Uccellacci e uccellini di Pier Paolo Pasolini usciva in sala esattamente sessant’anni fa e rimane ancora oggi uno degli apici del suo percorso e soprattutto del cinema italiano di quel decennio complicato e fertile. Totò e Ninetto Davoli da allora continuano a camminare nella nostra mente, a viaggiare accompagnati da quel Corvo, dicendoci moltissimo anche sul nostro presente.
Un film simbolo della fine di un’epoca
Uccellacci e uccellini anche in questo 2026 rimane un film importantissimo. Da una parte ci parla del percorso di un intellettuale unico, di un momento particolare del suo essere regista, che qui decise di analizzare la società italiana del suo tempo. D’altro canto, questo è un film ancora oggi importante e moderno perché capace di rappresentare bene la differenza tra ideali e realtà, tra teoria e pratica, lo scollamento tra un credo (religioso o meno che sia) e la sua applicazione. Un film sulla morte dell’ideologia? Si, delimitata (ma non solo) ad un certo istante, ad una certa era, quella che andava dai primi del ‘900 fino alla Seconda Guerra Mondiale, passando attraverso la Resistenza e la creazione della Repubblica. Esce poco dopo la morte del “Il Migliore”, Palmiro Togliatti, il grande leader del PCI che aveva indicato la strada. E la morte si può dire che aleggi su tutto e tutti qui.
Il suo funerale, ostentatamente calibrato come un rituale religioso da Italia contadina e semi-pagana, nel film diventa la morte di quella visione marxista. Uccellacci e uccellini arriva infatti in un momento molto particolare per Pasolini, che dopo aver firmato opere connesse al racconto popolare, alla tragedia classica, con questo film conferma la sua volontà di parlarci dell’Italia che cambia e che ha sotto gli occhi, della crisi di una sinistra e con essa di un’intera classe di intellettuali, compreso lui stesso. Uccellacci e uccellini viene girato unendo realtà rurale e la nuova realtà urbana, c’è la periferia, la campagna, c’è l’aeroporto di Fiumicino, ci sono la voce di Modugno e le note di Ennio Morricone. Alto e basso, povero e ricco, realtà e ideali, tutto è contrapposizione in questo film divertente, grottesco, cinico e malinconico, dove Totò e Ninetto Davoli sono persi nel nulla.
Li vediamo aggirarsi venendo spinti dai bisogni più primari, armati di un intelletto fragile, lontano dalla rappresentazione idealizzata con cui l’élite marxista aveva cantato la riscossa dal basso delle masse. Pasolini in Uccellacci e Uccellini ci mette davanti il volto di Totò, proprio lui, la maschera comica per eccellenza, scelta dal regista per tratteggiare questo padre, che con il figlio si imbatte in un Corvo (armato della bellissima voce di Francesco Leonetti), uno dei personaggi più curiosi e belli mai concepiti da Pasolini. Il Corvo è “un intellettuale di sinistra di prima della morte di Palmiro Togliatti” ci spiega il film, ed il volatile decide di accompagnare il duo nel loro viaggio, cominciando a sommergerli di chiacchiere, lezioni morali, insegnamenti non richiesti e non comprensibili ai due. Facile fin da subito intuire che dietro tale animalesca figura si nasconda in realtà la figura del filosofo o del sapiente in generale.
Egli racconterà ai protagonisti la storia di Ciccillo e Ninetto, frati francescani nel medioevo italico, intenti a cercare di portare la parola di amore e pace e convivenza persino tra falchi e passeri, e destinati ovviamente al fallimento. Sequenza divertente, patetica, con cui Pier Paolo Pasolini in quel ci offre una doppia riflessione: da una parte egli ha compreso lo scisma che è in atto tra la sinistra e le grandi masse, tra i suoi vertici intellettuali sconfitti dal tempo e dal cambiamento, separati dalla realtà di quel sottoproletariato animalesco, quasi puerile nella sua bassezza. Ma Pasolini ammette la sconfitta del credo, non solo quello marxista ma anche religioso, che in fondo i due mondi si assomigliano da sempre: uguaglianza, fine della conflittualità, amore e comunanza. Ma no, i falchi ricominciano a mangiare i passeri, Totò e Ninetto sono crudeli con i più deboli, come predatori e timorosi dei proprietari terrieri più forti e armati.


























