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Il tuo sabato con Disney+: titoli incredibili per un weekend top

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Il tuo sabato con Disney+: titoli incredibili per un weekend top

Il tuo sabato con Disney+: scopri i titoli incredibili che renderanno il weekend incredibile e appassionante.

Il tuo sabato con Disney+: titoli incredibili per un weekend top

Rendi il tuo sabato emozionante con Disney+, la piattaforma streaming esclusiva che offre contenuti incredibili firmati Disney, Marvel, Star Wars, Hulu, Pixar e National Geographic. Goditi un weekend top all’insegna dell’intrattenimento di altissima qualità grazie a questa nostra selezione di titoli incredibili.

I migliori titoli su Disney+ per un weekend favoloso

Ecco qui la nostra selezione dei migliori titoli disponibili su Disney+ per un weekend favoloso.

  • The Testaments
    • Evoluzione di “The Handmaid’s Tale”, “The Testaments” è una drammatica storia di formazione a Gilead. Protagoniste sono due adolescenti: la devota Agnes Mackenzie e Daisy, appena arrivata da fuori i confini. Nella prestigiosa accademia di Zia Lydia per future Mogli, l’obbedienza è imposta con brutalità e giustificazioni divine. Il loro legame sarà la scintilla che sconvolgerà il loro passato, presente e futuro.
  • Good American Family 
    • Narrato da diversi punti di vista, come mezzo per esplorare problematiche di prospettiva, pregiudizio e trauma, questo avvincente dramma è ispirato alle storie disturbanti che ruotano attorno a una coppia del Midwest che adotta una bambina con una rara forma di nanismo. Ma quando cominciano a crescerla insieme ai loro tre figli biologici, emerge un mistero attorno alla sua età e al suo passato, e pian piano cominciano a sospettare che potrebbe non essere chi dice di essere. Mentre difendono la loro famiglia dalla figlia che cominciano a credere sia una minaccia, lei combatte la propria battaglia per affrontare il suo passato e ciò che le riserva il futuro, in una resa dei conti che alla fine si gioca sui giornali scandalistici e in tribunale.
  • Dopesick-Dichiarazione di dipendenza 
    • Dopesick esamina il modo in cui un’azienda ha causato la peggiore epidemia di droga della storia americana. La serie conduce gli spettatori al centro della battaglia dell’America contro l’assuefazione da oppioidi, dalle sale riunioni delle Big Pharma a una povera comunità di minatori della Virginia fino ai corridoi della DEA. Contro ogni previsione, emergeranno degli eroi impegnati in una corsa intensa ed esilarante per abbattere le vili forze aziendali che si celano dietro la crisi nazionale e i loro alleati. La miniserie trae ispirazione dal bestseller del New York Times di Beth Macy.
  • I Simpson 
    • Vincitrice dell’Emmy Award 2019 come Miglior programma d’animazione, la serie I SIMPSON continua a conquistare il pubblico prendendo in giro tutto e tutti senza peli sulla lingua. Con il suo umorismo sovversivo e la sua deliziosa arguzia, la serie ha lasciato un’impronta indelebile nella cultura pop americana e i membri della famiglia, Homer (Dan Castellaneta), Marge (Julie Kavner), Bart (Nancy Cartwright), Lisa (Yeardley Smith) e Maggie, sono vere e proprie icone televisive.
  • Tucci in Italy 
    • Stanley Tucci crede che il modo migliore per capire un paese sia attraverso il suo cibo. Questo è più vero che in Italia, dove la forma della pasta e il sugo con cui la si serve parlano direttamente di identità e differenziano ogni regione dall’altra. In questa nuova serie, Stanley è impegnato in una ricerca culinaria per esplorare il legame tra il cibo, la terra e la gente del Paese che ama.
  • Le amiche della sposa 
    • La vita di Annie (Kristen Wiig) va a rotoli: single, al verde e infelice. Ma quando l’amica di sempre Lillian (Maya Rudolph) le annuncia de essersi fidanzata e le chiede di essere la sua Damigella D’onore, Annie si lancia in tutti i difficili rituali richiesti e fa i salti mortali per assolvere al compito assegnatole nel migliore dei modi. Determinata al successo e convinta di riuscire a resistere ai tentativi della ricca e viziata Helen (Rose Byrne) di usurparle il ruolo di Damigella D’Onore, Annie guiderà il gruppo di pittoresche damigelle (Melissa McCarthy, Wendi McLendon-Covey e Ellie Kemper) in una sfrenata e irresistibile corsa verso il matrimonio.
  • Daredevil: Rinascita 
    • Wilson Fisk semina distruzione a New York durante la sua caccia al vigilante conosciuto come Daredevil. Ma sotto la maschera con le corna, nell’ombra Matt Murdock tenterà di combattere per demolire l’impero corrotto di Kingpin e salvare la sua casa. Resistere. Ribellarsi. Ricostruire.
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Esplode il caso Palantir, accesso illimitato alle identità dei pazienti britannici mentre il ministero della Salute cambia guida

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Esplode il caso Palantir, accesso illimitato alle identità dei pazienti britannici mentre il ministero della Salute cambia guida

In poche ore, prima l’ex primo ministro laburista Jeremy Corbyn – che a Starmer fa una lotta spietata da quando si è insediato a Downing Street – e poi Amnesty international UK sono intervenuto per condannare “questa seria minaccia al nostro diritto alla privacy”. Un’ulteriore gatta da pelare per Starmer, ma non l’unica se si parla di Palantir, che sta penetrando sempre di più nella gestione dello stato britannico.

Anche il nuovo segretario alla Salute nominato da Starmer James Murray eredita un dossier scomodo e profondamente impopolare. Nel primo messaggio dopo la nomina, ha affermato di voler continuare il “brillante lavoro fatto da Streeting in una missione così cruciale per il paese”, come quella della ristrutturazione dell’Nhs di cui il progetto dell’Fdp è parte. Dunque la posizione di Palantir non sembra in discussione a Westminster, come non sembra esserlo quel “fortino di segretezza” riportato da numerose testare britanniche intorno ai briefing di governo sull’accordo con Palantir.

Come Palantir avrebbe aggirato le leggi sulla privacy dei pazienti

L’Ndit è una piattaforma digitale che costituisce la porta d’ingresso a un grande processo di efficientamento che il Regno Unito sta cercando di compiere nell’ambito della gestione dei dati sanitari. È il luogo in cui i dati clinici vengono inizialmente raccolti prima di essere sottoposti ai processi di pseudonimizzazione e distribuzione verso gli strumenti analitici della piattaforma, al fine di elaborare report e monitorare l’andamento del servizio sanitario.

Ciò che ha fatto rizzare le antenne a molti osservatori riguarda un improvviso cambio nell’architettura originaria del progetto. Originariamente, la distinzione tra l’accesso ai dati identificabili dei pazienti e quelli pseudonimizzati, che forniscono cioè solo informazioni operative rendendo impossibile risalire all’identità, era un punto cardine.

In poche parole, Palantir e le altre società impiegate per mettere a punto la Fdp, non avrebbero potuto accedere all’identità di coloro di cui gestivano le informazioni cliniche. Ma l’ accesso illimitato” che l’Nhs avrebbe ora accordato al Palantir e ai suoi contractor racconterebbe uno sviluppo inatteso.

Una possibilità che, secondo molti, violerebbe il Data protection act del 2018, la legge che regolamenta il trattamento dei dati nel Regno Unito. Un’altra critica mossa dal deputato liberaldemocratico Martin Wrigley in Parlamento riguarda un possibile lock-in tecnologico, ovvero una condizione di dipendenza, che l’Nhs inglese svilupperebbe con Palantir: “L’attuale contratto fornisce un servizio in abbonamento che non lascia alcun risultato dopo la fine della sottoscrizione: nessun software, nessun miglioramento e nessuna proprietà intellettuale dopo una spesa superiore a 330 milioni di sterline”.

Per ora, il ministero della Salute, ricordando che quasi 170 trust su 200 avrebbero già aderito al progetto, ha risposto sottolineando che tutti gli accessi ai dati sono soggetti a sistemi di verifica, controlli di sicurezza e autorizzazioni formali, e ha aggiunto che la governance dei dati resta sotto controllo pubblico e conforme alla normativa vigente sulla protezione dei dati sanitari. Ma in molti nelle ultime ore stanno chiedendo maggior chiarezza per capire in quali mani andranno a finire i dati dei cittadini britannici.

NASA presenta il nuovo super chip: permetterà alle sonde di pensare

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NASA presenta il nuovo super chip: permetterà alle sonde di pensare

Un piccolo componente elettronico, grande quanto il palmo di una mano, presto potrebbe fare la differenza nel modo in cui esploreremo il sistema solare con le prossime missioni. Si tratta del nuovo processore HPSC, acronimo di High Performance Spaceflight Computing, un vero e proprio cervello digitale che la NASA sta mettendo sotto torchio nei laboratori del Jet Propulsion Laboratory in California.

I primi dati sono impressionanti, poiché secondo i i test questo chip mostra prestazioni fino a 500 volte superiori rispetto a quelli attualmente utilizzati nelle missioni spaziali. Potrebbe sembrare strano, ma fino ad oggi, i computer di bordo delle sonde hanno dovuto fare affidamento su tecnologie datate. Questo perché erano considerate estremamente robuste, ovvero capaci di sopravvivere in ambienti dove le radiazioni e gli sbalzi termici distruggerebbero istantaneamente qualsiasi smartphone moderno, e pertanto sono rimaste in auge fino a oggi.

Il progetto HPSC, nato dalla collaborazione tra NASA e Microchip Technology Inc., si prefigge l'obiettivo di unire questa leggendaria resistenza a una potenza di calcolo senza precedenti, ormai necessaria se si vuole fare uno step in avanti.


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La lista dei canali TivùSat si aggiorna al 15 maggio: tutte le modifiche

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La lista dei canali TivùSat si aggiorna al 15 maggio: tutte le modifiche

La lista dei canali TivùSat si è aggiornata: scopri tutte le modifiche al 15 maggio 2026 per un intrattenimento completo senza rinunce.

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Il raggiungimento della sovranità digitale in Europa è in realtà una prova di coraggio

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Il raggiungimento della sovranità digitale in Europa è in realtà una prova di coraggio

Di fatto siamo di fronte a modello considerato “ibrido”, in cui aziende italiane si affidano a big tech americane e in cui la sovranità viene garantita attraverso la gestione delle chiavi di cifratura. Ma siamo sicuri che i dati siano davvero in cassaforte? Emanuele Iannetti, amministratore delegato del Psn ci tiene intanto a puntualizzare che “il Psn è nato in un’Europa già pienamente consapevole delle implicazioni del Cloud Act del 2018” e che “in questo scenario, la Strategia Cloud Italia sviluppata dal dipartimento per la Trasformazione digitale insieme all’Agenzia per la cybersicurezza nazionale ha rappresentato la risposta del Paese alla necessità di dotarsi di un’infrastruttura cloud realmente sovrana che è un unicum”, dice a Wired Italia.

Consentire alle PA utilizzare anche i servizi di grandi provider sarebbe dunque un plus. “È un equilibrio che garantisce sicurezza, flessibilità e, soprattutto, tutela effettiva della sovranità digitale italiana grazie all’utilizzo di soluzioni di crittografia proprietaria”, aggiunge Iannetti evidenziando che “la sovranità digitale non riguarda solo la localizzazione dei dati, ma anche la responsabilità di chi li gestisce, le modalità con cui vengono protetti e il quadro giuridico che li disciplina attraverso una governance istituzionale solida.”

La via del software libero

Nel dibattito sulla sovranità, esiste una fazione di “puristi” secondo i quali il modello ibrido del Psn è in realtà un palliativo. Finché il codice sorgente è proprietario (chiuso) e appartiene a un’azienda straniera, la sovranità sarebbe un’illusione.

La Free Software Foundation evidenzia a Wired Italia che “se l’Italia vuole proteggere la propria autonomia digitale, deve adottare fin da subito un approccio basato sul principio denaro pubblico codice pubblico” e che “il software libero è un prerequisito necessario per la sovranità digitale. Solo i diritti di usare, studiare, condividere e migliorare che derivano dal software libero consentono alle pubbliche amministrazioni di avere il controllo delle proprie infrastrutture digitali ed evitare la dipendenza da fornitori”.

A tal proposito in Italia scommette sull’open source il Csi Piemonte, fra le poche realtà pubbliche che non si limita a usare l’open source ma lo ha reso il pilastro della sua strategia. La piattaforma cloud Nivola nata per la pubblica amministrazione e costruita su OpenStack, il software open source standard per il cloud, oggi serve oltre 400 enti. Nei giorni scorsi a Torino è stato presentato un “Decalogo per la sovranità digitale” a servizio delle PA. “Il tema della sovranità non è più una questione tecnologica, ma di come le istituzioni governano dati, infrastrutture, servizi digitali e decisioni. Con questo Decalogo abbiamo voluto chiarire cosa significa, in termini operativi, parlare di sovranità digitale: non un principio astratto, ma un insieme di scelte concrete che riguardano l’uso dei dati, la riduzione delle dipendenze tecnologiche, la sicurezza e la continuità dei servizi”, commenta a Wired Italia il direttore generale del Csi Piemonte Pietro Pacini.

Il made in Europe c’è, ma che fatica “scalare”

Nel nostro Paese ci sono aziende che hanno sviluppato soluzioni proprietarie in grado dunque di garantire la sovranità al 100%. E la partita si gioca anche nel campo dei data center. “La sovranità digitale non esiste se nei data center viene utilizzato software di virtualizzazione fornito e supportato da aziende statunitensi o cinesi”, sottolinea a Wired Italia Leandro Aglieri, presidente e amministratore delegato di Vates Italia, azienda specializzata nella virtualizzazione open source. “Ci sono cloud provider come Aruba che grazie ad accordi con Vates possono garantire una soluzione 100% europea. Non ci sono più scuse per i cloud provider nazionali come Tim o il Polo strategico nazionale“.

Apple vuole portare gli agenti AI nell’App Store, ma c’è un problema da risolvere

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Apple vuole portare gli agenti AI nell’App Store, ma c’è un problema da risolvere

Apple starebbe cercando un modo per portare nell’App Store le app con agenti AI senza far saltare il principio su cui ha costruito per anni il controllo della propria piattaforma: sapere, prima della distribuzione, che cosa un’app può fare e quali limiti deve rispettare. Il problema è che gli agenti AI non funzionano come le app tradizionali. Possono eseguire azioni complesse, generare codice, creare piccole applicazioni e modificare il comportamento di un servizio in base alle richieste dell’utente. Per un ecosistema come quello di Apple, basato su revisione preventiva, autorizzazioni e regole molto rigide, il problema è capire come controllare un software che può cambiare comportamento dopo l’approvazione iniziale.

Stando a quanto riportato da The Information, Apple starebbe sviluppando un sistema capace di mantenere i propri standard di sicurezza e privacy, ma in grado di supportare meglio le app che includono agenti AI e funzioni di AI coding. Il primo segnale sarebbe arrivato a marzo, quando Apple ha bloccato gli aggiornamenti di alcune app di "vibe coding", strumenti che permettono di creare app e siti web usando agenti AI e prompt in linguaggio naturale, anche senza esperienza di programmazione.

IL PROBLEMA DELLE REGOLE ATTUALI

Quelle regole hanno sempre avuto una logica chiara: impedire che un’app approvata possa diventare qualcosa di diverso dopo il controllo iniziale. Con il vibe coding e con gli agenti AI, però, il comportamento dell’app può dipendere sempre di più dalle istruzioni dell’utente: non solo funzioni già previste, ma strumenti generati al momento, passaggi automatizzati e componenti software prodotti dentro l’app stessa. È un’evoluzione che sviluppatori e utenti stanno iniziando a chiedere, ma che l’App Store, nella sua forma attuale, fatica a gestire.

Per Apple, il punto sarebbe trovare un equilibrio tra apertura e controllo. Gli agenti AI possono completare operazioni articolate in autonomia e usare strumenti che non rientrano facilmente nelle categorie tradizionali dell’App Store. Allo stesso tempo, Apple vorrebbe evitare problemi già emersi con agenti fuori controllo, come cancellazioni di contenuti o altri comportamenti indesiderati. Non si tratterebbe quindi di una semplice modifica formale delle linee guida, ma di un adattamento più profondo del modello di revisione, autorizzazione e responsabilità delle app.

SIRI E LE COMMISSIONI

Il lavoro non si limiterebbe all’App Store. Con iOS 27, Apple starebbe preparando una Siri più avanzata, costruita anche con il supporto di modelli Gemini personalizzati di Google e pensata per reggere meglio il confronto con strumenti come Claude e ChatGPT. Secondo The Information, la società avrebbe già iniziato a contattare alcuni sviluppatori per portare dentro Siri e Apple Intelligence funzioni delle app, dalla prenotazione di voli all’invio di inviti di calendario.

Questa apertura avrebbe però già creato qualche cautela tra gli sviluppatori. Il timore sarebbe che le integrazioni con Siri possano diventare in futuro un nuovo canale a pagamento. Apple avrebbe spiegato ad alcuni partner di non voler applicare commissioni nella fase iniziale della collaborazione, senza però escludere che possano arrivare più avanti. La stessa preoccupazione avrebbe pesato anche sui colloqui con Baidu, Alibaba e Tencent per l’integrazione in Siri su iOS 27.

Apple vorrebbe anche superare l’integrazione esclusiva con ChatGPT, permettendo agli utenti di scegliere tra più chatbot da usare con Siri. Modelli di aziende come Anthropic o Google potrebbero essere impiegati in funzioni come Image Playground e Strumenti di scrittura, sul modello di quanto già avviene oggi con ChatGPT. Resterebbe però da capire fino a che punto Apple sia disposta ad aprire iOS ai chatbot di terze parti. Secondo The Information, OpenAI sarebbe rimasta delusa dai limiti dell’attuale integrazione: ChatGPT può generare testi e immagini attraverso iOS, ma non può accedere alle email o ad altre informazioni personali degli utenti. La nuova Siri dovrebbe essere presentata al keynote della WWDC dell’8 giugno, dove potrebbero arrivare anche indicazioni sulle nuove regole per le app agentiche nell’App Store.


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Spam 1 email su 3: aumenta il phishing perfezionato dall’AI

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Spam 1 email su 3: aumenta il phishing perfezionato dall’AI

Spam 1 email su 3: aumenta il phishing perfezionato dall'AI

Una ricerca condotta dagli esperti di sicurezza informatica di Barracuda ha rivelato dati preoccupanti. In pratica, 1 email su 3 è spam con un preoccupante aumento del phishing perfezionato dall’AI. I dati dello studio evidenziano come l’ingegneria sociale basata sull’intelligenza artificiale e il phishing-as-a-service stanno accelerando le operazioni degli hacker. Ciò ha determinato un aumento del volume non solo degli attacchi via email, ma anche del loro tasso di successo.

Secondo quanto riportato dai ricercatori, i criminali informatici stanno ultimamente passando a metodi di diffusione più difficili da riconoscere. Tra questi si segnalano payload basati su URL, documenti contenenti codici QR e tecniche di furto degli account. Tutto questo è ora in grado di aggirare le difese tradizionali mostrando contenuti differenti in base all’utente che li seleziona, come i siti web gray.

Merium Khalid, Director SOC Offensive Security presso la Direzione Tecnica di Barracuda, ha affermato: “L’e-mail non è più solo un canale di comunicazione: è la prima linea di difesa per l’identità, la fiducia e la continuità operativa. Mentre gli aggressori industrializzano il phishing con l’intelligenza artificiale e il phishing-as-a-service, il futuro della difesa deve evolversi altrettanto rapidamente“.

1 mail su 3 è spam con phishing perfezionato dall’AI

I risultati, basati su dati telemetrici raccolti a livello globale nel gennaio 2026, a seguito di un’analisi approfondita di oltre 3,1 miliardi di mail, hanno confermato che 1 mail su 3 è spam e che il phishing perfezionato dall’AI è sempre più furtivo. Ecco i risultati emersi dalla ricerca di Barracuda:

  • 1 messaggio e-mail su 3 è dannoso o costituisce spam indesiderato;
  • Il 48% delle attività dannose via e-mail è costituito da phishing.
  • Il 34% delle aziende subisce almeno un episodio di furto di account al mese;
  • Oltre il 10% degli allegati HTML è dannoso;
  • Il 70% dei file PDF malevoli contiene codici QR che rimandano a siti web di phishing;
  • Il 90% delle campagne di phishing su larga scala ha utilizzato kit di phishing-as-a-service.

Difendersi è fondamentale! Contro queste nuove tecniche è fondamentale addestrare un atteggiamento critico nei confronti di qualsiasi email ricevuta. La prima arma di difesa è la nostra capacità di discernimento. Prendersi il tempo per riconoscere gli elementi che richiamano il phishing e non lasciare che tecniche AI abbassino la nostra guardia ci permetterà di non cadere nella trappola delle email scam. Inoltre, è comunque necessario integrare sistemi di difesa avanzati.

Le tecnologie italiane nella guerra invisibile, il ruolo del dual use nelle esportazioni verso Israele

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Le tecnologie italiane nella guerra invisibile, il ruolo del dual use nelle esportazioni verso Israele

Droni, avionica, sistemi ottici, materiali compositi e sistemi per la guerra elettronica. Una parte delle relazioni industriali tra Italia e Israele ha assunto queste forme dual use, dopo il 7 ottobre 2023. Per chi le studia da anni “non è una novità: da tempo si gioca su più livelli, uno dei quali è quello tecnologico. Oltre alla componentistica più tradizionale, le aziende italiane forniscono anche sistemi e moduli ad alta specializzazione ai fornitori delle forze armate israeliane”, spiega Carlo Tombola, co-fondatore dell’osservatorio indipendente The Weapon Watch, fondato a Genova nel 2020 per monitorare traffici militari nei porti europei e mediterranei. Insieme ad altre organizzazioni internazionali attive nel monitoraggio delle esportazioni militari e delle filiere logistiche verso Israele, l’osservatorio ha realizzato un report che lo conferma. Si chiama Made in Italy per l’industria del genocidio e traccia almeno 416 spedizioni di materiali militari e forniture energetiche partite dall’Italia verso Israele tra ottobre 2023 e la fine del 2025, insieme a oltre 224.000 tonnellate di carburanti.

Si tratta in gran parte di tecnologie e componenti dual use, cioè prodotti leciti e destinati formalmente anche al mercato civile, ma potenzialmente utilizzabili anche in ambito militare, in base all’utilizzo finale e alla loro integrazione nei sistemi. Abbiamo analizzato il rapporto concentrandoci soprattutto sulle categorie a più alto contenuto tecnologico: ottiche di precisione, sistemi avionici, componenti per droni, materiali avanzati e tecnologie elettroniche che, secondo gli autori del documento, sarebbero finite nella filiera industriale di aziende legate alla difesa israeliana. Nel lavoro di verifica, abbiamo contattato diverse aziende citate nel documento: solo una parte ha risposto nel merito, mentre molte hanno scelto di non commentare le spedizioni a loro attribuite.

Cosa rivela il report sul dual use esportato verso Israele

Un report dual use

Tra i gruppi coinvolti nella realizzazione del rapporto c’è People’s Embargo for Palestine, movimento internazionale che promuove campagne coordinate di pressione su governi, aziende e istituzioni per fermare la corsa agli armamenti di Israele, attraverso embarghi e blocchi commerciali. Fa parte della rete anche il Palestinian Youth Movement (Pym), organizzazione transnazionale indipendente di giovani palestinesi e arabi attiva sui temi della liberazione palestinese e della mobilitazione internazionale. Dall’Italia, partecipa anche Giovani palestinesi d’Italia (Gpi), organizzazione giovanile della diaspora araba e palestinese che si occupa di attivismo politico contro sionismo e imperialismo. A completare il gruppo c’è lo European Legal Support Center (Elsc), organizzazione legale che fornisce supporto giuridico alle reti di solidarietà con la Palestina.

Il report è frutto di un lungo lavoro di incroci tra dati doganali, manifesti di carico, registri logistici, tracciamenti navali e cargo aerei. Ricostruisce rotte commerciali, spedizioni e catene di approvvigionamento che coinvolgerebbero aziende italiane, infrastrutture portuali e aeroportuali e società di trasporto attive tra Italia e Israele.

Hi-tech italiano inviato a Elbit

Il report prova a mappare una rete più ampia di aziende italiane attive in segmenti tecnologici molto specifici. L’attenzione si concentra soprattutto su componenti dual use e sistemi avanzati destinati a Elbit Systems, uno dei principali fornitori delle Forze di difesa israeliane. Non si tratta di armamenti completi, ma di elementi che intervengono nelle capacità operative di droni, piattaforme aeree e sistemi elettronici: ottiche di precisione, avionica, materiali compositi, schermature elettromagnetiche e tecnologie per imaging e comunicazioni.

Tecnologie operative

Una parte delle forniture riguarda sistemi e componenti potenzialmente collegabili alle capacità operative di droni e piattaforme aeree, in particolare per sorveglianza, acquisizione bersagli e gestione delle comunicazioni. Tra le aziende citate nel report compare Tecnottica Consonni, specializzata in ottica di precisione. Tra novembre e dicembre 2024, avrebbe inviato lenti doppie, fibre ottiche e altri componenti alla divisione Electro-Optics Elop di Elbit Systems. Si tratta di parti usate in sistemi elettro-ottici per immagini e puntamento, anche in condizioni di scarsa visibilità.

Sony Xperia 1 VIII ufficiale: nuovo design, rivoluzione per la telefoto

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Sony Xperia 1 VIII ufficiale: nuovo design, rivoluzione per la telefoto

Come promesso negli scorsi giorni, Sony ha finalmente annunciato il suo nuovo smartphone top di gamma, Xperia 1 VIII: a livello estetico è tutto confermato, con il nuovo design (chiamato ORE) ispirato ai materiali naturali e alle pietre preziose. Le quattro colorazioni disponibili sono Graphite Black, Iolite Silver, Garnet Red e Native Gold. Cambia anche lo stile del modulo fotografico posteriore, sempre come anticipato dai leaker: addio all’ormai classico layout in verticale in favore di uno stile più squadrato, in cui le tre fotocamere sono organizzate a triangolo (ma non come gli iPhone Pro).

L’esperienza fotografica è una delle principali aree in cui si è concentrata Sony, con l’obiettivo (ha!) di avvicinarsi ancora di più alle fotocamere professionali Alpha. Naturalmente anche qui è l’intelligenza artificiale a rappresentare la principale novità, almeno secondo il colosso nipponico: in particolare, debutta l’AI Camera Assistant, basato su Xperia Intelligence. Gli algoritmi lavorano per riconoscere automaticamente scena, soggetto e condizioni ambientali suggerendo impostazioni ottimizzate come tonalità colore, selezione dell’obiettivo ed effetti bokeh.

Per quanto riguarda l’hardware, la novità principale è la fotocamera tele: c’è un sensore da 1/1,56”, circa quattro volte più grande rispetto a quello presente sul diretto processore, che promette una qualità superiore negli scatti più a lunga distanza e migliori prestazioni in condizioni di scarsa illuminazione. Per contro, addio alla focale variabile, ma viste le dimensioni molto compatte che costringeva ad adottare, forse è meglio così. In ogni caso, tutte e tre le fotocamere beneficiano di elaborazione RAW multi-frame per migliorare HDR, riduzione del rumore e gestione delle alte luci.


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  • Marvel’s Guardians of the Galaxy
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  • Middle Earth: Shadow of War
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  • LEGO Star Wars III: The Clone Wars
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Fonte: Amazon Game Studio

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