
Dovranno essere i gestori delle piattaforme mettere a punto sistemi di verifica dell’età degli utenti al fine di attribuire il regime di utilizzo corrispondente. Le piattaforme dovranno altresì prevedere strumenti di controllo parentale destinati a chi esercita la responsabilità genitoriale. Affidato ad Agcom e Garante Privacy il compito di definire le modalità tecniche e procedurali per la verifica dell’età degli utenti. le modalità di interoperabilità con i sistemi di identificazione digitale, le procedure di controllo, monitoraggio e certificazione dei sistemi adottati dai fornitori dei servizi e le sanzioni amministrative previste per le piattaforme online che violano le disposizioni e i relativi importi economici.
Cosa sta succedendo nel resto del mondo
Intanto si iniziano a toccare con mano i primi effetti delle misure attive in altri stati, a partire dall’Australia, prima al mondo ad aver approvato una legge che inibisce l’accesso ai minori di 16 anni alle dieci principali piattaforme social. La legge è entrata in vigore a dicembre, ma a tre mesi di distanza le cose non stanno andando così bene: l’Agenzia per la sicurezza online ha annunciato che oltre 5 milioni di account aperti da minori sono stati disattivati dalle piattaforme social. Mentre una quota significativa di bambini australiani continua ad accedere alle piattaforme, in particolare a Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok e YouTube. “L’Australia non permetterà ai giganti dei social di prenderci in giro. Se queste aziende vogliono fare affari in Australia, devono rispettare le leggi”, ha dichiarato la ministra delle Comunicazioni Anika Wells. E si lavora già alle sanzioni, che saranno decise entro metà anno. Si parla di multe fino a 49,5 milioni di dollari australiani (circa 29,5 milioni di euro).
C’è poi il caso dell’Indonesia che punta il dito contro Google e Meta a cui sarebbero già state inviate lettere per denunciare la violazione del divieto di utilizzo dei social ai minori di 16 anni, attivo dal 28 marzo (è stato il primo paese del Sudest asiatico ad aver deliberato) e che riguarda 70 milioni di utenti su una popolazione totale di 284 milioni.
“Non ci sarà spazio per compromessi”, ha detto in questo caso la ministra indonesiana delle Comunicazioni Meutya Hafid nel sottolineare che il Governo intende collaborare con le piattaforme disposte a rispettare la legge indonesiana. “Comprendiamo che non sia facile, visto siamo uno dei paesi più attivi nel digitale, con una media di 7, 8 ore di utilizzo di internet al giorno“.
In Europa, è la Francia che punta al primato
In Europa è lunga la lista dei governi che hanno deciso di fare qualcosa, l’Austria è l’ultimo della lista che si sta preparando a presentare un disegno di legge entro giugno che “non si limiterà alla sola restrizione anagrafica ma includerà regole chiare per le piattaforme e il potenziamento dell’alfabetizzazione mediatica”, ha annunciato il vice cancelliere e ministro dei Media Andreas Babler.

























