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Queste sono le migliori macchine per il ghiaccio per i tuoi party estivi

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Queste sono le migliori macchine per il ghiaccio per i tuoi party estivi

Le macchine per il ghiaccio ti svoltano l’aperitivo, rendono indimenticabile anche la cochina dimenticata in dispensa e rendono onore al tea che diventa davvero ice nelle giornate giuste, quelle in cui fa così caldo che non riesci a pensare. E soprattutto risolvono una volta per tutte quella dinamica tragicomica per cui il ghiaccio finisce sempre nel momento peggiore ovvero quando gli ospiti sono al secondo giro e il freezer ormai ha dato tutto. Perché il problema non è avere il ghiaccio, ma averne abbastanza, al momento giusto. Le macchine per il ghiaccio fanno una cosa sola, ma la fanno in modo ossessivamente efficiente: producono cubetti a ciclo continuo con variazioni che dipendono dal modello e dalla destinazione d’uso.

Come funzionano

Le macchine per il ghiaccio da uso domestico adottano un sistema di produzione ciclica basato su condensazione e congelamento localizzato. Una volta riempito il serbatoio integrato (generalmente tra 1 e 3 litri di capacità), l’acqua viene convogliata su una serie di perni o dita evaporanti in metallo conduttivo (solitamente alluminio), raffreddati tramite compressore con un fluido refrigerante ecologico (R600a). L’acqua si solidifica a contatto con queste superfici, strato dopo strato, fino a formare cubetti cavi tipici. Un microcontrollore interno monitora in tempo reale temperatura, ciclo di raffreddamento, livello dell’acqua e stato del cestello tramite sensori a infrarossi o termici. Quando i cubetti hanno raggiunto la forma desiderata, la macchina attiva una leggera inversione termica o un rilascio meccanico che stacca il ghiaccio dalle dita evaporanti, facendo cadere i cubetti nel cestello sottostante.

Cosa bisogna tenere d’occhio

Quando si sceglie una macchina per il ghiaccio, ci sono alcuni parametri fondamentali da valutare per capire se è il modello più adatto alle proprie esigenze:

  • Velocità di produzione: varia dai 6 ai 12 minuti per ciclo. I modelli più rapidi sono ideali per feste con ospiti molto numerosi e usi intensivi;
  • Capacità giornaliera: si va dai 12 Kg fino ai 20 Kg di ghiaccio al giorno. Più alta è la produzione, meno pause si dovranno fare nel caso in cui si inviti tutto il vicinato;
  • Capienza del serbatoio e del cestello: tra 1 e 3,2 litri per il serbatoio, fino a 800 grammi per il cestello. Capacità maggiore vuol dire ricariche meno frequenti;
  • Formato dei cubetti: alcune macchine offrono la possibilità di scegliere tra due o tre misure. I cubetti cavi raffreddano più in fretta, quelli pieni durano più a lungo nel bicchiere;
  • Pannello di controllo: può essere analogico, digitale o touch. I modelli con luci led e segnali acustici sono più smart e intuitivi da usare;
  • Funzioni extra: sistema di autopulizia (la più interessante), spegnimento automatico, allarme acqua/cestello pieno, materiali bpa-free e modalità di risparmio energetico sono tutte chicche che fanno la differenza in termini di comodità e manutenzione (e che influiscono sul prezzo).

Le migliori macchine per il ghiaccio secondo Wired

Abbiamo messo insieme una selezione che copre un po’ tutte le esigenze, ma con un obiettivo chiaro: avere ghiaccio sempre pronto senza trasformare la cucina in un bar. Ci sono modelli compatti che si piazzano ovunque e fanno il loro lavoro senza dare nell’occhio, e altri più strutturati che spingono su capacità, velocità e continuità di produzione. La differenza, qui, la fanno i dettagli: tempi di ciclo rapidi, facilità d’uso, rumorosità contenuta e materiali che reggono anche quando la macchina lavora per ore durante una serata intera. Sul fronte prezzi si parte da soluzioni accessibili fino ad arrivare a modelli più completi, che si avvicinano per prestazioni e resa all’esperienza da bancone. Chi fosse alla ricerca di altri piccoli elettrodomestici per cimentarsi a casa nella produzione di tante bevande fresche e dissetanti, può dare un occhio alle gallery dedicate alle centrifughe, agli estrattori di succo e agli spremiagrumi elettrici.


Google migliora finalmente i telefoni dual SIM Android

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Google migliora finalmente i telefoni dual SIM Android

Google migliora finalmente i telefoni dual SIM Android

Chi utilizza uno smartphone Android con due SIM conosce bene una delle limitazioni più frustranti dell’esperienza utente: la gestione della SIM da utilizzare per chiamate e messaggi non è sempre immediata. Ora Google sembra finalmente intenzionata ad affrontare il problema, introducendo una soluzione che potrebbe semplificare in modo significativo la vita degli utenti dual SIM.

Secondo quanto emerso da un’analisi dell’ultima versione beta dell’app Telefono di Google, l’azienda starebbe lavorando a una nuova interfaccia che consentirà di scegliere più facilmente quale SIM utilizzare prima di effettuare una chiamata. Una modifica apparentemente piccola, ma che potrebbe avere un impatto concreto sull’usabilità quotidiana di milioni di utenti.

Un limite storico dei dispositivi dual SIM

La diffusione delle eSIM e la possibilità di utilizzare contemporaneamente numeri personali e professionali hanno reso gli smartphone dual SIM sempre più popolari. Tuttavia, Android continua a mostrare alcune rigidità nella gestione delle due linee telefoniche.

Molti utenti impostano una SIM predefinita per le chiamate, ma quando è necessario utilizzare occasionalmente l’altra linea il processo può risultare poco intuitivo. In alcuni casi è necessario aprire menu aggiuntivi o modificare manualmente le impostazioni prima di effettuare la chiamata.

Il problema non riguarda soltanto i dispositivi Pixel di Google, ma interessa in generale l’esperienza Android, soprattutto per chi utilizza due operatori diversi o combina una SIM fisica con una eSIM. La stessa comunità degli utenti segnala da tempo difficoltà nella gestione delle impostazioni predefinite delle SIM.

Le informazioni provengono da un’analisi del codice dell’app Google Phone effettuata da Android Authority. Il sito ha individuato riferimenti a una nuova modalità di selezione della SIM che dovrebbe apparire direttamente nell’interfaccia di chiamata.

L’obiettivo sarebbe quello di ridurre il numero di passaggi necessari per scegliere rapidamente quale numero utilizzare. In pratica, Google starebbe cercando di rendere più evidente e immediata la selezione della linea telefonica prima dell’avvio della chiamata.

Si tratta di un approccio che diversi produttori Android hanno già implementato nelle proprie personalizzazioni software. Samsung, ad esempio, ha recentemente introdotto ulteriori miglioramenti nella gestione dual SIM attraverso One UI, soprattutto nei mercati nordamericani dove alcune funzionalità erano rimaste limitate per anni.

Un tema sempre più importante con l’aumento delle eSIM

La questione assume maggiore rilevanza in un contesto in cui le eSIM stanno diventando sempre più diffuse. I moderni smartphone Android permettono infatti di memorizzare più profili telefonici e passare rapidamente da un operatore all’altro.

Google stessa sta investendo molto sulle funzionalità multi-SIM, come dimostrano i recenti miglioramenti introdotti in Google Messages per la gestione delle conversazioni RCS associate a diverse linee telefoniche. Alcune versioni beta dell’app mostrano già strumenti dedicati al cambio rapido della SIM durante le chat.

Parallelamente, però, non sono mancate le criticità. Negli ultimi mesi diversi possessori di smartphone Pixel hanno segnalato problemi legati proprio alle eSIM e alla gestione delle connessioni mobili, evidenziando come l’esperienza dual SIM abbia ancora margini di miglioramento.

Al momento Google non ha annunciato ufficialmente la nuova funzione e non è chiaro in quale versione dell’app Telefono verrà distribuita. Come spesso accade per le funzionalità individuate nelle beta, non esiste la garanzia che il progetto venga effettivamente rilasciato al pubblico.

La presenza del codice all’interno delle versioni di test suggerisce comunque che il team di sviluppo stia lavorando attivamente sul problema. Per gli utenti che utilizzano quotidianamente due numeri di telefono sullo stesso dispositivo, si tratterebbe di una delle migliorie più richieste da anni e di un passo importante verso una gestione più moderna e flessibile delle comunicazioni su Android.

NVIDIA GeForce RTX, tutte le nuove schede e PC annunciati al Computex

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NVIDIA GeForce RTX, tutte le nuove schede e PC annunciati al Computex

Al Computex 2026 di Taipei non ci sono stati annunci enormi per il mondo gaming, almeno dal punto di vista di nuove generazioni di schede grafiche, ma NVIDIA ha osservato che qualcosa si è mosso, inteso come nuovi design e varianti di ciò che è già in circolazione, ovvero le schede RTX 50. Ecco una breve carrellata:

SERIE ASUS T1

Si tratta di due versioni speciali della GeForce RTX 5070 e della 5060 Ti, dedicate al team di League of Legends attualmente campione del mondo. Le due schede hanno livree con colori e motivi ispirati al team; lo stesso vale per l’app ASUS GPU Tweak III.


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Intervista a Luca Parmitano: “Lo spazio mi manca ogni giorno”

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Intervista a Luca Parmitano: “Lo spazio mi manca ogni giorno”

Artemis e la costruzione di un equipaggio

Parlare oggi di Luna significa entrare in un sistema complesso, dove la selezione degli equipaggi non è una linea semplice tra addestramento e missione. Nel programma Artemis, racconta Parmitano, esistono criteri chiari ma anche stratificazioni inevitabili. Il primo è l’esperienza: “Uno dei requisiti è aver volato in precedenza”.

Da qui si passa all’assegnazione dei ruoli: comandante, pilota, specialista, astronauta incaricato delle attività extraveicolari. Ogni figura ha un peso specifico dentro la missione.

A parità di competenze entrano in gioco anche aspetti politici”, spiega Luca Parmitano. È il punto in cui la struttura dell’Esa si intreccia con quella dei Paesi membri, con contributi economici e aspettative che inevitabilmente influenzano le assegnazioni.

Parmitano non lo drammatizza, ma lo descrive come parte del sistema. E dentro quel sistema, l’Italia ha un ruolo solido essendo “il secondo paese contributore per quanto riguarda il volo spaziale umano al programma dell’Agenzia spaziale europea. Grazie a questo ci sono buone prospettive per chi indossa la bandiera tricolore”.

La Luna come sistema che si riscrive mentre si costruisce

Parlare di Luna significa entrare in un programma che non avanza in linea retta. Non è una sequenza ordinata di tappe, ma un processo fatto di accelerazioni, rallentamenti, revisioni. Una costruzione che si ridefinisce mentre viene portata avanti.

In questo quadro rientrano anche le infrastrutture pensate per il Lunar Gateway: elementi come comunicazione, energia, propulsione. Componenti che possono cambiare funzione o essere riutilizzati in configurazioni diverse, senza perdere valore.

Parmitano descrive questo tipo di “instabilità” non come un’anomalia, ma come parte del funzionamento stesso dell’esplorazione spaziale. “Di fronte a una crisi si aprono possibilità”, osserva. E in questo scenario si inserisce anche un tema più ampio, che riguarda direttamente l’Europa: la capacità di avere un accesso indipendente allo spazio. Non solo partecipare ai programmi, ma poterli sostenere e influenzare.

Cooperazione: ciò che nello spazio resiste

Mentre i programmi cambiano forma, la cooperazione operativa nello spazio resta uno degli elementi più stabili dell’intero sistema. “Ben poco è cambiato”, osserva Parmitano parlando del lavoro operativo nelle missioni internazionali. La Stazione spaziale internazionale resta uno spazio condiviso tra agenzie e paesi molto diversi: Esa, Nasa, Roscosmos, Jaxa. Ma la logica interna non si è spezzata.

Motorola Edge 70 Pro+ senza segreti: specifiche svelate in anticipo sul lancio

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Motorola Edge 70 Pro+ senza segreti: specifiche svelate in anticipo sul lancio

Mancano pochi giorni al lancio di Motorola Edge 70 Pro+ sul mercato indiano, fissato per il 4 giugno. Ma c'è ben poco da scoprire: la casa alata ha scelto infatti di bruciare i tempi, rivelando la scheda tecnica completa dello smartphone sul sito ufficiale.

Edge 70 Pro+ sarà dotato di uno schermo AMOLED da 6,8 pollici con risoluzione pari a 2.772 x 1.272 pixel e un rapporto schermo-corpo del 96,8%: tradotto, le cornici sono sottili. Lo schermo è capace di raggiungere un picco di luminosità di ben 5.200 nit, mentre in modalità HBM (High Brightness Mode) si ferma a 1.800 nit.

Non manca il supporto ai contenuti HDR10+, mentre la copertura completa dello spazio colore DCI-P3 promette una riproduzione cromatica accurata. Completa il quadro la frequenza di aggiornamento fino a 144 Hz, che strizza l'occhio ai gamer. Sono inoltre presenti le certificazioni SGS per la riduzione della luce blu e dell'effetto motion blur, oltre al lettore di impronte digitali integrato sotto il display.


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WhatsApp: 7 segnali che rivelano una truffa, così i cybercriminali rubano dati e soldi

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WhatsApp: 7 segnali che rivelano una truffa, così i cybercriminali rubano dati e soldi

WhatsApp: 7 segnali che rivelano una truffa, così i cybercriminali rubano dati e soldi

WhatsApp è diventata una delle piattaforme di comunicazione più utilizzate al mondo, ma proprio la sua enorme diffusione l’ha trasformata anche in uno dei principali obiettivi dei cybercriminali. Ogni giorno migliaia di utenti ricevono messaggi fraudolenti che cercano di sottrarre dati personali, credenziali bancarie o addirittura denaro sfruttando tecniche sempre più sofisticate.

Molte truffe riescono a sembrare credibili perché imitano comunicazioni ufficiali, sfruttano nomi conosciuti o fanno leva sull’urgenza emotiva. Per questo riconoscere i segnali di pericolo è diventato fondamentale per proteggere privacy, account e informazioni sensibili.

Secondo WhatsApp e l’Instituto Nacional de Ciberseguridad spagnolo (INCIBE), esistono alcuni elementi ricorrenti che permettono di individuare rapidamente un tentativo di frode.

Errori grammaticali e messaggi scritti male

Uno dei segnali più comuni riguarda la presenza di errori ortografici, traduzioni approssimative o frasi poco naturali. Molti messaggi fraudolenti vengono infatti generati automaticamente oppure tradotti da altre lingue con strumenti poco accurati.

Anche se alcuni tentativi risultano sempre più realistici grazie all’intelligenza artificiale, numerose truffe continuano a contenere formule insolite, parole sbagliate o costruzioni grammaticali sospette.

Un messaggio apparentemente ufficiale scritto in modo confuso dovrebbe sempre far scattare un campanello d’allarme.

Le truffe più diffuse su WhatsApp utilizzano collegamenti esterni per indirizzare le vittime verso siti malevoli. Questi link possono imitare pagine bancarie, servizi di streaming, corrieri o persino il sito ufficiale di WhatsApp.

In molti casi il messaggio invita l’utente a cliccare rapidamente per evitare blocchi dell’account, riscattare premi o confermare dati personali.

Aprire questi collegamenti può esporre il dispositivo a malware, software spia o pagine progettate per rubare password e dati bancari attraverso tecniche di phishing.

Anche i file allegati rappresentano un rischio: documenti PDF, APK o archivi compressi possono nascondere software dannosi capaci di compromettere lo smartphone.

Richieste di dati personali o bancari

Nessuna banca, azienda tecnologica o piattaforma ufficiale chiede credenziali sensibili tramite WhatsApp. Quando un messaggio richiede password, codici OTP, numeri di carta di credito o documenti personali, il rischio di truffa è altissimo.

I cybercriminali spesso si fingono operatori bancari, assistenza tecnica o addirittura familiari in difficoltà per convincere la vittima ad agire in fretta.

Gli esperti consigliano sempre di verificare l’identità del mittente tramite una telefonata o un altro canale ufficiale prima di condividere qualsiasi informazione riservata.

I truffatori fingono di essere persone conosciute

Una delle tecniche più efficaci consiste nel fingersi amici, parenti o colleghi. I criminali possono utilizzare numeri sconosciuti accompagnati da foto profilo rubate oppure account compromessi realmente appartenenti a persone fidate.

Spesso il messaggio inizia con frasi semplici come “Questo è il mio nuovo numero” oppure richieste urgenti di denaro e bonifici.

Il senso di familiarità porta molte vittime ad abbassare le difese, soprattutto quando la conversazione sembra personale e credibile.

Attenzione ai messaggi che promettono premi o guadagni facili

Lotterie, buoni regalo, offerte di lavoro troppo vantaggiose, investimenti miracolosi e prestiti immediati sono tra gli strumenti più utilizzati nelle campagne fraudolente.

Questi messaggi sfruttano curiosità e desiderio di guadagno rapido per convincere l’utente a cliccare su link sospetti o inserire dati personali.

In molti casi le promesse sono accompagnate da countdown, urgenze artificiali o frasi come “offerta limitata” per spingere a reagire impulsivamente.

Non bisogna mai inoltrare messaggi sospetti

Molte truffe chiedono esplicitamente di inoltrare il messaggio ad amici, gruppi o contatti. Si tratta di una strategia utilizzata per aumentare rapidamente la diffusione della campagna fraudolenta.

Condividere questi contenuti può contribuire inconsapevolmente alla propagazione di malware, phishing o catene ingannevoli.

Anche messaggi apparentemente innocui possono essere parte di operazioni coordinate finalizzate alla raccolta di dati personali o alla compromissione di altri account WhatsApp.

Come proteggersi davvero dalle truffe su WhatsApp

La prevenzione resta la difesa più efficace contro le frodi digitali. Gli esperti consigliano di mantenere sempre aggiornati smartphone e applicazioni, evitando di installare file provenienti da fonti sconosciute.

Un’altra misura fondamentale è attivare la verifica in due passaggi di WhatsApp, che aggiunge un ulteriore livello di sicurezza contro i tentativi di furto dell’account.

In presenza di messaggi sospetti è consigliabile bloccare immediatamente il mittente, segnalare la conversazione direttamente a WhatsApp e non interagire con link o allegati.

Anche l’utilizzo di un buon antivirus mobile può aiutare a individuare eventuali minacce prima che compromettano il dispositivo o i dati personali.

Le migliori centrifughe per prepararsi all’estate nel modo giusto

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Le migliori centrifughe per prepararsi all'estate nel modo giusto

(Ultimo aggiornamento: maggio 2026)

Le migliori centrifughe sono uno degli strumenti più semplici per cambiare davvero le abitudini quotidiane, soprattutto quando si avvicina l’estate e cresce la voglia di leggerezza e freschezza. Perché sì, fare il pieno di vitamine diventa più importante, ma anche più facile: bastano un po’ di frutta, qualche verdura e pochi minuti per ottenere succhi freschi, naturali e senza zuccheri aggiunti. Niente conservanti, niente ingredienti nascosti, solo combinazioni che si possono adattare ai propri gusti e alle proprie esigenze, dall’idratazione quotidiana al supporto per pelle e abbronzatura. E con il caldo che arriva, avere un’alternativa veloce e sana alle solite bevande zuccherate non è un dettaglio da poco. In un panorama in cui gli estrattori hanno guadagnato molta attenzione, le centrifughe continuano a essere una scelta concreta per chi cerca immediatezza: sono più veloci, più intuitive e spesso anche più facili da gestire nella pulizia. Inserisci gli ingredienti, avvii il motore e il succo è pronto. Ecco i migliori modelli e come sceglierli.

Come funzionano le centrifughe

Le centrifughe sono particolarmente apprezzate da chi ci tiene a seguire un’alimentazione sana e, come suggerisce il nome stesso, basano parte delle loro capacità estrattive sul principio della forza centrifuga – lo stesso utilizzato dalle lavatrici. Le lame che sminuzzano frutta e verdura sono alimentate da un motore che ruota a velocità elevatissime – e qui troviamo la grande differenza rispetto agli estrattori che separano succo e polpa con un lento processo di spremitura meccanica a freddo.

Gli alimenti vengono introdotti dall’alto attraverso un canale di ingresso, cadono sulle lame e, mentre vengono trasformati in polpa, vengono contestualmente spinti verso l’esterno dalla forza centrifuga sviluppata dalla rotazione. In questo passaggio la polpa è spremuta contro un filtro metallico a maglie molto strette, che lascia passare solo il liquido trattenendo la parte più secca degli alimenti, che finisce in un recipiente di scarto.

I vantaggi

Le migliori centrifughe possono così trasformare frutta e verdura in succhi gustosi e nutrienti, in modo però diverso da quanto fa un estrattore di succo, che lavora a freddo utilizzando una coclea per spremere a fondo gli alimenti. Se gli estrattori offrono generalmente succhi più limpidi e dalle maggiori proprietà nutritive, le centrifughe dal canto loro offrono diversi altri vantaggi. Il prezzo medio è sensibilmente minore, così come l’ingombro degli elettrodomestici e soprattutto i tempi di realizzazione dei succhi: frutta e ortaggi vengono processati in pochi secondi, a differenza degli svariati minuti richiesti dall’estrattore. Inoltre, essendo gadget più semplici, le centrifughe sono meno impegnative sul fronte della manutenzione, dimostrandosi più adatte per chi cerca una soluzione veloce, pratica e facile da gestire.

Come sceglierle

I dati tecnici da analizzare non sono molti. Prima di tutto c’è la potenza (espressa in Watt): più è alta, maggiore è la forza esercitata anche sugli ingredienti più duri come ad esempio gli ortaggi. E poi ovviamente c’è il tema della possibilità di regolare la velocità di centrifugazione al fine di adattare la potenza alle diverse tipologie di alimenti e di ridurre in alcune preparazioni la produzione di schiuma che si viene a formare con le alte velocità. Per il resto, conviene sempre dare un occhio all’ampiezza del tubo attraverso il quale si inseriscono gli alimenti (in modo da non doverli per forza tagliare in piccoli pezzettini prima) così come alla capienza del serbatoio destinato alla raccolta della polpa, che poi va a incidere anche sull’ingombro dell’apparecchio sul piano della cucina.

Le migliori centrifughe secondo Wired

In questa selezione abbiamo messo insieme centrifughe che raccontano bene come si è evoluta la categoria. Non è più solo una questione di prezzo o di design: oggi la differenza la fanno dettagli molto concreti come la gestione della velocità, la qualità del filtro, la stabilità durante l’uso e la semplicità nella manutenzione e la pulizia dopo l’uso. Si parte da modelli essenziali, accessibili (intorno ai 40–50 euro) che fanno il loro lavoro senza troppe pretese, perfetti per chi vuole iniziare. Salendo di fascia, cambiano le cose: motori più potenti, bocche di inserimento più larghe per ridurre la preparazione, sistemi anti-goccia e componenti progettati per limitare vibrazioni a favore della silenziosità della macchina. Per le soluzioni più avanzate, si deve essere disposti a spendere un po’ di più, superando anche i 200 euro di budget. Chi cercasse altri gadget per realizzare tante ricette a base di frutta e verdura, può trovare ispirazione nelle nostre gallery dedicate agli spremiagrumi elettrici, ai frullatori a immersione e da tavolo.


Vivo S60 ufficiale, anche in “Vitality Edition”: upper midrange solidissimi

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Vivo S60 ufficiale, anche in "Vitality Edition": upper midrange solidissimi

Come anticipato negli scorsi giorni, Vivo ha lanciato in Cina la nuova serie di smartphone S60, composta dal modello “liscio” e da una Vitality Edition, leggermente più economica. I due smartphone condividono gran parte delle specifiche tecniche, ma si differenziano soprattutto per SoC e modulo fotografico. Ma partiamo dalle specifiche condivise:

  • Display AMOLED da 6,59 pollici con risoluzione 1,5K (2.750 x 1.260 pixel), refresh 120 Hz, luminosità di picco fino a 5.000 nit nei contenuti HDR, sensore impronte ultrasonico sotto il display
  • Fotocamere:
    • Frontale: 50 MP
    • Principale: 50 MP
    • Ultra-grandangolo: 8 MP
  • Batteria: 7.200 mAh, Si-C, con ricarica rapida a 90 W
  • certificazioni IP68 e IP69 per la resistenza ad acqua e polvere
  • Sistema operativo: OriginOS 6 basato su Android 16
  • Colori: Starry Sea, Early Summer Green e Midsummer Night

Le piattaforme hardware sono invece diverse, come dicevamo: Snapdragon 8s Gen 3 di Qualcomm, abbinato a un massimo di 16 GB di RAM e 512 GB di storage, per S60, e MediaTek Dimensity 7500, (max 12 GB di RAM e 512 GB di storage) per la Vitality Edition. S60 ha anche una fotocamera in più: una tele da 50 MP con zoom 3X.

La disponibilità in Cina è prevista dal 3 giugno; per ora non sappiamo quando e se arriveranno da noi. I prezzi cinesi dei device sono come segue:


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Motorola razr 70: il pieghevole accessibile ci ha convinto (anche se non è perfetto) | Recensione

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Motorola razr 70: il pieghevole accessibile ci ha convinto (anche se non è perfetto) | Recensione

Motorola razr 70: il pieghevole accessibile ci ha convinto (anche se non è perfetto)  | Recensione

Motorola razr 70 è uno di quei prodotti che vanno giudicati con una premessa chiara: non vuole essere il pieghevole più potente, più completo o più ambizioso sul mercato. Il suo obiettivo è diverso, forse più concreto: rendere il formato flip più accessibile, più quotidiano e meno elitario. Con un prezzo di listino di 899,99 euro (anche se su Amazon è già disponibile con un coupon sconto di 100€), il nuovo razr si posiziona sotto alcuni rivali diretti della famiglia Galaxy Z Flip e prova a convincere chi vuole uno smartphone pieghevole senza arrivare alle cifre dei modelli ultra-premium.

Il punto, però, è che il Motorola razr 70 arriva dopo un razr 60 già piuttosto maturo nella forma, ma non privo di compromessi. E proprio qui nasce la domanda centrale: questo nuovo modello migliora abbastanza da giustificare il cambio generazionale? Il razr 70 resta uno smartphone piacevole, ben costruito, con display validi e autonomia molto buona, ma in alcuni ambiti fondamentali sembra “accontentarsi” troppo. Le fotocamere ma soprattutto le prestazioni non sono al livello che ci si aspetterebbe da un telefono che, pur essendo “accessibile” per un foldable, resta comunque un dispositivo da quasi 900 euro.

Design: compatto, piacevole e molto Motorola

Dal punto di vista estetico, Motorola continua a fare una cosa meglio di molti concorrenti: dare personalità ai propri smartphone. Il razr 70 non cambia davvero nelle dimensioni rispetto al modello precedente, rimanendo su 171,3 x 74 x 7,3 mm da aperto e su un peso di 188 grammi, ma riesce comunque a mantenere quel carattere riconoscibile che distingue la serie razr.

razr 70 laterale

La scelta dei colori Pantone e delle finiture posteriori resta uno dei suoi punti forti. Le varianti di colore includono Pantone Hematite con finitura intrecciata, Pantone Sporting Green (quello del nostro sample) con effetto soft luxe e Pantone Bright White con finitura acetata. Non è solo una questione estetica: la texture posteriore migliora la presa, rende il telefono meno scivoloso e lo fa sembrare più “caldo” rispetto a tanti smartphone in vetro e metallo.

Da chiuso, il razr 70 resta comodissimo da infilare in tasca. È uno dei grandi vantaggi del formato flip: uno smartphone con display ampio quando serve, ma molto più compatto quando lo si trasporta. La cerniera in titanio permette di tenerlo semiaperto tra circa 60 e 120 gradi, utile per videochiamate, foto appoggiate su un piano o utilizzi in stile mini-camcorder (una modalità veramente molto divertente da usare per i nostalgici). Non è rigidissima, ma fa il suo lavoro.

razr 70 cerniera

Buona anche la presenza della certificazione IP48, che garantisce una certa resistenza ad acqua e polvere. Va però ricordato che, sui pieghevoli, la protezione contro l’ingresso di particelle resta sempre un tema delicato: la cerniera è inevitabilmente un punto più vulnerabile rispetto a uno smartphone tradizionale.

Il sensore di impronte integrato nel tasto di accensione è rapido e comodo, sia da aperto sia da chiuso. Meno convincente, invece, la posizione dell’NFC nella metà inferiore del telefono: per i pagamenti contactless, di fatto, viene naturale usare lo smartphone chiuso. Non è un difetto grave, ma è una piccola scomodità che nell’uso quotidiano può farsi notare.

razr 70 retro

Display: due schermi riusciti e molto luminosi

Motorola non ha rivoluzionato i display rispetto alla generazione precedente, ma la base di partenza era già buona. All’interno troviamo un pannello OLED da 6,9 pollici, con risoluzione 2640 x 1080 pixel, refresh rate a 120 Hz e luminosità di picco dichiarata di 3000 nit. È un display ampio, fluido e adatto alla fruizione di contenuti multimediali, con una luminosità sufficiente per affrontare bene anche l’uso all’aperto.

Come su molti pieghevoli, resta visibile la piega centrale. Non è drammatica e ci si abitua rapidamente, soprattutto quando sullo schermo ci sono contenuti ricchi o in movimento, ma non siamo ancora davanti a un pannello capace di far dimenticare del tutto la sua natura flessibile. Anche la pellicola protettiva integrata, che non va rimossa, può dare quella sensazione leggermente più “morbida” e meno pulita rispetto a un vetro tradizionale.

Molto interessante lo schermo esterno: un OLED da 3,63 pollici, con risoluzione 1066 x 1056 pixel e refresh rate a 90 Hz. È uno dei motivi per cui il razr 70 risulta piacevole da usare. Non è un semplice display di servizio per notifiche e widget: permette di interagire con diverse app, rispondere rapidamente ai messaggi e usare la fotocamera con più libertà. Inoltre ci è sembrato sempre molto luminoso anche alla luce diretta del sole.

Lo schermo esterno è abbastanza grande e definito da essere realmente utile. Non sostituisce quello principale, ovviamente, ma riduce il numero di volte in cui si deve aprire il telefono. È una differenza importante, perché un buon flip phone non deve solo piegarsi: deve dare un senso pratico al fatto di poter essere usato anche da chiuso.

Fotocamere: bene con luce naturale, meno bene in notturna

Il comparto fotografico è una delle aree in cui il Motorola razr 70 mostra di più la sua natura da pieghevole “di compromesso”. La fotocamera principale resta un sensore da 50 MP con apertura f/1.7, lo stesso già visto sui modelli precedenti. Non è una cattiva fotocamera in senso assoluto, ma non riesce a competere con gli smartphone “tradizionali” della stessa fascia di prezzo.

In buone condizioni di luce si possono ottenere scatti gradevoli, pronti per la condivisione social e con una resa complessivamente accettabile. Quando però la scena diventa più complessa, emergono i limiti: dettaglio non sempre incisivo, contrasto non particolarmente ricco e qualche difficoltà con le fonti di luce forti. Negli interni, soprattutto, gli scatti possono apparire morbidi, mentre di notte si nota una certa quantità di rumore e una resa meno pulita.

L’assenza di un teleobiettivo dedicato pesa. Gli zoom digitali si basano sul crop del sensore principale e la qualità cala rapidamente già a ingrandimenti moderati. A 2x il risultato può ancora essere utilizzabile in alcune situazioni, ma spingendosi oltre si perde dettaglio e l’immagine diventa più impastata.

La novità più concreta è l’ultra-grandangolare da 50 MP, che sostituisce il precedente sensore da 13 MP. È un passo avanti sensato: gli scatti ampi risultano più coerenti e meno penalizzati rispetto alla generazione precedente. Rimane però una differenza evidente rispetto alla principale, soprattutto per gamma dinamica e temperatura colore.

La fotocamera frontale da 32 MP fa il suo dovere, ma su un flip phone ha quasi meno importanza. Il vero vantaggio è poter usare le fotocamere posteriori per i selfie, sfruttando lo schermo esterno come mirino. È una delle funzioni più riuscite del formato: i selfie vengono meglio, l’inquadratura è più semplice e si possono usare anche gesture come il sorriso o il palmo della mano per scattare.

Interessante anche la funzione Frame Match, che permette di preparare l’inquadratura e lasciare poi a un’altra persona il compito di replicarla usando una sorta di immagine guida. L’idea è intelligente, soprattutto per chi vuole maggiore controllo nelle foto in viaggio o di gruppo. Nella pratica, però, potrebbe risultare meno immediata di quanto sembri: richiede che chi scatta capisca bene cosa fare.

Lato video ci è piaciuta molto la modalità camcorder che consente di simulare una videocamera aprendo il telefono a 90 gradi, non cambia nulla nella resa dei video ma è una trovata molto carina e originale.

razr camcorder

Prestazioni: fluido nell’uso quotidiano, ma resta un mid-range

Il Motorola razr 70 utilizza il MediaTek Dimensity 7450X, affiancato da 8 GB di RAM e 256 GB di memoria interna. È una piattaforma sufficiente per un uso quotidiano fluido: social, messaggistica, browser, streaming e multitasking leggero non creano particolari problemi. Lo smartphone si muove bene nell’interfaccia e non dà l’impressione di essere lento nelle operazioni comuni.

Il problema è il posizionamento. Per un telefono da quasi 900 euro, anche considerando la complessità del formato pieghevole, le prestazioni sono chiaramente da fascia media. Il salto rispetto al razr 60 è minimo e, nei benchmark citati dalla fonte, la distanza con concorrenti più potenti resta evidente. Questo non significa che il razr 70 sia frustrante da usare, ma significa che non è il telefono giusto per chi vuole il massimo in termini di potenza, gaming o longevità prestazionale.

Anche nei giochi più pesanti emergono i limiti: alcuni titoli richiedono impostazioni grafiche medie e frame rate non particolarmente spinti. Per un utilizzo casual va bene, ma chi cerca un pieghevole anche per giocare dovrebbe guardare altrove.

Software e AI: tutto funziona bene

Il razr 70 arriva con Android 16 e un’interfaccia Motorola ancora abbastanza leggera, anche se meno pulita rispetto al passato. Le gesture storiche di Motorola restano tra le migliori: rapide, intuitive e davvero utili. Anche l’app Moto, che raccoglie suggerimenti e funzioni personalizzate, continua a essere un valore aggiunto.

Meno piacevole la quantità di app preinstallate. La presenza di servizi come LinkedIn, Amazon Music, Facebook, Instagram, Disney+, Prime Video e Opera rende l’esperienza iniziale più affollata del necessario. Su uno smartphone premium, anche se più economico rispetto ad altri pieghevoli, ci si aspetterebbe maggiore pulizia.

Il capitolo AI è forse l’aspetto più “confuso”. Motorola include Moto AI, ma a bordo ci sono anche Gemini, Copilot e Perplexity. Sulla carta è tanta scelta; nella pratica, il rischio è sovrapposizione. L’utente medio potrebbe non capire perché dovrebbe usare un assistente invece di un altro, e l’impressione è che Motorola abbia preferito accumulare strumenti piuttosto che costruire una proposta davvero coerente.

Il supporto software è un altro punto debole: tre aggiornamenti principali di Android e quattro anni di patch di sicurezza non sono pochi in senso assoluto, ma diventano poco competitivi se confrontati con i sette anni offerti da Samsung su alcuni modelli rivali. Su un prodotto costoso e particolare come un pieghevole, la longevità software dovrebbe essere più ambiziosa.

Autonomia: il grande passo avanti

La batteria è probabilmente una delle migliori notizie del razr 70. Motorola è riuscita a integrare una capacità da 4800 mAh, superiore a quella di molti rivali diretti nel formato flip. Nell’uso reale significa arrivare a sera senza ansia, anche con un utilizzo moderato e un po’ di gaming.

Non è un battery phone nel senso tradizionale, ma per un pieghevole compatto l’autonomia è convincente. La ricarica cablata a 30 W permette di recuperare energia abbastanza rapidamente: si arriva a circa il 67% in mezz’ora, mentre la ricarica completa richiede poco più di 50 minuti. Presente anche la ricarica wireless a 15 W, comoda per chi usa basi di ricarica sulla scrivania o sul comodino. Peccato per l’assenza del caricatore in confezione, ormai prevedibile ma sempre poco piacevole.

Conclusioni

Il Motorola razr 70 è uno smartphone che abbiamo apprezzato molto anche se non ci ha convinto del tutto. Da un lato è piacevole esteticamente, compatto e perfetto come ergonomia, ben rifinito, con due display validi, uno schermo esterno davvero utile e un’autonomia solida. È un flip phone che si usa volentieri e che rende il formato pieghevole più accessibile rispetto ai modelli più costosi.

Dall’altro lato, però, non evolve abbastanza. Le prestazioni restano da fascia media, le fotocamere non sono all’altezza del prezzo e il supporto software appare poco competitivo. È un telefono pensato per chi vuole soprattutto il fascino e la praticità del formato razr, non per chi cerca il miglior smartphone possibile a parità di prezzo.

Il Motorola razr 70 ha senso se il formato pieghevole è la priorità e se si accettano compromessi evidenti su potenza e fotografia. È elegante, comodo e diverso dal solito. Ma se si guarda al puro rapporto tra prezzo, prestazioni, fotocamera e aggiornamenti, uno smartphone tradizionale della stessa fascia offre ancora molto di più.

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I movimenti contro l’intelligenza artificiale crescono. Viaggio nella galassia dei gruppi che vogliono fermare l’AI

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I movimenti contro l'intelligenza artificiale crescono. Viaggio nella galassia dei gruppi che vogliono fermare l'AI

Una figura molto discussa è stata Sam Kirchner, uno dei fondatori, successivamente allontanato dal gruppo dopo tensioni interne e accuse di comportamenti aggressivi. Oggi uno dei volti più visibili è Guido Reichstader, noto per le proteste e gli scioperi della fame organizzati davanti alle sedi delle aziende AI.

Dal punto di vista ideologico, StopAI unisce temi diversi: rischio esistenziale, critica alle Big Tech, opposizione al transumanesimo e timore di una società sempre più automatizzata. Più che concentrarsi soltanto sulla regolamentazione tecnica, il gruppo presenta l’AI come una trasformazione culturale e politica che potrebbe cambiare profondamente il ruolo degli esseri umani nella società.

La via “alternativa” di ControlAI

Orientata a una critica nei confronti dell’AI al punto da paragonare i rischi dello sviluppo della nuova tecnologia a quelli di una guerra nucleare, ControlAI è una delle realtà più strutturate (ed economicamente rilevanti) tra quelle che si oppongono alla crescita dell’intelligenza artificiale generativa verso quella “superintelligenza” (ASI) che aprirebbe le porte all’apocalisse. L’associazione senza fini di lucro è guidata da Andrea Miotti, manager che vanta un curriculum strepitoso – dai master alla London school of economics and political science, passando per impieghi alle Nazioni unite – e spiccate capacità comunicative.

Molto attiva nel Regno Unito, ControlAI è orientata all’uso di tecniche di lobbying rivolte ai settori governativi e istituzionali e si muove su due binari. Il primo è quello della pressione popolare, veicolato attraverso il meccanismo – tipicamente anglosassone – del “messaggio al proprio rappresentante alla Camera”. Il secondo è l’occupazione degli spazi mediatici: nel corso dei suoi tre anni di attività, l’associazione è riuscita a comparire con continuità su Bbc, Guardian, Washington Times, Nbc e Times.

A dispetto del nome, ControlAI non propone la semplice introduzione di sistemi di controllo, ma una critica molto più radicale. Non è un caso che nel board dell’associazione compaiano anche Connor Leahy e Gabriel Alfour, fondatori della startup Conjecture. L’azienda (con sede a Londra) proponeva un approccio alternativo all’intelligenza artificiale che poggia le sue basi su una critica radicale alle logiche che fondano gli attuali large language model (llm) opponendogli un approccio basato sul concetto di “emulazione cognitiva”.

Secondo i fondatori di Conjecture, il percorso verso la creazione di un’intelligenza artificiale sicura e controllabile avrebbe richiesto una completa inversione di rotta, abbandonando la corsa alla creazione di llm sempre più grandi per concentrarsi piuttosto su un sistema che riproduca i reali meccanismi del pensiero umano, attraverso la “scomposizione dei compiti cognitivi in moduli elementari, costruzione di componenti specializzati e affidabili, la combinazione di questi componenti in workflow strutturati”. Un processo che, stando a quanto si legge sul sito, avrebbe richiesto almeno un decennio di lavoro. Nulla di fatto, però. Lo scorso marzo lo stesso Connor Leahy ha annunciato la chiusura del progetto.

Evitable, tra approccio accademico e mediatico

Evitable nasce nel 2025 ed è uno dei gruppi più strutturati del panorama anti-AI. Il fondatore è David Scott Krueger, professore associato al Mila di Montréal, centro di ricerca molto importante nel campo dell’intelligenza artificiale. Krueger arriva direttamente dal mondo della AI safety, cioè la ricerca sui rischi legati ai sistemi di intelligenza artificiale avanzati. Ha lavorato in ambienti collegati a DeepMind e collaborato con figure molto note della ricerca AI internazionale. Nel 2026 ha lasciato temporaneamente il lavoro accademico per dedicarsi completamente a Evitable.