare il software e ridurre le duplicazioni tra app. Molte funzioni offerte da Samsung Gallery erano già disponibili direttamente nell’app OneDrive.

Dall’altra, Samsung potrebbe voler puntare maggiormente su servizi proprietari o su nuove integrazioni basate sull’intelligenza artificiale, tema centrale nella strategia Galaxy degli ultimi mesi.

Non è escluso nemmeno che Microsoft stessa stia preferendo concentrare l’esperienza cloud sulla propria applicazione ufficiale, mantenendo maggiore controllo sugli aggiornamenti e sulle funzionalità AI legate all’archiviazione fotografica.

Per chi utilizza quotidianamente il backup fotografico sui dispositivi Galaxy, il cambiamento potrebbe risultare soprattutto organizzativo più che tecnico. I file presenti su OneDrive non dovrebbero essere eliminati, ma la gestione passerebbe direttamente attraverso l’app Microsoft.

Questo significa che:

  • il caricamento automatico continuerebbe tramite OneDrive;
  • la libreria fotografica resterebbe accessibile dal cloud;
  • alcune scorciatoie integrate in Samsung Gallery potrebbero sparire.

Gli utenti più avanzati potrebbero inoltre scegliere alternative come Google Foto o altri servizi cloud compatibili con Android.

La rimozione dell’integrazione arriva in un momento in cui i produttori stanno trasformando profondamente le applicazioni fotografiche grazie all’AI. Samsung stessa ha introdotto numerose funzioni Galaxy AI per ricerca intelligente, modifica immagini e organizzazione automatica dei contenuti.

Anche Microsoft sta investendo pesantemente nell’intelligenza artificiale applicata alle foto archiviate su OneDrive, con strumenti di ricerca semantica e gestione avanzata dei ricordi digitali.

Separare le due piattaforme potrebbe quindi consentire alle aziende di sviluppare esperienze AI indipendenti senza dover mantenere una sincronizzazione profonda tra applicazioni diverse.

La modifica è stata riportata inizialmente da 9to5Google, che ha individuato i riferimenti nelle ultime versioni dell’app Samsung Gallery.