Home Blog Page 8

Filtr, ecco l’ad blocker “quasi universale” per iPhone, iPad e Mac

0
Filtr, ecco l'ad blocker "quasi universale" per iPhone, iPad e Mac

Con iOS 26 e macOS 26, Apple ha introdotto una tecnologia chiamata URL Filters che, se sfruttata debitamente, può trasformarsi in una sorta di ad blocker integrato nel sistema operativo. Una sviluppatrice indipendente ha rilasciato nelle scorse ore una prima implementazione di questa idea: si chiama Filtr, ed è tecnicamente una funzionalità premium di un’altra app, chiamata Wipr, che è uno dei più apprezzati ad blocker disponibili per Safari. Mentre Wipr si occupa di eliminare annunci e tracker durante la navigazione web, Filtr estende questa protezione all’intero sistema operativo.

Gli URL Filters permettono agli sviluppatori di impedire l’accesso a qualsiasi indirizzo o dominio web, inclusi per esempio quelli delle piattaforme pubblicitarie. In questo modo, gli annunci vengono bloccati prima ancora di essere caricati, riducendo non solo il numero di pubblicità che l'utente vede sul proprio dispositivo, ma anche e soprattutto la quantità di dati raccolti dagli inserzionisti sulle sue attività. Filtr raccoglie gli elenchi di URL da bloccare da liste pubbliche sempre aggiornate, come fanno strumenti analoghi del resto.

Finally, Filtr is out now! It's the biggest update ever for Wipr 2, and it adds the most requested feature: blocking bad stuff inside of apps, too! Learn more: kaylees.site/filtr-is-out-now… Or get Wipr 2.30 now: apps.apple.com/app/id1662217862

[image or embed]


CLICCA QUI PER CONTINUARE A LEGGERE

Casio G-Shock Mudmaster Magma Gold, l’edizione limitata ispirata ai vulcani

0
Casio G-Shock Mudmaster Magma Gold, l’edizione limitata ispirata ai vulcani

Ultra resistente alla vita outdoor

Sul piano tecnico, l’orologio è costruito per resistere a urti, vibrazioni, fango e immersioni fino a 20 bar. Integra la struttura Carbon Core Guard, alimentazione dal sole Tough Solar e regolazione dell’ora tramite Multi Band 6 o connessione bluetooth allo smartphone. Il triplo sensore consente misurazioni di pressione barometrica, altitudine e temperatura. Tramite l’app Casio sono disponibili regolazione automatica dell’ora, ora internazionale, registro missione, indicatore di posizione, memoria posizione, calibrazione automatica dell’altitudine e funzione Trova telefono. Il vetro è in zaffiro con rivestimento antiriflesso, affiancato da doppia illuminazione LED e Neobrite per migliorare la leggibilità. Completano la dotazione cronometro, timer, cinque promemoria sonori giornalieri, segnale orario, visualizzazione di alba e tramonto e ora internazionale per 38 fusi orari.

Il prezzo è importante, trattandosi di una vera e propria ammiraglia per Casio, si piazza infatti a 899 euro.

Google smentisce AI Mode come default in Chrome

0
Google smentisce AI Mode come default in Chrome

Google smentisce AI Mode come default in Chrome

Google ha dovuto intervenire pubblicamente per spegnere le speculazioni su un possibile cambiamento radicale dell’esperienza di ricerca in Chrome. Dopo la scoperta di una nuova funzione all’interno delle versioni sperimentali del browser, l’azienda ha chiarito che AI Mode non diventerà il comportamento predefinito delle ricerche effettuate dalla barra degli indirizzi di Chrome. La precisazione arriva a pochi giorni dalla comparsa di un flag nella build Canary che sembrava indicare una direzione molto diversa.

Il flag che aveva acceso i sospetti

La vicenda nasce da una recente versione di Chrome Canary, il canale utilizzato da Google per testare funzionalità ancora in fase di sviluppo. Alcuni osservatori avevano individuato un’opzione denominata “Fulfill Searchbox Queries in AI Mode”, che consentiva di instradare le ricerche effettuate dalla Omnibox – la tradizionale barra degli indirizzi di Chrome – direttamente verso AI Mode invece che verso la classica pagina dei risultati di Google Search.

La presenza di questo flag ha immediatamente alimentato l’ipotesi che Google stesse preparando una transizione graduale verso un’esperienza di ricerca basata principalmente sull’intelligenza artificiale. Del resto, negli ultimi anni il colosso di Mountain View ha accelerato in modo significativo l’integrazione dell’AI nei propri servizi, introducendo prima gli AI Overviews e successivamente AI Mode, una modalità conversazionale più avanzata.

La risposta ufficiale di Google

A frenare le speculazioni è stato Rajan Patel, vicepresidente dell’ingegneria per Google Search, che attraverso un messaggio pubblicato su X ha dichiarato che la presenza della funzione è stata il risultato di un errore.

Secondo Patel, Google non ha in programma di rendere AI Mode la modalità predefinita delle ricerche effettuate da Chrome. Il dirigente ha definito il rilascio della funzione come un errore e ha escluso che esista un piano attuale per modificare il comportamento standard del browser.

La dichiarazione è stata accolta con interesse perché arriva in un momento in cui molti utenti e osservatori del settore temono una progressiva sostituzione della ricerca tradizionale con strumenti basati sull’intelligenza artificiale.

Nonostante la smentita, la vicenda lascia aperti alcuni interrogativi. Il fatto che una funzione di questo tipo sia stata sviluppata e inserita in una build sperimentale suggerisce infatti che Google stia continuando a esplorare nuove modalità di integrazione tra Chrome e AI Mode.

Come spesso accade con i flag presenti nelle versioni Canary, le funzionalità possono essere semplici esperimenti interni oppure rappresentare tecnologie destinate a evolversi nel tempo. La stessa dichiarazione di Patel riguarda i piani attuali dell’azienda e non esclude necessariamente cambiamenti futuri.

L’episodio evidenzia ancora una volta quanto l’intelligenza artificiale sia ormai al centro della strategia di Google. Negli ultimi mesi l’azienda ha ampliato la presenza degli strumenti generativi all’interno della ricerca, cercando di offrire risposte sempre più dirette e conversazionali agli utenti.

Parallelamente, però, cresce il dibattito sull’impatto di queste tecnologie sull’ecosistema del web. Diversi studi hanno evidenziato come le risposte generate dall’AI possano modificare il modo in cui gli utenti accedono alle informazioni e interagiscono con i siti web tradizionali.

Per il momento, chi utilizza Chrome può quindi continuare a effettuare ricerche dalla barra degli indirizzi nel modo tradizionale. L’ipotesi di una trasformazione automatica verso AI Mode è stata ufficialmente esclusa da Google, almeno nella fase attuale dello sviluppo del browser.

Google chiede di liberare 32 milioni di zanzare sterili | Ecco perché

0
Google chiede di liberare 32 milioni di zanzare sterili | Ecco perché

Cosa centra Google con le zanzare? Domanda lecita. ma un motivo c'è ed è legato al benessere umano. Già il fatto di voler aggiungere milioni di zanzare in natura per liberarsi delle zanzare stesse può sembrare un controsenso, eppure è la strategia scientifica che il colosso dell'alta tecnologia suggerisce di mettere in campo.

Google ha infatti formalizzato la richiesta alle autorità di regolamentazione degli Stati Uniti per poter lanciare circa 32 milioni di zanzare maschio sterili nei territori della California e della Florida, dando così il via a un piano scientifico mirato a contenere drasticamente la diffusione di malattie tropicali pericolose per l'essere umano, come la dengue, la Zika, la febbre gialla e la chikungunya. Dietro a un piano simile il lavoro è tanto, e come facilmente intuibile, comincia in laboratorio.

Pensate che per raggiungere volumi di produzione così imponenti, gli esperti si servono di sistemi di automazione avanzati e sensori intelligenti, ma il vero nodo critico del processo risiede nella separazione accurata dei maschi dalle femmine prima del rilascio.


CLICCA QUI PER CONTINUARE A LEGGERE

Nessuno vedrà dove sei davvero: come cambiare posizione su WhatsApp

0
Nessuno vedrà dove sei davvero: come cambiare posizione su WhatsApp

Nessuno vedrà dove sei davvero: come cambiare posizione su WhatsApp

Condividere la posizione su WhatsApp è diventata una delle funzioni più utilizzate dell’app di messaggistica di Meta. Dall’organizzazione di un incontro alla condivisione di un luogo con amici e familiari, la geolocalizzazione è ormai parte integrante della comunicazione quotidiana. Non tutti, però, desiderano mostrare la propria posizione esatta.

Per motivi di privacy, sicurezza personale o semplice riservatezza, molti utenti cercano soluzioni per inviare una posizione approssimativa o completamente diversa da quella reale. In realtà, WhatsApp offre già alcuni strumenti integrati che consentono di condividere luoghi senza rivelare l’esatta posizione del dispositivo. A questi si aggiungono applicazioni esterne capaci di simulare il GPS dello smartphone.

La differenza tra posizione reale e posizione selezionata

Uno degli aspetti meno conosciuti riguarda la distinzione tra la posizione attuale del telefono e una posizione scelta manualmente sulla mappa.

Quando si utilizza la funzione “Invia la mia posizione attuale”, WhatsApp sfrutta il GPS del dispositivo per condividere le coordinate precise dell’utente in tempo reale.

Diverso è il caso delle posizioni selezionate manualmente. Entrando nella schermata dedicata alla geolocalizzazione è infatti possibile scegliere un luogo vicino oppure cercare qualsiasi località attraverso la barra di ricerca integrata. In questo modo viene condiviso soltanto il punto selezionato sulla mappa e non la posizione reale dello smartphone.

Si tratta di una soluzione molto utilizzata da chi preferisce non mostrare l’indirizzo di casa o desidera indicare semplicemente un luogo d’incontro nelle vicinanze.

Come inviare una posizione vicina senza rivelare dove ci si trova

Il metodo più semplice consiste nel condividere una posizione vicina anziché quella esatta.

Per farlo basta:

  • aprire una chat;
  • premere sull’icona per allegare un contenuto;
  • selezionare la voce “Posizione”.

WhatsApp mostrerà una lista di luoghi e attività presenti nelle vicinanze. A quel punto è sufficiente scegliere un punto diverso dalla propria posizione reale, come una piazza, un bar o una strada adiacente.

Il destinatario riceverà una normale posizione geografica senza alcuna indicazione sul fatto che il luogo condiviso sia diverso da quello effettivo.

Le posizioni personalizzate permettono di condividere qualsiasi luogo

Le possibilità diventano ancora più ampie utilizzando la ricerca integrata nelle mappe di WhatsApp.

L’utente può digitare il nome di qualsiasi città, hotel, monumento o attività commerciale e inviarlo come posizione. In alternativa è possibile navigare manualmente sulla mappa e selezionare qualsiasi punto del mondo.

Questa funzione viene spesso utilizzata per organizzare viaggi, suggerire luoghi di ritrovo o condividere destinazioni senza alcun collegamento con la posizione reale del dispositivo.

Fake GPS: l’app più usata per simulare la posizione su Android

Per chi desidera alterare completamente la propria posizione esistono applicazioni dedicate alla simulazione GPS. Tra le più conosciute c’è Fake GPS, una delle app più utilizzate dagli utenti Android per modificare virtualmente la geolocalizzazione del telefono.

Il funzionamento sfrutta una funzione nativa di Android chiamata “Posizioni simulate”, disponibile all’interno delle Opzioni sviluppatore del sistema operativo.

Dopo aver installato l’applicazione, l’utente deve:

  • attivare le Opzioni sviluppatore;
  • abilitare la funzione dedicata alle posizioni simulate;
  • selezionare Fake GPS come app autorizzata;
  • scegliere manualmente sulla mappa il luogo da simulare.

Una volta completata la configurazione, anche WhatsApp rileverà la posizione virtuale come se fosse quella reale. Utilizzando la funzione “Invia la mia posizione attuale”, il destinatario riceverà quindi le coordinate impostate in Fake GPS e non quelle effettive dello smartphone.

Nel corso degli anni queste applicazioni sono state utilizzate non solo per WhatsApp, ma anche nei videogiochi basati sulla geolocalizzazione e nei test di sviluppo software.

Google e Apple rafforzano i controlli sulla geolocalizzazione

Negli ultimi anni Google ha introdotto controlli sempre più severi per limitare gli abusi legati alla manipolazione della posizione GPS.

Le versioni più recenti di Android verificano infatti con maggiore attenzione l’origine dei dati di localizzazione e alcune applicazioni sono in grado di rilevare quando viene utilizzato un GPS simulato, limitando determinate funzionalità o mostrando avvisi di sicurezza.

Anche Apple ha rafforzato negli anni le protezioni presenti su iPhone, aumentando il controllo sull’accesso alla posizione e introducendo strumenti più trasparenti per la gestione dei dati personali. La crescente attenzione verso questi temi riflette un cambiamento più ampio nell’industria tecnologica, dove la privacy legata alla geolocalizzazione è diventata uno degli aspetti più sensibili per utenti e aziende.

Le migliori piscine fuori terra per avere il mare a portata di giardino

0
Le migliori piscine fuori terra per avere il mare a portata di giardino

La stagione estiva si sta avvicinando e, con le belle giornate che cominciano a fare capolino con una certa insistenza, le piscine fuori terra sono pronte a riconquistare il proprio posto in giardino, e a trasformare uno spazio verde in un’oasi di relax e divertimento. Concepite come soluzioni alternative ai modelli interrati, che richiedono lavori di installazione decisamente più impegnativi e costosi, a cui sommare una costante manutenzione 365 giorni l’anno, sono la scelta migliore per chi punta alla massima comodità, e vuole potersi godere qualche bracciata, momenti di pace in ammollo e feste all’insegna di palloni gonfiabili e pistole ad acqua. Nella gallery che segue abbiamo preparato una selezione dei nostri modelli preferiti, con design e dimensioni adatti a qualunque tipo di giardino.

Come scegliere una piscina fuori terra

L’acquisto di questo tipo di gadget passa attraverso la valutazione di alcuni semplici elementi, da tenere in attenta considerazione prima di buttarsi a capofitto su una soluzione piuttosto che un’altra.

  • Dimensioni: armati di metro, la prima operazione da eseguire è quella di misurare con attenzione l’area del giardino che si desidera trasformare in una piscina. La presenza sul mercato di modelli di forma rotonda, rettangolare e ovale, permette di sfruttare al meglio qualunque spazio, e di operare una selezione che tenga conto delle peculiarità del proprio giardino. Per un’installazione priva di problemi, è poi fondamentale assicurarsi che la zona sia in piano mentre, per chi desidera utilizzare un modello equipaggiato con pompe e un sistema filtrante, è indispensabile avere accesso a una fonte di energia, necessaria per l’alimentazione.
  • Tipologia: le piscine fuori terra gonfiabili sono le più semplici ed economiche. Sono una scelta perfetta per chi vuole divertirsi senza fare la minima fatica, e utilizzano sistemi di gonfiaggio a pompa estremamente pratici, che permettono di entrare in acqua in pochi minuti. Altrettanto comodo è lo smontaggio, con la possibilità di sgonfiarle e richiuderle in uno spazio contenuto una volta terminato l’uso. Tra gli svantaggi, per quanto realizzate con materiali di qualità che garantisco una buona resistenza, c’è il rischio di essere soggette a forature. Più complicate da installare, le piscine fuori terra caratterizzate da una struttura metallica sono l’ideale per chi è alla ricerca di una soluzione fissa, da tenere nel proprio giardino per l’intera stagione estiva (e magari anche oltre). Di dimensioni sensibilmente maggiori rispetto alle controparti gonfiabili (e altrettanto sensibilmente più costose), sono equipaggiate con pompe e con sistemi di filtraggio che si occupano di eliminare eventuali impurità presenti nell’acqua.
  • Extra: soprattutto nei modelli di dimensioni maggiori, la presenza di una scaletta che aiuta a entrare in acqua è un accessorio quasi indispensabile per evitare cadute e danni involontari. Inoltre, alcune piscine fuori terra sono dotate di posti a sedere con schienali, per godere di un’esperienza a tutto relax e addirittura di poggiabicchieri o di kit per sportivi, come reti per giocare a pallavolo o mini porte per la pallanuoto.

Piscine fuori terra: alcuni consigli utili

In un periodo in cui la siccità sta diventando un problema sempre più pressante, è importante fare in modo che le ore di relax e di divertimento trascorse in piscina siano accompagnate da un utilizzo consapevole dell’acqua. Può essere anche solo una piccola goccia, ma assicurarsi di limitare al minimo qualsiasi spreco è un’azione utile e saggia, oltre che una forma di rispetto per l’ambiente. Di base, è sempre importante controllare l’intera struttura, onde evitare il rischio di fori e cedimenti. Da non sottovalutare nemmeno l’evaporazione, una delle cause principali del consumo d’acqua in una piscina. Per ridurne l’effetto, soprattutto nelle giornate più calde e soleggiate, è importanza coprire la superficie con un telo, da spostare poi al momento dell’utilizzo.

Richiede invece un investimento iniziale non indifferente, sia in termine economici che di spazi, la scelta di dotarsi di una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana, che dopo essere passata attraverso un processo di purificazione può essere immessa nella piscina per non gravare in alcun modo sulla rete idrica (con un conseguente risparmio in bolletta). Passando infine alle norme comportamentali, per quanto tuffi “a bomba” e schizzi vari possano anche essere divertenti, cercare di limitarli può aiutare non poco a contenere inutili sprechi.

Le nostre scelte

Per la nostra selezione delle migliori piscine fuori terra sul mercato abbiamo creato un percorso che si dirama in due direzioni differenti, con diverse filosofie costruttive e d’utilizzo.

In una prima fase ci siamo occupati delle soluzioni gonfiabili, disponibili in diverse misure e pensate per garantire la massima praticità. Si tratta di modelli facili da installare e rimuovere, con costi generalmente contenuti, ideali per chi cerca un’opzione economica e non desidera una struttura permanente da mantenere attiva per tutta la stagione estiva, ma preferisce montarla solo all’occorrenza.

Chirurgia robotica da record: medico opera a Pechino da Roma

0
Chirurgia robotica da record: medico opera a Pechino da Roma

La medicina a distanza continua a fare passi da gigante grazie agli avanzamenti in tema di robotica, e quanto avvenuto di recente supera un confine che non credevamo possibile, unendo l'Italia e la Cina in un battito di ciglia digitale.

Durante un importante congresso medico nella Capitale, un chirurgo ha rimosso un pericoloso trombo e un rene a un paziente che si trovava fisicamente a Pechino, il tutto guidando i bracci robotici da una console posizionata a Roma. Questo straordinario evento dimostra ancora una volta come le barriere geografiche stiano scomparendo anche nelle sale operatorie più complesse e apre la strada a cure specialistiche globali e accessibili ovunque.

Pensate che l'operazione è stata trasmessa in diretta durante la ventiduesima edizione del Challenges in Laparoscopy, Robotics & AI, un evento ideato e promosso dal professor Vito Pansadoro, diventato ormai un punto di riferimento mondiale per la chirurgia mini-invasiva e l'uso dell'AI in ambito medico.


CLICCA QUI PER CONTINUARE A LEGGERE

Stai ancora usando un vecchio cavo HDMI? Potresti perdere le migliori funzioni della tua TV

0
Stai ancora usando un vecchio cavo HDMI? Potresti perdere le migliori funzioni della tua TV

Stai ancora usando un vecchio cavo HDMI? Potresti perdere le migliori funzioni della tua TV

I cavi HDMI sono probabilmente uno degli accessori più ignorati nell’intero ecosistema tech domestico. Restano nascosti dietro TV, console e mobili per anni, spesso senza essere mai sostituiti nemmeno dopo aver acquistato un televisore nuovo. Il problema è che, mentre le TV moderne sono diventate sempre più avanzate, molti utenti continuano a utilizzare cavi progettati per standard ormai superati. E questo può tradursi nella perdita di alcune delle funzioni migliori offerte dai televisori di ultima generazione.

Funzioni come 4K a 120Hz, Variable Refresh Rate (VRR), Auto Low Latency Mode (ALLM), eARC e HDR avanzato richiedono infatti una larghezza di banda molto superiore rispetto agli standard HDMI più vecchi. La TV continuerà comunque a mostrare un’immagine, ed è proprio questo il dettaglio che rende difficile accorgersi del problema.

Tutti i cavi HDMI sembrano uguali, ma non lo sono

A differenza delle porte USB, i cavi HDMI non presentano differenze visive evidenti tra una generazione e l’altra. Anche i connettori dorati, spesso pubblicizzati come sinonimo di qualità superiore, nella maggior parte dei casi rappresentano soprattutto marketing.

La vera differenza tra un cavo HDMI moderno e uno più vecchio riguarda la larghezza di banda supportata. Ogni standard HDMI ha un limite preciso che determina quali risoluzioni e funzioni possono essere trasmesse.

Ecco le principali differenze:

Versione HDMI Banda massima Funzioni supportate
HDMI 1.4 10,2 Gbps 4K a 30Hz, ARC base, 3D
HDMI 2.0 18 Gbps 4K a 60Hz, HDR10
HDMI 2.1 48 Gbps 4K a 120Hz, 8K, VRR, ALLM, eARC
HDMI 2.2 96 Gbps 8K a 240Hz, 10K a 120Hz, 16K a 60Hz

Se si utilizza ancora un vecchio cavo HDMI 1.4 con una TV moderna o una console come Sony PlayStation 5 o Microsoft Xbox Series X, alcune funzioni potrebbero semplicemente non attivarsi.

Come capire se il cavo HDMI è troppo vecchio

Il modo più semplice per identificare un cavo HDMI è controllare la scritta stampata direttamente sul rivestimento.

Le diciture più comuni sono:

  • High Speed HDMI: generalmente associato ai vecchi standard HDMI 1.4;
  • Premium High Speed HDMI: compatibile con HDMI 2.0 e 4K a 60Hz;
  • Ultra High Speed HDMI: pensato per HDMI 2.1, 4K a 120Hz e VRR.

Se il cavo non presenta alcuna indicazione, l’unico modo affidabile per verificarne le capacità è testarlo direttamente. Ad esempio, basta collegare la TV o la console e controllare se è possibile attivare modalità come 4K a 120Hz oppure VRR. Se le opzioni risultano disattivate o non disponibili, il cavo potrebbe non supportare la banda necessaria. Anche funzioni come eARC, fondamentale per soundbar e impianti audio moderni, richiedono spesso un cavo HDMI 2.1 per funzionare correttamente.

I segnali che indicano un cavo HDMI da sostituire

Non è soltanto lo standard HDMI a fare la differenza. Anche l’usura può compromettere qualità video e stabilità del segnale.

Tra i sintomi più comuni ci sono:

  • schermate nere improvvise;
  • sfarfallii dell’immagine;
  • perdita intermittente del segnale;
  • audio instabile;
  • connettori allentati o danneggiati.

Molti utenti attribuiscono questi problemi alla TV o alla console, quando in realtà il responsabile è semplicemente il cavo HDMI.

In generale, un cavo di buona qualità può durare molti anni, ma se il modello utilizzato ha più di un decennio potrebbe non essere più adeguato alle esigenze delle TV moderne.

Non serve spendere cifre folli per un nuovo cavo

Uno dei miti più diffusi riguarda il prezzo dei cavi HDMI. In realtà, per la maggior parte degli utenti non è necessario acquistare modelli estremamente costosi.

L’aspetto davvero importante è che il cavo sia certificato per lo standard richiesto dalla TV o dalla console utilizzata. Un normale cavo “Ultra High Speed HDMI” certificato è spesso più che sufficiente per sfruttare tutte le funzioni offerte dai dispositivi moderni.

Ed è proprio questo il dettaglio che molti scoprono troppo tardi: si può avere una TV top di gamma con pannello 120Hz e funzioni gaming avanzate, ma continuare a utilizzare un vecchio cavo HDMI rischia di limitarne pesantemente le capacità senza nemmeno rendersene conto.

Questo articolo contiene link di affiliazione: acquisti o ordini effettuati tramite tali link permetteranno al nostro sito di ricevere una commissione nel rispetto del codice etico. Le offerte potrebbero subire variazioni di prezzo dopo la pubblicazione.

Forni per pizza da esterno: 10 modelli (a gas e pellet) per cucinare all’aperto sul serio

0
Forni per pizza da esterno: 10 modelli (a gas e pellet) per cucinare all’aperto sul serio

I forni per pizza da esterno sono un bel regalino da farsi questa primavera, uno di quelli di cui benefici tutto l’anno, ma che, diciamolo, potrebbe ricordarti cosa significa viversi un’estate epica. Il mercato è pieno di soluzioni molto diverse tra loro, ed è un bene. Perché quando si parla di outdoor, gli spazi e le condizioni non sono mai standard. C’è chi ha un giardino e può permettersi qualcosa di più strutturato, chi lavora su un terrazzo e deve fare i conti con ingombri e peso, e chi vuole infilare tutto in macchina e partire. Di conseguenza, esistono forni compatti, modelli più evoluti, versioni portatili e altre decisamente più stabili. Siamo lontani anni luce dai forni professionali da pizzaiolo, quelli che richiedono spazio, budget e soprattutto esperienza per essere gestiti a dovere. E forse è un bene: perché accendere un mostro del genere per quattro pizze non ha molto senso. Ci sono modelli per chi vuole iniziare senza complicarsi troppo la vita e altri più prosumer che permettono di controllare meglio ogni fase della cottura. Ci sono i grandi nomi, Ooni su tutti, ma anche alternative meno blasonate che riescono comunque a dire la loro, spesso con un rapporto qualità-prezzo più interessante. Capire quale scegliere non è complicato, ma richiede un minimo di contesto: perché al netto delle differenze tecniche, l’obiettivo è sempre quello di trovare il forno giusto per la propria idea di outdoor.

Tutte le tipologie

I forni per pizza da esterno si dividono principalmente in due categorie: a pellet e a gas. La differenza principale risiede nell’alimentazione e nelle prestazioni:

  • I forni a pellet si distinguono per il sapore autentico che riescono a conferire alla pizza grazie alla combustione del legno. Sono perfetti per chi vuole un risultato simile a quello dei forni a legna tradizionali, ma con una gestione del fuoco più semplice e rapida. Tuttavia, richiedono un po’ più di manutenzione e una certa pratica nel dosare il combustibile per mantenere la temperatura costante.
  • I forni a gas, invece, sono sinonimo di praticità. Basta collegarli a una bombola e accenderli per avere in pochi minuti una temperatura perfetta. La gestione del calore è più precisa e uniforme, rendendo questo tipo di forno ideale per chi vuole risultati costanti e meno stress nella fase di cottura. Di contro, manca quel tocco di affumicatura tipico dei forni a pellet.

Le caratteristiche chiave

Prima di scegliere un forno per pizza da esterno, è importante considerare alcune caratteristiche fondamentali:

  • Alimentazione: pellet o gas sono le opzioni principali, ognuna con i suoi pro e contro, come abbiamo visto. La scelta dipende da preferenze personali e dal contesto di utilizzo;
  • Pietra refrattaria o altro materiale: la pietra refrattaria è essenziale per ottenere una cottura uniforme e una base croccante. Alcuni modelli utilizzano acciaio o altri materiali che garantiscono una maggiore resistenza termica, ma potrebbero influire sul risultato finale;
  • Superficie di cottura: le dimensioni del piano cottura determinano la grandezza delle pizze che si potranno sfornare. Chi ama le pizze in formato famiglia, dovrà optare per un modello dalla superficie ampia;
  • Dimensioni e peso: i modelli compatti sono ideali per spazi ridotti, ma fate attenzione al peso se desiderate un forno trasportabile. Alcuni modelli possono superare i 20 Kg, quindi va verificata la possibilità di trasporto se è un aspetto importante.

I migliori secondo Wired

Mettiamola così: non basta arrivare a 400 gradi per fare una buona pizza. Qui sotto non trovate una lista infinita di forni messi in fila per prezzo, ma una selezione ragionata di modelli che funzionano. Si scaldano in tempi sensati, tengono la temperatura senza impazzire e permettono di cuocere una pizza come si deve, proprio come in pizzeria. Abbiamo scelto forni che riescono ad avvicinarsi all’esperienza delle pizzerie senza richiedere troppo spazio, budget ed esperienza. Alcuni sono più immediati, altri un filo più tecnici, ma nessuno richiede di diventare pizzaioli per forza. Sul budget, intorno ai 150 euro si inizia a ragionare. Poi si sale ovviamente, ma noi ci siamo fermati a 1000 euro.

E se vi siete resi conto che i vostri spazi esterni non possono ospitare un forno mediamente impegnativo, nessun problema. Abbiamo scelto anche tanti forni per pizza da interno perfetti per avviare una piccola produzione domestica, dai modelli elettrici al nostro best of sconfinato di soluzioni elettriche, a gas e a legna.


ChatGPT migliora la memoria gratis: ecco la nuova funzione di OpenAI

0
ChatGPT migliora la memoria gratis: ecco la nuova funzione di OpenAI

Novità importanti in arrivo per chi usa ChatGPT quotidianamente, soprattutto per chi lo fa attraverso la versione gratuita. OpenAI ha infatti iniziato a distribuire un importante aggiornamento della memoria del suo assistente virtuale, basato su un'architettura interna decisamente più efficiente e capace di connettere i ricordi in modo autonomo.

Questo significa che il chatbot diventerà molto più bravo a personalizzare le risposte nel tempo, ricordando i vostri gusti e i dettagli delle vecchie chat senza bisogno di continue indicazioni. Il funzionamento si basa su una tecnologia che l'azienda chiama dreaming, e si tratta di un processo che lavora costantemente in background. A differenza del primissimo sistema di memoria lanciato nell'aprile del 2024, che era piuttosto elementare e richiedeva comandi espliciti da parte dell'utente per salvare un dato, il dreaming sintetizza le informazioni ricavate da conversazioni diverse senza che si debba muovere un dito. Fino a oggi questo meccanismo non era bastato a sostenere da solo l'intero sistema di memoria, ma l'aggiornamento odierno di fatto lo diventa.

Con questa nuova struttura, l'AI genera un vero e proprio sommario dei ricordi, consultabile in qualsiasi momento, e da questa sezione l'utente ha il pieno controllo. La buona notizia è che si possono aggiungere dettagli, aggiornare le informazioni personali o decidere quando il software deve attingere a quel bagaglio di preferenze.


CLICCA QUI PER CONTINUARE A LEGGERE