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Hanno scommesso sul caldo, e il caldo è arrivato. Cosa può succedere dopo una “semplice” previsione su Polymarket

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Hanno scommesso sul caldo, e il caldo è arrivato. Cosa può succedere dopo una “semplice” previsione su Polymarket

Nonostante si parli di scommesse, Polymarket e Kalshi assomigliano a mercati di micro-derivati costruiti attorno a eventi futuri: ogni scenario, dall’esito di un’elezione alla temperatura massima registrata a Parigi, viene convertito in un contratto yes/no il cui prezzo oscilla continuamente tra 0 e 1 dollaro in base alla domanda del mercato. A differenza delle piattaforme di scommesse tradizionali, però, non esiste un banco che gioca contro gli utenti: i contratti vengono comprati e venduti direttamente tra trader, in un sistema peer-to-peer dove ogni posizione esiste soltanto perché qualcuno, dall’altra parte, è disposto ad assumersi il rischio opposto.

“L’incertezza crea opportunità”

Nel caso dell’aeroporto parigino, per esempio, le quote che scommettevano sul superamento dei 18°C venivano scambiate a prezzi bassissimi, perché il mercato riteneva quell’ipotesi quasi impossibile: il contratto implicava circa il 95% di probabilità che la temperatura restasse sotto quella soglia. Quando il sensore ha improvvisamente registrato un’anomalia termica, il valore delle quote è esploso nel giro di pochi minuti, trasformando una puntata marginale in migliaia di dollari di profitto. “Questo potrebbe essere pericoloso, poiché potremmo permettere alle piattaforme di creare artificialmente l’incertezza – continua Chatterjee –. Quando i risultati sono incerti e le persone non sono d’accordo, i mercati si animano. Il disaccordo crea liquidità; l’incertezza crea opportunità”.

In un tempo breve, i mercati predittivi sono passati in poco tempo dall’occupare una nicchia della finanza digitale all’essere un settore multimiliardario che fa gola agli investitori di Wall Street. Nel 2025 il loro volume d’affari ha superato i 60 miliardi di dollari. L’anno prima non raggiungeva i 16 miliardi.

Nel 2026, Polymarket ha registrato oltre 7 miliardi di dollari di volume di scambio in un solo mese, con record giornalieri superiori a 400 milioni di dollari: “I mercati predittivi competeranno con gli indici di borsa nei prossimi anni”, aveva detto a Bloomberg Tarek Mansour, amministratore delegato di Kalshi solo qualche mese fa.

Proprio mentre la finanziaria Intercontinental Exchange, proprietaria della Borsa di New York, ha investito 2 miliardi di dollari in Polymarket, valutando l’azienda 9 miliardi. L’obiettivo, come riportato da varie analisi, non è la piattaforma sui cui avvengono le scommesse, ma la possibilità di diventare il distributore esclusivo dei suoi dati event-driven, integrando queste informazioni nei flussi di lavoro che movimentano i capitali globali. Forse ancora prima di quanto Mansour si aspettasse, il confine tra mercati predittivi e finanza tradizionale è evaporato.

Nuovo elicottero marziano: le pale NASA superano la velocità del suono

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Nuovo elicottero marziano: le pale NASA superano la velocità del suono

Volare con un mezzo creato sulla Terra su un altro pianeta è una delle sfide ingegneristiche più complesse che l'umanità abbia mai affrontato, eppure con Ingenuity abbiamo dimostrato di saperlo fare. Se pensiamo che l'atmosfera di Marte è densa solo l'1% rispetto a quella terrestre, capiamo subito perché far sollevare un velivolo sia stata un'impresa che resterà nella storia.

Sapevamo che i dati raccolti e l'esperienza accumulata sul campo sarebbe stata solamente l'inizio, e lo stimolo a sviluppare un nuovo modello, e così sta avvenendo all'interno degli ambienti del JPL della NASA.

Stando agli ultimi aggiornamento i ricercatori hanno testato le pale dei rotori di prossima generazione spingendole oltre la velocità del suono. Le prove sono state condotte all'interno del celebre simulatore spaziale da 7 metri e mezzo del JPL, dove l'aria è stata sostituita da anidride carbonica per replicare fedelmente le condizioni atmosferiche marziane. Durante le prove, le estremità delle pale hanno raggiunto una velocità di Mach 1.08. Per dare un'idea della differenza ambientale, mentre sulla Terra il suono viaggia a circa 1223 chilometri orari, su Marte, a causa del freddo e della composizione atmosferica, la soglia scende a circa 869 chilometri orari. La NASA ha condiviso anche un video sulle ultime operazioni, eccolo a seguire.


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Stretto di Hormuz, come la flotta di piccole imbarcazioni iraniane armate sta paralizzando la navigazione. È la mosquito fleet

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Stretto di Hormuz, come la flotta di piccole imbarcazioni iraniane armate sta paralizzando la navigazione. È la mosquito fleet

Nello stretto di Hormuz, l’Iran ha messo a punto una strategia navale asimmetrica che sta paralizzando il passaggio di navi container. Si tratta della mosquito fleet, una sorta di flotta che usa tattiche da guerriglia, dopo che quella “tradizionale” è stata – di fatto – quasi interamente distrutta dagli attacchi statunitensi e israeliani. Non potendo più contare su navi militari, Teheran si affida a una forza non convenzionale fatta di decine di piccole imbarcazioni militari armate di missili, mitragliatori e droni e che si muovono veloci, “scortate” in mare da navi a vela da pesca e motoscafi, mezzi civili posamine riconvertiti per operazioni militari. Una sorta di “flotta zanzara” in grado di assaltare navi che trasportano tonnellate di merci.

Il 22 aprile un assalto condotto con questo tipo di imbarcazioni ha portato al sequestro di due grosse navi container in uscita dallo stretto di Hormuz. Meno di dieci giorni prima, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva rassicurato – a modo suo – come queste imbarcazioni non rappresentassero un grosso problema, celebrando invece altri numeri. “La Marina iraniana giace sul fondo del mare, completamente annientata: 158 navi”, ha scritto Trump su Truth Social. “Quello che non abbiamo colpito sono il loro piccolo numero di quelle che chiamano ‘imbarcazioni d’attacco rapido’, perché non le consideravamo una grande minaccia”, ha aggiunto. Invece la mosquito fleet iraniana è un’arma cruciale che ha cambiato di nuovo lo scenario nel golfo Persico.

Cosa sta facendo l’Iran nello stretto di Hormuz

Che cos’è una mosquito fleet

La cosiddetta mosquito fleet iraniana richiama gli squadroni di torpedo statunitensi che disturbavano il traffico navale nemico nell’oceano Pacifico e nel mar Mediterraneo durante la Seconda guerra mondiale”, dice a Wired Italia Michael Eisenstadt, analista del Washington Institute for Near East Policy dove è direttore del Military and Security Studies Program. E contestualizza lo scenario in svolgimento nello stretto di Hormuz, in Iran, riconducendolo alla guerra che dal 1980 al 1988 ha visto contro Iran e Iraq. “Le flotte iraniane di piccole imbarcazioni furono create durante la guerra tra Iran e Iraq, con lo scopo di disturbare le petroliere nel golfo Persico che sostenevano lo sforzo bellico iracheno”, spiega. E a dimostrazione di quanto sia critica la situazione, cita un numero: “L’efficacia della flotta iraniana di piccole imbarcazioni deriva dai numeri e dal loro impiego in sciami, che le rende difficili da contrastare. L’Iran possiede oltre mille di queste piccole imbarcazioni armate con razzi, mitragliatrici, missili antinave e mine, aggiunge. In questo modo, Teheran può rappresentare una seria minaccia navale anche se gran parte della sua flotta militare è stata distrutta.

“Come l’Iran ha mostrato a marzo, può chiudere lo Stretto lanciando soltanto poche decine di droni contro petroliere e navi cargo nel golfo Persico”, spiega Eisenstadt che ha lavorato anche come analista militare per l’esercito statunitense oltre a vantare 26 anni di carriera nell’esercito come ufficiale di riserva, con missioni anche in Iraq e Israele.

Macchina per caffè a cialde in super sconto su Amazon: capsule ADDIO

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Macchina per caffè a cialde in super sconto su Amazon: capsule ADDIO

Macchina per caffè a cialde in super sconto su Amazon: capsule ADDIO

Una soluzione ecologica ed efficace per goderti finalmente il caffè a casa come al bar: Polti Coffea S15W è una macchina da caffè che fa uso soltanto di cialde in carta E.S.E. da 44mm, quindi universali, 100% compostabili e dall’aroma vicino a quello che berresti fuori casa. Oggi è in offerta su Amazon a 99,99 euro invece di 139 e con la possibilità di pagarla in 5 rate mensili.

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La macchina offre una pressione di 19 bar: perfetta per un’estrazione perfetta che restituisce in tazzina una bevanda corposa, intenza e con l’inconfondibile “cremina” tipica delle macchine da bar professionali. Usarla è facilissimo: inserisci la cialda dall’alto e, una volta erogato il caffè, il sistema meccanico la fa cadere automaticamente nell’apposito cassetto di raccolta interno.

Potrai programmare elettronicamente la quantità d’acqua e impostare persino la temperatura d’erogazione su tre livelli differenti così da esaltare al massimo le miscele più delicate o quelle più tostate. Il serbatoio dell’acqua ha una capacità da quasi un litro ed è completamente estraibile e facile da pulire.

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Ferretti e quel tesoretto militare che rischia di finire al centro della contesa geopolitica tra Italia e Cina

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Ferretti e quel tesoretto militare che rischia di finire al centro della contesa geopolitica tra Italia e Cina

Cinque milioni di euro. Tanto ha incassato alla fine dello scorso anno Ferretti security division (Fsd), il braccio “armato”, è il caso di dire, del gruppo conosciuto in tutto il mondo per i suoi yacht di lusso. Eppure quello 0,4% del fatturato complessivo di Ferretti ha un peso tecnologico ben più rilevante, che sta rendendo l’ormai imminente assemblea degli azionisti, in calendario il 14 maggio, una partita non solo interna, tra il socio di maggioranza Weichai (che il 39% delle quote ed è partecipato dalla provincia cinese dello Shandong) e lo sfidante, il fondo Kkcg del miliardario ceco Karel Komárek, ma anche geopolitica tra Italia e Cina.

Fsd produce pattugliatori e altre imbarcazioni con cui rifornire marine e guardie costiere nel mondo. Avviata dieci anni fa, la divisione sviluppa tecnologie considerate sempre più sensibili, come sistemi di sorveglianza integrati, infrastrutture di comunicazione satellitare a banda larga, configurazioni specifiche per armare le imbarcazioni, sensoristica avanzata, motori ibridi e scafi ad alte prestazioni, come quello della motovedetta N800 consegnata ai carabinieri.

Su un fatturato da 1,2 miliardi nel 2025, tutto macinato con la nautica di lusso di marchi come Riva, Pershing, Custom Line e Wally, l’attività di Fsd va cercata con la lente di ingrandimento. Eppure è proprio su questa piccola tessera del domino che si regge il braccio di ferro per il controllo di Ferretti. Nel 2012 Weichai Shandong Heavy Industries, conglomerato industriale controllato dallo Stato cinese, salva il cantiere dal naufragio, con un investimento di 374 milioni di euro.

Il braccio di ferro

Nei mesi scorsi Kkcg ha lanciato un’offerta di acquisto parziale che l’ha portato a pesare di più nell’azionariato, dal 14% al 23%, e a presentare una propria lista di manager in vista dell’assemblea degli azionisti di metà maggio in contrapposizione a quella del socio principale. Per la quale fanno il tifo il responsabile di Fsd, Giuliano Felten, conferendo 326mila azioni, e l’ad di Ferretti Alberto Galassi, che, pur essendo stato nominato da Weichai, ai taccuini del Financial Times non ha risparmiato critiche alla governance cinese e alle sue scelte. Tra cui quella di chiudere la divisione sicurezza dell’azienda nautica.

Divisione che comunque avrebbe i giorni contati, se, come si vocifera, il socio cinese provvedesse a trasferire verso l’hub di Qingdao, in Cina, tecnologia sensibile o dual use. Perché a quel punto, come argomentano fonti vicine a Kkcg, nessuna marina occidentale sarebbe disponibile ad acquistare i prodotti del gruppo. Nella città costiera Weichai nel 2022 ha annunciato investimenti per 230 milioni di euro finalizzati a creare un cantiere navale per la ricerca, lo sviluppo e la manutenzione.

Il nodo golden power

Così la vicenda è passata dalle cronache finanziarie alle colonne politiche. Il 5 maggio il deputato leghista Alberto Gusmeroli ha depositato un’interrogazione parlamentare per capire che azioni intenda intraprendere il governo, evocando l’uso del golden power, ossia quel meccanismo di regole che consente all’esecutivo di intervenire per limitare l’influenza di investitori stranieri in aziende o settori industriali che considera strategici.

Internet all’estero con Saily: basta una una eSIM per restare connessi

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Internet all’estero con Saily: basta una una eSIM per restare connessi

Internet all'estero con Saily: basta una una eSIM per restare connessi

Poter contare su un accesso a Internet in vacanza all’estero è ormai essenziale. Per restare connessi è sufficiente attivare una eSIM per l’estero, in modo da poter sfruttare Giga aggiuntivi per navigare a costi ridotti al minimo.

La soluzione giusta in tal senso è rappresentata da Saily, operatore di riferimento per chi ha bisogno di una connessione a Internet al di fuori dei confini nazionali. Le offerte eSIM di Saily sono diverse e garantiscono tutte condizioni vantaggiose.

Con il codice PUNTO10, da aggiungere al momento del check-out, è possibile ottenere un extra sconto del 10% che si somma al 3% di cashback (in crediti Saily) disponibile su diversi piani in promozione.

Per accedere alle offerte basta accedere al sito ufficiale di Saily, qui di sotto.

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eSIM per l’estero: come accedere alle offerte Saily

Sfruttare le offerte Saily per avere Internet all’estero è semplicissimo. Basta raggiungere il sito ufficiale dell’operatore e utilizzare il motore di ricerca integrato per accedere all’elenco completo delle promozioni disponibili per il Paese che sarà la meta del proprio viaggio.

Dall’elenco di promozioni disponibili è possibile scegliere quella desiderata, considerando durata del piano eSIM, Giga inclusi e costo di attivazione. A questo punto è possibile completare l’acquisto del piano scelto. Con il codice PUNTO10 è possibile ottenere uno sconto del 10%.

Una volta acquistato un piano eSIM basterà seguire le indicazioni fornite per l’installazione sul proprio smartphone (è necessario avere un dispositivo compatibile). Tutti i piani acquistati con Saily devono essere attivati entro 30 giorni. Di conseguenza, è possibile acquistare la SIM prima di partire, in modo tale da poter contare sul traffico dati Internet già al momento dell’arrivo.

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Sistema mesh Wi-Fi 7 Tenda, nuovo minimo storico: due unità a poco più di 110€

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Sistema mesh Wi-Fi 7 Tenda, nuovo minimo storico: due unità a poco più di 110€

Chi abita in un appartamento con tre o quattro camere probabilmente sa cosa significa avere un router piazzato nell’ingresso e ritrovarsi con tre tacche di segnale in camera da letto, e magari zero in bagno. E un ripetitore non sempre riesce a risolvere il problema. Una soluzione ormai consolidata è il mesh, ovvero una rete formata da più nodi che parlano tra loro e si comportano come un unico sistema. Il Tenda Nova ME3 Pro 7 prevede due unità pensate per coprire appartamenti fino a 220 metri quadrati con un’unica rete Wi-Fi 7 stabile e trasparente per chi la usa. Il costo d’acquisto attualmente è di poco superiore a 110€ su Amazon, il nuovo minimo storico. Ed è disponibile anche il pagamento in 5 rate a tasso zero.

Wi-Fi 7 dual band per appartamenti fino a 220 m²

Riportiamo subito un dettaglio segnalato dal produttore, perché può fare la differenza nella scelta: questo sistema supporta il Wi-Fi 7 ma lavora solo su due bande, 2,4 GHz e 5 GHz. La banda a 6 GHz qui non c’è. Detto questo, per la stragrande maggioranza degli appartamenti e dei dispositivi in circolazione oggi, le due bande sono più che sufficienti. La velocità teorica sulla banda 5 GHz arriva a 2882 Mbps, mentre sulla 2,4 GHz ci si ferma a 688 Mbps. Sono numeri che nell’uso quotidiano fatto di streaming 4K, videochiamate e diversi dispositivi smart in giro per casa non vengono mai sfiorati davvero.

Quello che conta di più in un sistema mesh è la stabilità, non il picco. E qui entrano in gioco due tecnologie che il ME3 Pro 7 porta in dote: MLO (Multi-Link Operation) e MRU (Multi-Resource Unit). La prima combina le due bande in modo intelligente, usando entrambe contemporaneamente per aumentare la velocità effettiva di trasferimento e ridurre la latenza. Ad esempio, se si sta guardando una serie in streaming mentre qualcun altro gioca online, il sistema distribuisce il traffico su entrambe le bande invece di intasarne una sola. La seconda tecnologia, MRU, migliora l’efficienza in ambienti dove ci sono molti dispositivi connessi, che in una casa oggi sono un bel po’, tra smartphone, TV, lampadine smart, robot aspirapolvere e tutto il resto.


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Ora l’AI riconosce un incidente in galleria dal rumore, il caso della Pedemontana

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Ora l’AI riconosce un incidente in galleria dal rumore, il caso della Pedemontana

Il precedente: la tragedia del monte Bianco

Lo spartiacque nella sicurezza delle gallerie è stato l’incidente nel tunnel del monte Bianco del 1999, racconta a Wired Sabato Fusco, ingegnere e direttore generale della Pedemontana lombarda. In quel tragico episodio, che portò alla chiusura del tunnel per anni, un camion che trasportava margarina (altamente infiammabile) prese fuoco, trasformando il traforo in un forno, e poi in una tomba per le persone a bordo delle auto che in quel tragico momento si trovavano al loro interno.

La sicurezza, da allora, ha fatto passi da gigante, anche grazie a nuove normative che impongono standard più rigorosi. Ma, oltre ai dispositivi ipertecnologici, per garantirla torna sempre utile un certo savoir faire ingegneristico per così dire “artigianale”. Qualche esempio? Anzitutto, “meglio evitare le gallerie, ogni volta che è possibile”, dice Fusco.

Non solo. Chi ha avuto la sensazione che in autostrada ci fossero curve inutili o saliscendi inspiegabili non ha torto: il motivo risiede nella progettazione. “Un ingegnere impara già all’università che i rettilinei troppo lunghi sono altamente sconsigliati – spiega il dirigente – . Una leggera curva o una variazione di altezza aiutano a mantenere la velocità entro i limiti di legge. Tutto questo per arrivare a dire che un’autostrada ben realizzata dovrebbe indurre l’automobilista a rispettare automaticamente la velocità massima prevista”. Senza, cioè, preoccuparsi di controllare troppo spesso il tachimetro.

incidenti in galleria

Il tunnel della Pedemontana

Antonio Piemontese/Wired Italia

Gli altri suoni da riconoscere

Non ci sono solo gli schianti. Il sistema Akut usa sensori e microfoni ambientali installati all’interno dei tunnel per rilevare segnali di altre situazioni potenzialmente problematiche: per esempio, voci umane, portiere che sbattono (nessuno esce dall’auto in galleria se non per motivazioni serie) o tombini allentati a causa del traffico intenso. È sempre l’analisi delle immagini video a fornire la conferma finale. Durante il test a cui abbiamo assistito, grossi altoparlanti riproducevano i rumori più comuni per verificare la risposta del software: nel caso dello scoppio di uno pneumatico, si è gonfiata una camera d’aria per mezzo di un compressore fino a che la gomma non ha retto alla pressione. La prova è stata superata.

L’obiettivo è abbassare i tempi di reazione da un paio di minuti a 30 secondi, riducendo i falsi allarmi. La rilevazione audio offre un altro vantaggio: permette ai soccorritori di intervenire anche in caso di scarsa visibilità dovuta al fumo, consentendo di localizzare con precisione il tratto in cui è avvenuto l’incidente anche in condizioni estreme.

F1 2027, dietrofront parziale sull’elettrico e più motore termico

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F1 2027, dietrofront parziale sull’elettrico e più motore termico

<p class="p1">La notizia arriva dritta dal <b>paddock </b>ed è di quelle che fanno<b> rumore</b>: la <b>FIA</b>, insieme a team principal, <b>FOM</b> e produttori di <b>Power</b> <b>Unit</b>, ha raggiunto un accordo di principio per <b>modificare le regole </b>delle<b> PU dal 2027</b>. Niente rivoluzione, ma un ritocco significativo: si alza la potenza del motore a combustione interna di circa 50 kW (tramite un aumento del flusso di carburante) e si riduce di pari misura il contributo massimo dell’ERS. In pratica si passa<b> dal 50/50 attuale </b>a un rapporto più vicino al<b> 60/40 </b>a favore del termico.</p><p class="p1">Se, a livello spanno metrico, ora su 1000 cavalli disponibili, la ripartizione è 500 endotermici e 500 elettrici, dal 2027 dovrebbero essere 600 contro 400.</p><h2>Volontà di cambiare</h2><p class="p1">Per chi segue la <b>F1 </b>da anni, è un segnale chiaro: le critiche arrivate dopo le prime gare del 2026 non sono cadute nel vuoto. Le <b>nuove Power Unit, </b>nate con l’idea ambiziosa di un equilibrio perfetto tra elettrico e benzina, con carburanti sostenibili e un’enfasi fortissima sull’ibrido, si sono<b> rivelate “affamate” di energia</b>. I piloti si lamentano da settimane: non riesci a spingere a tavoletta per un giro intero senza gestire la batteria il feeling è artificiale, i sorpassi in rettilineo diventano un calcolo matematico invece di una questione di coraggio e potenza.</p><p class="p1">Senza dimenticare un aspetto fondamentale. La <a href="https://www.hdmotori.it/f1-miami-modifiche-regolamento-2026/">sicurezza</a>!</p><p class="p1">Parliamo del fenomeno del cosiddetto “<b>superclipping</b>”: la monoposto che rallenta in rettilineo, vistosamente, anche decelerando di 50 km/h per “ricaricare” la batteria (e il pilota non ci può fare nulla), mentre sopraggiunge una monoposto in piena accelerazione. Rischio elevatissimo di incidenti, come accaduto in Giappone a <a href="https://www.hdmotori.it/f1-rischi-nuova-formula-ibrida/"><b>Bearman</b></a>. Proprio per questo già a <b>Miami</b> sono stati varati diversi correttivi che sembrano aver limitato il superclipping.</p><h2>Tornare alla vecchia guida</h2><p class="p1">Ed ecco perché si è arrivati a questa riunione online decisiva. L’obiettivo dichiarato è restituire ai piloti la possibilità di guidare come facevano fino al 2025: <b>più potenza </b>costante dal<b> V6 turbo</b>, meno dipendenza dal boost elettrico. D’altronde questa celerità era quantomai necessaria per approvare cambiamenti significativi entro il prossimo campionato di <b>F1</b>. Senza questa riunione, si sarebbe dovuto rischiare di dover aspettare il <b>2028</b> per interventi più pesanti su motore a benzina e parte ibrida.</p><p class="p1">Tecnicamente non è una rivoluzione. L’aumento di 50 kW sul termico si ottiene soprattutto giocando sul flusso di carburante e sull’ottimizzazione del 6 cilindri turbo. Il taglio di 50 kW sull’ERS invece alleggerisce il lavoro della <b>batteria e del MGU-K</b>, riducendo i problemi di “energy management” che hanno reso qualifica e gara meno spettacolari. Ma non è gratis, ed ecco il “rovescio della medaglia”: più potenza termica significa più consumo.</p><p class="p1">Servirà un serbatoio più grande, con conseguenze sul layout della vettura, sul peso e forse persino sulla distanza di gara (si parla di accorciare di tre giri in casi estremi). Non tutti i team sono pronti: con il budget cap che morde, rifare il telaio non è una passeggiata.</p><h2>I dubbi di chi comanda la classifica</h2><p class="p1"><b>Andrea</b> <b>Stella</b> della <b>McLaren</b> è stato chiaro: i cambiamenti hardware veri e propri per il 2027 sono quasi impossibili per ragioni di tempi di sviluppo. Meglio concentrarsi su aggiustamenti software e di flusso ora, e rimandare le modifiche strutturali al <b>2028</b>. Toto <b>Wolff</b> di <b>Mercedes</b> sembra più cauto sui ritocchi immediati (per ovvi motivi, visto che la sua PU è la migliore del lotto), mentre <b>Honda</b> e <b>Red</b> <b>Bull</b> <b>Powertrains</b> spingono per il cambio di rotta. <b>Ferrari</b> e <b>Audi</b> mantengono un profilo basso, ma è ovvio che nessuno voglia restare indietro.</p><p class="p1">Per i tifosi è una boccata d’ossigeno. La Formula 1 del 2026 doveva essere più sostenibile e road-relevant, ma non può sacrificare lo spettacolo sull’altare dell’elettrificazione. <b>Un 60/40 non è ottimale</b>, l’ideale sarebbe stato 70/30 o 75/25, ma va verso la direzione giusta per permettere ai piloti di tornare a pilotare davvero, senza essere preda di calcoli e algoritmi, quasi passeggeri mentre il software gestisce quasi tutto.</p><p class="p1">Le modifiche annunciate dovrebbero passare senza particolari problemi. Servirà la supermaggioranza tra i cinque produttori di motori (almeno 4 devono essere favorevoli) e la ratifica del <b>World</b> <b>Motor</b> <b>Sport</b> <b>Council</b>. Ma il segnale è forte: la FIA ha ascoltato il paddock e i tifosi. Evidentemente l’entusiasmo di <b>Domenicali</b> e delle orde dei suoi “nuovi tifosi” era di facciata. Perché non si cambia una cosa che funziona. Così, nel 2027 la Formula 1 avrà un motore un po’ più “vecchia scuola”, ma sempre ibrido e sempre “attento all’ambiente”. Ora tocca ai tecnici trasformare l’accordo di principio in un regolamento concreto.</p>

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Con un paio di baffi finti i minori ingannano i controlli sull’età online

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Con un paio di baffi finti i minori ingannano i controlli sull’età online

Con un paio di baffi finti i minori ingannano i controlli sull'età online

Da diverso tempo si dibatte circa le funzionalità attive sul web per evitare che i bambini e gli adolescenti possano accedere a contenuti non adatti alla loro età. Nonostante questi siano già attivi, abbiamo scoperto che con un paio di baffi finti i minori possono ingannare i controlli sull’età online. Una notizia che ha fatto sorgere parecchie domande agli esperti di sicurezza informatica circa l’affidabilità di questi strumenti.

Ho sorpreso mio figlio di 12 anni a usare una matita per sopracciglia per disegnarsi i baffi, e questo ha confermato che ha 15 anni“, ha confessato un genitore. Questo è solo un esempio dei tanti che confermano quanto sia ancora fondamentale la famiglia nella gestione della sicurezza online dei bambini. Nello specifico, il controllo genitoriale è ancora la mossa giusta per evitare conseguenze pericolose.

Metters ha condotto un sondaggio proprio in merito a questo tema. Secondo i risultati emersi conferma quanto abbiamo detto sopra. Il 50% dei bambini circa conferma di visualizzare contenuti più adatti alla propria età. Anche i genitori affermano che il mondo online sia diventato in qualche modo più sicuro dopo l’entrata in vigore nel luglio 2025 dei controlli sull’età online per i minori britannici.

I controlli sull’età online sono davvero più sicuri per i minori

Se da un lato i controlli sull’età online per i minori hanno assicurato loro regole più chiare, contatto limitato con gli estranei e limiti alle funzioni ad alto rischio, la domanda che sorge è se siano davvero più sicuri per loro. Un’infinità di dati vengono elaborati da queste funzionalità per la verifica dell’età e una mole così di informazioni diventa una tentazione forte per i cybercriminali esperti di data breach.

I genitori sono preoccupati non solo per i dati raccolti per la verifica dell’età, ma anche per la loro eventuale conservazione o riutilizzo da parte di enti governativi o aziende. Ciò ha alimentato le richieste di soluzioni centralizzate e rispettose della privacy, anziché di una raccolta dati frammentata su diverse piattaforme“, hanno spiegato gli esperti di Malwarebytes incentrati sul tema.

Fonte: Malwarebytes