In questi giorni si è sviluppata una storia piccola ma interessante relativa alla Commissione Europea e a tutto il movimento, sempre più corposo, per eliminare, o quantomeno (più realisticamente) ridurre, la dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti. L’iniziativa, che si chiama Cyber Resilience Act, è stata codificata in una serie di documenti pubblicamente consultabili; il fatto è che, ironicamente, però, uno dei documenti era stato pubblicato solo nel formato XLSX, ovvero quello ufficiale di Excel, software sviluppato da Microsoft, una delle aziende più statunitensi di tutte.
Di questo piccolo controsenso se n’era accorta pochi giorni fa la Document Foundation, l’organizzazione che tra le altre cose si occupa di portare avanti la suite di produttività libera e open-source LibreOffice, che aveva criticato la scelta della Commissione Europea, definendola contraddittoria rispetto agli obiettivi stessi del Cyber Resilience Act. Tra le finalità della normativa, infatti, ci sono la promozione degli standard aperti, la riduzione dei meccanismi che legano gli utenti a un singolo fornitore, e la diminuzione della dipendenza da tecnologie considerate poco trasparenti.
La Commissione ha però evidentemente ricevuto il messaggio forte e chiaro, perché nel giro di 24 ore ha pubblicato il documento anche in formato ODS, che sta per OpenDocument Spreadsheet, e fa parte del set di formati OpenDocument. Gli OpenDocument sono nati ancora dalle specifiche di Sun Microsystems agli albori di OpenOffice, da cui LibreOffice deriva. La Document Foundation ha espresso soddisfazione per come si è sviluppata la questione, considerandola un piccolo ma significativo passo a favore dell’interoperabilità e degli standard aperti.


























