
A tal fine, c’è bisogno di individuare una serie di progetti strategici, che “dovrebbero beneficiare di procedure di autorizzazione semplificate e prevedibili e di un sostegno nell’accesso ai finanziamenti”, si legge ancora. Si tratta di qualche decina di casi, inclusi alcuni in territori d’oltremare.
La svolta vera e propria, sostiene la ong belga Corporate Europe observatory è arrivata, però, nel 2025, quando la Commissione ha presentato una serie di proposte operative per velocizzare le pratiche nel settore estrattivo e non solo. Intervento necessario, secondo l’organo guidato da Ursula von der Leyen; ma che renderebbe le regole troppo blande, secondo gli attivisti.
È tutto un “omnibus”
Il primo è il piano d’azione ReSource Eu, adottato lo scorso dicembre e che disegna una corsia preferenziale per l’estrazione di minerali critici, anche modificando la direttiva europea sulla protezione delle acque.
C’è poi il proposto Environmental Omnibus, che, anche in questo caso, promette di velocizzare le procedure tagliando reportistica e responsabilità estesa dei produttori; e per cui, come per tutti gli altri “omnibus”, non sarebbe stato predisposto uno studio di impatto.
E infine, il Grids Package, dedicato alle reti, cioè alle infrastrutture energetiche necessarie alla transizione ecologica.
Mosse ben accolte dal mondo economico e industriale (qualcuno in realtà le ritiene ancora insufficienti); ma che hanno messo sul piede di guerra le organizzazioni non governative, che denunciano l’impatto delle lobby.
Proprio le proposte “omnibus” (vocabolo caro al lessico politico italiano, per indicare un calderone in cui infilare di tutto, ovvero una legge quadro dove inserire eventuali modifiche, integrazioni o correzioni a leggi precedenti) secondo Corporate Europe observatory, sarebbero le nuove “scope con cui si cerca di spazzare via le regole”. Sono dieci, finora, secondo un conteggio dell’organizzazione. Che sottolinea come nei testi dell’Europa si fa sempre più ricorso a un vocabolario di ispirazione aziendale, dove è facile rintracciare espressioni come “colli di bottiglia”, “neutralità tecnologica”, “semplificazione”, “reality check” e “stress test”.
Il caso della miniera svedese
La questione appare abbastanza chiara: occorre ridurre la dipendenza dell’Unione dalla Cina, sfruttando al massimo quanto si ha in casa. Il problema è come farlo.
Il settore estrattivo è tra i più pesanti in termini di impatto ambientale: fatta salva la ratio politica di uscire dalla dipendenza, calandosi nelle realtà locali le conseguenze di un progetto valutato e approvato senza le opportune cautele possono essere devastanti per chi sui territori vive.


























