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I migliori zaini da moto per le tue avventure in sella

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I migliori zaini da moto per le tue avventure in sella

(Ultimo aggiornamento: maggio 2026)

Gli zaini da moto permettono di portare con sé il necessario e, a volte, qualcosa di più, semplificando non poco gli spostamenti in sella. Per un viaggio tanto atteso o per un tragitto breve in città, spesso sanno opporsi alla pioggia, conquistare con la loro leggerezza e riservare persino qualche sorpresa, come scomparti ingegnosi da colpo di fulmine immediato. Più o meno spaziosi, per venire incontro alle esigenze di tutti, abbiamo raggruppato i più interessanti in circolazione, per un totale di 8 proposte all’insegna della praticità.

Cosa hanno di diverso dagli altri zaini?

L’universo degli zaini è piuttosto ampio. Da quelli da viaggio in aereo alle versioni da trekking, ce n’è per tutti i gusti e per tutte le necessità. Quelli da moto si distinguono per il design aerodinamico, per i dettagli riflettenti che migliorano la visibilità – e che dunque giocano a favore della sicurezza di chi guida – e per la presenza di spazi (sì, a volte anche più d’uno) in cui sistemare il casco. Non mancano poi caratteristiche più comuni, rintracciabili in altre tipologie di zaini, come la resistenza all’acqua – di modo che la pioggia non bagni il contenuto – all’usura e a eventuali urti.

Le caratteristiche chiave

Prima di acquistare uno zaino da moto, può essere interessante e utile farsi un’idea delle qualità che possono fare la differenza nell’esperienza d’uso. In particolare:

  • Capacità: come per tutti gli zaini, a seconda della quantità e del volume degli oggetti che si ha intenzione di portare con sé, cambia lo spazio di cui si necessita. Quelli da moto non fanno eccezione e sono presenti in commercio in diverse capacità espresse in litri. In commercio esistono anche modelli espandibili, che permettono di usufruire di qualche litro in più di capienza al bisogno.
  • Spallacci: è importante che siano regolabili, imbottiti e areati. Devono mantenere lo zaino fermo sulla schiena senza gravare eccessivamente e allo stesso tempo devono far passare l’aria e far respirare il corpo.
  • Organizzazione dello spazio: qui si apre un mondo. Dagli scomparti imbottiti per laptop e oggetti tech, sino al vano in cui riporre la borraccia, sistemare l’occorrente per il proprio giro su due ruote in modo ordinato si può. A volte, ci sono anche taschine antifurto e sistemi di aggancio per il casco, da usare una volta scesi dalla sella.
  • Resistenza all’acqua e all’usura: potenziali “nemiche” dei viaggi all’aria aperta, l’acqua e l’usura si possono fronteggiare con zaini in grado di fare loro da scudo, per mantenere il contenuto all’asciutto fino a destinazione.
  • Dettagli riflettenti: inserti a volte presenti che sanno migliorare la visibilità di chi indossa lo zaino e dunque costituire una sicurezza in più, soprattutto al calar del sole.
  • Sacca idrica integrata: alcuni zaini da moto sono provvisti di sacca idrica integrata che permette di ospitare acqua in buona quantità. Per disporre di una riserva che eviti qualche stop di cui si farebbe volentieri a meno.

I migliori secondo Wired

Di seguito la nostra selezione tutta dedicata gli zaini da moto, composta da 8 modelli elencati in ordine crescente di capacità, per individuare più facilmente quello che può fare al caso proprio. Varie le fasce di prezzo e pure le caratteristiche, tra impermeabilità, organizzazione impeccabile (non mancano le soluzioni con scomparto per il laptop) e funzionalità. Per chi poi cercasse altri gadget utili per muoversi a bordo del proprio bolide, ci sono anche le nostre gallery dedicate ai migliori interfoni, ai supporti per cellulare e alle dash cam.


Alfa Romeo: in arrivo un inedito SUV di segmento C

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Alfa Romeo: in arrivo un inedito SUV di segmento C

Alfa Romeo si appresta a una nuova fase della sua ultracentenaria storia, anticipata dal piano industriale <a href="https://www.hdmotori.it/stellantis-piano-investimenti-60-miliardi-fiat-alfa-romeo-lancia/">FaSTLAne 2030</a> da 60 miliardi di euro presentato da Stellantis in occasione dell’Investor Day. Al centro della strategia delineata per il marchio del Biscione c’è un inedito <strong>SUV compatto di segmento C</strong>, un modello cardine della gamma che andrà a collocarsi tra la Junior e la Tonale. Questa scelta consentirà di focalizzarsi sui segmenti che trainano maggiormente le vendite nel mercato europeo, cioé i SUV compatti e i crossover.<h2>Motorizzazioni ibride ed elettriche</h2>Per quanto riguarda la meccanica, la vettura sarà basata sulla nuovissima <strong>piattaforma multi-energia STLA One</strong>, sviluppata per offrire un'ampia flessibilità produttiva. La gamma di motorizzazioni comprenderà unità sia <strong>ibride che elettriche</strong>, con queste ultime che potrebbero adottare un’architettura a <strong>800 Volt</strong> per consentire ricariche rapide.<h2>Uno stile Alfa</h2>A livello di design non sappiamo molto, ma l’immagine mostrata nelle slide del piano suggerisce uno <strong>stile evoluto, ma nel segno della tradizione</strong>: troviamo quindi linee morbide, un cofano allungato e il classico scudetto frontale ridisegnato. Nell’abitacolo è prevista una plancia completamente nuova e disegnata per integrare le più recenti innovazioni in termini di infotainment e sistemi ADAS, con l'eventuale adozione dello <strong>steer-by-wire</strong>.<h2>Il possibile nome</h2>Il debutto ufficiale è previsto tra il <strong>2027 e il 2030</strong> e nel corso dei prossimi mesi sapremo sicuramente di più sul nuovo modello. Per quanto riguarda il nome, non è escluso che la Casa del Biscione attinga al proprio passato, utilizzando denominazioni iconiche come <strong>Giulietta </strong>o<strong> Alfetta</strong>.<h2>Cancellate Giulia e Stelvio?</h2><img class="alignnone size-full wp-image-272181" src="https://www.hdmotori.it/app/uploads/2026/05/Strategia-Alfa-Romeo-2030.jpg" alt="" width="1863" height="1048" />Parallelamente all’introduzione di questo inedito SUV, Alfa Romeo punta a rafforzare la sua esclusività attraverso il reparto <strong>Bottega Fuoriserie</strong>, che svilupperà un progetto speciale atteso entro la fine del decennio. Resta invece un mistero il futuro di <a href="https://www.hdmotori.it/giulia-stelvio-pack-performance/">Giulia e Stelvio</a>, dato che nel piano industriale non sono comparse informazioni sulla nuova generazione di entrambi i modelli, che invece <a href="https://www.hdmotori.it/nuove-alfa-romeo-giulia-stelvio-2028/">era attesa al debutto nel 2028</a>. Sono stati cancellati, solo posticipati oppure non sono stati inseriti nelle slide ma restano confermati? Ne sapremo di più nei prossimi mesi.[drivek_widget brand_id="alfa-romeo" model_id="junior-elettrica"]

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Google aumenta i limiti di Gemini dopo le proteste degli utenti premium

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Google aumenta i limiti di Gemini dopo le proteste degli utenti premium

Google aumenta i limiti di Gemini dopo le proteste degli utenti premium

Dopo le polemiche e le disdette seguite ai nuovi limiti imposti su Gemini, Google sembra correre ai ripari aumentando drasticamente le soglie di utilizzo per gli utenti AI Ultra. La novità, riportata da 9to5Google, evidenzia come l’azienda abbia già triplicato due volte nel giro di poche settimane le soglie di utilizzo dedicate agli abbonati più avanzati. Una mossa che conferma quanto la competizione nel settore dell’intelligenza artificiale generativa stia entrando in una fase sempre più aggressiva.

L’aggiornamento riguarda in particolare gli utenti del piano “Google AI Ultra”, il livello premium che offre accesso prioritario alle funzionalità più avanzate di Gemini. Secondo quanto emerso, Google avrebbe aumentato rapidamente i limiti dopo aver osservato il comportamento reale degli utenti e l’enorme domanda di utilizzo dei modelli AI più potenti.

Google punta sugli utenti “power user”

La crescita dei limiti appare legata soprattutto all’arrivo di utenti professionali e sviluppatori che utilizzano Gemini per attività intensive. Negli ultimi mesi, infatti, l’uso dell’AI generativa si è spostato da semplici chatbot consumer verso flussi di lavoro più complessi: programmazione, analisi dati, produzione di contenuti, ricerca e automazione aziendale.

Google sembra voler evitare uno dei problemi più criticati dagli utenti premium delle piattaforme AI: il raggiungimento troppo rapido dei limiti giornalieri o mensili. Per questo l’azienda ha aumentato più volte le quote disponibili, arrivando di fatto a moltiplicare notevolmente il volume di richieste consentite.

Secondo il report, il progetto interno chiamato “Antigravity” sarebbe direttamente collegato a questa revisione delle capacità disponibili per gli utenti avanzati. Anche se Google non ha fornito dettagli tecnici approfonditi sull’infrastruttura, il messaggio è chiaro: l’azienda vuole mantenere Gemini competitivo rispetto alle offerte rivali.

La competizione con OpenAI entra in una nuova fase

L’aumento dei limiti non è un dettaglio secondario. Nel mercato AI attuale, infatti, le restrizioni di utilizzo sono diventate un elemento strategico fondamentale. Aziende come OpenAI, Anthropic e Google competono non solo sulla qualità dei modelli, ma anche sulla quantità di accesso concessa agli utenti paganti.

Più richieste disponibili significano maggiore produttività per sviluppatori e aziende. Significa anche rendere possibile l’utilizzo continuo di modelli avanzati senza dover attendere reset temporali o acquistare crediti aggiuntivi.

Negli ultimi mesi, molti utenti professionali hanno lamentato limiti considerati troppo restrittivi su diverse piattaforme AI, soprattutto durante le ore di maggiore traffico. Google sembra voler sfruttare questa debolezza del mercato offrendo un’esperienza più flessibile agli abbonati premium.

Dietro questa decisione esiste però anche un tema economico molto rilevante. Aumentare i limiti di utilizzo dei modelli generativi comporta costi infrastrutturali enormi. L’elaborazione delle richieste AI richiede infatti GPU avanzate, data center dedicati e consumi energetici elevati.

Per questo motivo molte aziende del settore hanno introdotto quote, limiti dinamici e sistemi di priorità. La scelta di Google suggerisce che l’azienda ritenga sostenibile ampliare ulteriormente l’accesso, probabilmente grazie alla propria infrastruttura cloud e ai chip TPU sviluppati internamente.

Allo stesso tempo, la strategia potrebbe servire a consolidare il valore percepito dell’abbonamento AI Ultra. In un mercato sempre più affollato, offrire limiti più elevati può diventare un fattore decisivo nella scelta del servizio AI da sottoscrivere.

Gemini sempre più centrale nell’ecosistema Google

L’espansione delle capacità di Gemini si inserisce in una strategia più ampia che vede l’intelligenza artificiale integrata progressivamente in tutto l’ecosistema Google. Dalla ricerca online ad Android, passando per Workspace e Chrome, l’azienda sta trasformando Gemini nel motore centrale delle sue esperienze software.

L’aumento dei limiti per gli utenti premium rappresenta quindi anche un segnale verso il mercato enterprise e professionale. Google vuole dimostrare che la propria piattaforma AI è pronta a sostenere carichi di lavoro più elevati e utilizzi continuativi, senza le restrizioni che spesso caratterizzano i servizi consumer tradizionali.

In questo scenario, la battaglia sull’AI non si gioca più soltanto sulla qualità delle risposte generate dai modelli linguistici, ma anche sulla capacità di garantire continuità operativa, scalabilità e accesso esteso agli utenti che fanno dell’intelligenza artificiale uno strumento quotidiano di lavoro.

Questa volta è stato Putin a far visita a Xi Jinping: la Cina si conferma il perno del mondo (e l’Europa)

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Questa volta è stato Putin a far visita a Xi Jinping: la Cina si conferma il perno del mondo (e l'Europa)

L’Europa rischia di trovarsi esposta su due fronti, simultaneamente. Da un lato una Russia che continua a rappresentare una minaccia militare diretta. Dall’altro una Cina che, pur non esercitando pressioni militari sul continente, può utilizzare peso economico, catene del valore e dipendenze tecnologiche come strumenti di influenza.

C’è chi crede che il mondo multipolare possa finire per organizzarsi a cerchi concentrici di potere, costruiti attorno ai grandi poli geopolitici. Chi resta fuori rischia di diventare oggetto delle dinamiche internazionali più che soggetto attivo. In quel caso molti Paesi, inclusi quelli europei, potrebbero scoprire di essere spettatori più che protagonisti.

Putin-Xi Jinping: rafforzato l’allineamento politico

Ma che cosa si è concluso concretamente durante la 25esima visita di Putin a Pechino? Sul piano politico e retorico l’intesa è stata ribadita con forza. I due leader hanno rinnovato il Trattato di amicizia e firmato una dichiarazione congiunta sul mondo multipolare. I documenti criticano apertamente sanzioni unilaterali, interventismo occidentale, espansione delle alleanze e uso politico dei diritti umani.

La retorica riflette una narrativa consolidata: la convinzione che l’ordine internazionale guidato dagli Stati Uniti sia in crisi e debba essere sostituito da un sistema più pluralistico. Sul piano pratico, i risultati appaiono meno significativi. Sono stati firmati in tutto 20 accordi bilaterali in diversi settori, tra cui investimenti, economia digitale, infrastrutture, trasporti, energia nucleare civile, istruzione e cultura. Spicca l’intesa per l’espansione di un collegamento ferroviario transfrontaliero, destinato a rafforzare il commercio via rotaia.

L’obiettivo principale di Mosca è anche quello di rilanciare l’interscambio economico con Pechino, aumentato esponenzialmente dopo la guerra in Ucraina ma che pare aver raggiunto quasi un plateau. Tanto che nel 2025 è diminuito del 9,9%, in netta controtendenza con altre partnership della Cina.

La dimensione tech degli accordi Cina-Russia

Spunta anche l’intenzione di dare maggiore spazio alla cooperazione in settori ad alto contenuto tecnologico. Nella dichiarazione congiunta, i due Paesi indicano tra le sfere di partnership anche intelligenza artificiale, economia digitale, infrastrutture avanzate, trasporti autonomi e ricerca scientifica. Cina e Russia hanno annunciato l’intenzione di ampliare la cooperazione nel settore della difesa, compresa l’applicazione militare dell’IA.

App Store, Apple blocca oltre 2,2 miliardi di dollari di frodi nel 2025

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App Store, Apple blocca oltre 2,2 miliardi di dollari di frodi nel 2025

App Store, Apple blocca oltre 2,2 miliardi di dollari di frodi nel 2025

Nel 2025 l’ecosistema di Apple ha bloccato transazioni fraudolente per oltre 2,2 miliardi di dollari sull’App Store. Il dato arriva direttamente dalla società di Cupertino, che ha pubblicato un nuovo report dedicato alla sicurezza della propria piattaforma digitale e alle attività di contrasto contro truffe, account falsi e applicazioni malevole.

Secondo Apple, negli ultimi cinque anni l’App Store avrebbe impedito operazioni fraudolente per un valore complessivo superiore ai 9 miliardi di dollari. Il 2025 rappresenta quindi uno degli anni più intensi sul fronte della sicurezza digitale, con una crescita significativa delle minacce rivolte sia agli sviluppatori sia agli utenti finali.

Apple punta sulla sicurezza dell’ecosistema

Nel report, Apple sottolinea come la protezione dell’App Store sia diventata una priorità strategica in un contesto sempre più esposto a tentativi di phishing, abbonamenti ingannevoli e software dannoso. L’azienda evidenzia il lavoro svolto dai sistemi automatici di revisione insieme ai controlli manuali effettuati dai team interni.

Tra i numeri più rilevanti condivisi dalla società figurano:

  • oltre 1,9 milioni di candidature di app respinte per violazioni legate a privacy, sicurezza o affidabilità;
  • più di 146.000 account sviluppatore chiusi;
  • circa 139.000 registrazioni di sviluppatori rifiutate per sospette attività fraudolente;
  • milioni di account cliente bannati per comportamenti considerati anomali o pericolosi.

Apple sostiene che molte delle minacce individuate riguardino tentativi di manipolare classifiche, recensioni e sistemi di pagamento interni, elementi fondamentali per la credibilità della piattaforma.

Uno dei temi centrali del report riguarda le transazioni economiche fraudolente. Apple spiega di aver intercettato tentativi di furto legati a carte di credito compromesse, account rubati e sistemi di pagamento utilizzati illegalmente per acquistare beni digitali.

La società afferma inoltre di aver impedito quasi 4,7 milioni di carte di credito rubate dall’essere utilizzate sull’App Store e bloccato oltre 1,6 milioni di account dall’effettuare nuove transazioni.

L’obiettivo dichiarato è duplice: proteggere gli utenti dalle truffe e garantire agli sviluppatori un mercato considerato affidabile. Apple continua infatti a presentare l’App Store come un ambiente controllato rispetto agli store alternativi o ai marketplace non ufficiali.

Il dibattito sulle regole dell’App Store

La pubblicazione del report arriva in un momento delicato per Apple. Negli ultimi anni l’azienda è stata al centro di numerose critiche da parte di sviluppatori, autorità antitrust e concorrenti per le regole imposte sull’App Store, comprese le commissioni sulle transazioni e le limitazioni ai sistemi di pagamento esterni.

Apple utilizza spesso il tema della sicurezza come argomento per difendere il proprio modello chiuso. Secondo la società, l’elevato numero di frodi bloccate dimostrerebbe l’efficacia del sistema di controllo centralizzato.

I critici, però, sostengono che la sicurezza non dovrebbe giustificare pratiche considerate anticoncorrenziali. Il dibattito è particolarmente acceso in Europa, dove il Unione Europea ha introdotto il Digital Markets Act per limitare il potere delle grandi piattaforme tecnologiche.

Il report di Apple riflette anche una tendenza più ampia che coinvolge l’intero settore tecnologico. Le piattaforme digitali stanno investendo sempre più risorse nella lotta contro frodi online, account fake e applicazioni ingannevoli, fenomeni che continuano a crescere insieme all’economia delle app.

Con miliardi di download e transazioni effettuate ogni anno, l’App Store rappresenta uno dei principali bersagli per cybercriminali e gruppi organizzati. Apple punta quindi a rafforzare la narrativa di un ecosistema sicuro e controllato, mentre il confronto con regolatori e sviluppatori resta aperto.

Stability AI sfida Suno: nuovi modelli audio per creare canzoni di 6 minuti

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Stability AI sfida Suno: nuovi modelli audio per creare canzoni di 6 minuti

Stability AI sta rilasciando Stability Audio 3.0 e non si tratta di un semplice aggiornamento, come in tanti potrebbero supporre, ma di un'intera famiglia di modelli che lavorano sul suono in modo piuttosto diverso rispetto alle versioni precedenti.

Troviamo nel dettaglio ben quattro modelli, tutti però sotto il nome di Stability Audio 3.0: ce ne sono due più limitati da 459 milioni di parametri, poi un medio da 1,4 miliardi e per finire il grande da 2,7 miliardi. Per un discorso di maggiore intuitività, Stability AI li ha divisi anche per uso pratico, come se ognuno avesse un ruolo ben preciso e definito. I più "modesti" servono in principalmente per generare audio, e questo può avvenire anche in locale, con risultati che arrivano a circa due minuti o poco più: roba veloce insomma.

Per chi invece ha maggiori aspettative, anche in termini di qualità, arrivano i modelli più complessi di Stability AI, medio e grande, che promettono un qualcosa di più strutturato e soprattutto di meno "già sentito". Qui si parla di brani completi, che possono durare anche più di 6 minuti, e ci si basa specialmente sul concetto di "continuità musicale". Si va quindi alla ricerca di una coerenza totale in merito a tempo, melodia e sonorità.


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Italia e India, Meloni e Modi (Melody) vogliono un’intelligenza artificiale più umana e sicura (di quella sino-americana)

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Italia e India, Meloni e Modi (Melody) vogliono un'intelligenza artificiale più umana e sicura (di quella sino-americana)

In un editoriale firmato a quattro mani e pubblicato dal Corriere della Sera e su molte testate indiane, Meloni e Modi avevano messo in fila le rispettive filosofie: la visione indiana del Manav, parola che in hindi significa “umano”, che punta a mettere la persona al centro dello sviluppo tecnologico, e la tradizione italiana “algor-etica antropocentrica”, cioè l’idea che gli algoritmi e l’intelligenza artificiale debbano essere progettati e regolati tenendo al centro diritti, dignità e bisogni delle persone. “L’intelligenza artificiale deve rimanere al servizio dell’uomo”, ha ribadito Meloni.

Modi ha insistito sulle potenzialità della cooperazione tecnologica: “In campi come l’intelligenza artificiale, il calcolo quantistico, lo spazio e l’energia nucleare nel settore civile ci sono possibilità illimitate di collaborazione fra di noi”.

Il premier indiano ha inoltre annunciato un tavolo comune per creare “un centro d’innovazione India-Italia per collegare startup e centri di ricerca di entrambi i paesi”. Convergenza culturale a parte, la partnership apre anche al supercomputing, cioè ai supercomputer ad altissima capacità di calcolo utilizzati per elaborare enormi quantità di dati e sviluppare applicazioni avanzate di AI, simulazioni climatiche, ricerca scientifica e cybersicurezza. Un settore dove entrambi i paesi hanno programmi ambiziosi e dove le sinergie potrebbero essere rapide da costruire. Basti pensare al tecnopolo bolognese.

Innovit India, l’hub ponte per l’Italia

L’hub concreto per tutto questo si chiama Innovit India: un centro dell’innovazione con sede in India per connettere startup, università e centri di ricerca dei due paesi in fintech, sanità, semiconduttori, quantum computing e IA. L’India conta circa 100 unicorni, termine con cui si indicano startup private valutate oltre un miliardo di dollari, e oltre 200mila startup complessive. Per le pmi italiane del manifatturiero avanzato, avere una porta d’accesso strutturata a quell’ecosistema non è cosa da poco, è il ragionamento di Palazzo Chigi.

Secondo Modi, la complementarità tra i due sistemi produttivi rappresenta un vantaggio competitivo: “L’Italia è nota nel mondo per la sua capacità di design, progettazione e precisione. L’India è nota per le capacità di operare in scala, per il suo talento e per essere sede dell’innovazione”. Da qui la spinta verso un modello condiviso di design and development, “dalla moda al fintech, dalla logistica alla mobilità e al manifatturiero”.

Le intese su spazio e ricerca

Si è parlato anche di cooperazione per la scoperta del cosmo, tra l’agenzia italiana Agenzia spaziale italiana e l’indiana Indian Space Research Organisation che si struttura in una collaborazione per l’osservazione della Terra, eliofisica ed esplorazione, ma la novità più rilevante riguarda la protezione delle infrastrutture orbitali, tema diventato priorità strategica globale con la proliferazione delle costellazioni in orbita bassa.

Google Pics: la sfida Canva e Photoshop è iniziata

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Google Pics: la sfida Canva e Photoshop è iniziata

Tra gli strumenti digitali inediti presentati al Google I/O 2026 c'è anche Google Pics, e sebbene il titolo citi Photoshop non si tratta semplicemente di un suo clone o di un potenziamento delle funzioni già viste in Google Foto, ma di un'applicazione autonoma che unisce sofisticate opzioni di fotoritocco a strumenti avanzati basati sull'AI generativa.

Stando a quanto raccontato da Google sul palco durante l'evento di ieri sera, l'applicazione è mossa dal modello Nano Banana ed è dotata di una tecnologia di segmentazione degli oggetti. Proprio questa caratteristica permette a chi ne fa uso di selezionare, spostare, ridimensionare o trasformare singoli elementi all'interno di una foto, indipendentemente dal fatto che l'immagine sia uno scatto reale o una creazione digitale.

Lo strumento è particolarmente potente, perché è in grado di interagire direttamente con i testi presenti all'interno delle immagini, e si può fare davvero di tutto e con la massima libertà. Google Pics consente, ad esempio, di modificare le scritte o persino di tradurle in altre lingue, mantenendo intatti lo stile del carattere e la dimensione originale.


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Malwarebytes smaschera un approccio confuso di Meta alla privacy delle chat

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Malwarebytes smaschera un approccio confuso di Meta alla privacy delle chat

Malwarebytes smaschera un approccio confuso di Meta alla privacy delle chat

Sono molti gli utenti confusi dopo che Malwarebytes, in un certo senso, ha scoperto una certa schizofrenia nell’approccio confuso di Meta alla privacy della chat. “Le notizie recenti ci hanno fatto chiedere se Meta sappia davvero cosa vuole“, hanno dichiarato i ricercatori dell’azienda di sicurezza informatica in un comunicato stampa recentemente disponibile online.

Da una parte Meta l’8 maggio ha rimosso il supporto per le chat crittografate end-to-end da Instagram, la nota applicazione social. Dall’altra, sempre Meta ha introdotto le chat completamente private basate sull’intelligenza artificiale su WhatsApp. Cosa sta succedendo quindi? Secondo gli esperti queste scelte rivelano una certa incoerenza. Infatti, sul sito ufficiale di WhatsApp, circa la nuova modalità di chat, si legge:

Private Processing è una tecnologia sicura di Meta che consente l’utilizzo di alcune funzioni opzionali di Meta AI, come il riepilogo dei messaggi, l’assistenza con la scrittura e le chat in incognito con Meta AI. La funzione di Private Processing ti consente di usare Meta AI per elaborare i messaggi fuori dal dispositivo in un ambiente riservato e sicuro in cui nessuno, neppure Meta o WhatsApp, può leggere o accedere ai messaggi.

Invece, per quanto riguarda Instagram, Meta “ha rimosso completamente la crittografia end-to-end opzionale per i messaggi diretti (DM)“, spiegano da Malwarebytes, cambiando completamente le regole circa la privacy delle chat. Tutti gli utenti che avevano in precedenza attivato questa funzione hanno ricevuto il seguente messaggio:

La messaggistica crittografata end-to-end su Instagram non è più supportata a partire dall’8 maggio 2026.

L’approccio poco chiaro alla privacy delle chat su WhatsApp e Instagram di Meta ha delle conseguenze per gli utenti. “Un prodotto Meta introduce una maggiore tutela della privacy per le chat basate sull’IA, mentre un altro rimuove l’unica funzionalità che impediva davvero a Meta di leggere le conversazioni“. In altre parole, crea confusione e genera preoccupazione, visto anche il recente episodio di un ex dipendente che aveva avuto accesso a materiale privato degli utenti.

Il punto fondamentale da ricordare è che “incognito” e “privato” sono termini di marketing, mentre la crittografia end-to-end è una garanzia tecnica.

In sostanzialmente, gli utenti non possono più utilizzare le chat di Meta allo stesso modo perché la privacy cambia da un’app all’altra. “WhatsApp rimane crittografato end-to-end per i messaggi tra privati ​​e aggiunge funzionalità opzionali per la privacy basate sull’intelligenza artificiale, mentre i messaggi diretti di Instagram dovrebbero ora essere considerati leggibili da Meta e potenzialmente accessibili alle forze dell’ordine, agli inserzionisti o a malintenzionati che riescano ad accedere ai sistemi di Meta“, aggiungono i ricercatori di Malwarebytes.

Fonte: Malwarebytes

Qual è il costo ambientale che l’Europa deve pagare pur di ridurre la dipendenza dalla Cina sui minerali critici (spoiler: alto)

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Qual è il costo ambientale che l'Europa deve pagare pur di ridurre la dipendenza dalla Cina sui minerali critici (spoiler: alto)

A tal fine, c’è bisogno di individuare una serie di progetti strategici, che “dovrebbero beneficiare di procedure di autorizzazione semplificate e prevedibili e di un sostegno nell’accesso ai finanziamenti”, si legge ancora. Si tratta di qualche decina di casi, inclusi alcuni in territori d’oltremare.

La svolta vera e propria, sostiene la ong belga Corporate Europe observatory è arrivata, però, nel 2025, quando la Commissione ha presentato una serie di proposte operative per velocizzare le pratiche nel settore estrattivo e non solo. Intervento necessario, secondo l’organo guidato da Ursula von der Leyen; ma che renderebbe le regole troppo blande, secondo gli attivisti.

È tutto un “omnibus”

Il primo è il piano d’azione ReSource Eu, adottato lo scorso dicembre e che disegna una corsia preferenziale per l’estrazione di minerali critici, anche modificando la direttiva europea sulla protezione delle acque.

C’è poi il proposto Environmental Omnibus, che, anche in questo caso, promette di velocizzare le procedure tagliando reportistica e responsabilità estesa dei produttori; e per cui, come per tutti gli altri “omnibus”, non sarebbe stato predisposto uno studio di impatto.

E infine, il Grids Package, dedicato alle reti, cioè alle infrastrutture energetiche necessarie alla transizione ecologica.

Mosse ben accolte dal mondo economico e industriale (qualcuno in realtà le ritiene ancora insufficienti); ma che hanno messo sul piede di guerra le organizzazioni non governative, che denunciano l’impatto delle lobby.

Proprio le proposte “omnibus” (vocabolo caro al lessico politico italiano, per indicare un calderone in cui infilare di tutto, ovvero una legge quadro dove inserire eventuali modifiche, integrazioni o correzioni a leggi precedenti) secondo Corporate Europe observatory, sarebbero le nuove scope con cui si cerca di spazzare via le regole. Sono dieci, finora, secondo un conteggio dell’organizzazione. Che sottolinea come nei testi dell’Europa si fa sempre più ricorso a un vocabolario di ispirazione aziendale, dove è facile rintracciare espressioni come “colli di bottiglia”, “neutralità tecnologica”, “semplificazione”, “reality check” e “stress test”.

Il caso della miniera svedese

La questione appare abbastanza chiara: occorre ridurre la dipendenza dell’Unione dalla Cina, sfruttando al massimo quanto si ha in casa. Il problema è come farlo.

Il settore estrattivo è tra i più pesanti in termini di impatto ambientale: fatta salva la ratio politica di uscire dalla dipendenza, calandosi nelle realtà locali le conseguenze di un progetto valutato e approvato senza le opportune cautele possono essere devastanti per chi sui territori vive.