Salute, la maggioranza della popolazione mondiale crede almeno a una bufala

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Tra le affermazioni esaminate c’erano anche alcune bufale complottiste molto diffuse online. Il 70% dei partecipanti ne ha ritenuta vera almeno una, mentre il 29% ha creduto a tre o più tesi. Ecco le affermazioni al centro dell’indagine:

  • I vaccini vengono usati come strumento di controllo della popolazione.
  • Assumere paracetamolo in gravidanza può far nascere un figlio con l’autismo.
  • I rischi associati ai vaccini pediatrici superano di gran lunga i potenziali benefici.
  • Aggiungere fluoruro all’acqua potabile non ha benefici per la salute e può essere pericoloso.
  • Le proteine animali sono più salutari di quelle vegetali.
  • Il latte crudo è più salutare del latte pastorizzato.

I paesi con la quota più alta di persone che hanno indicato come vere affermazioni non provate scientificamente sono India (89%), Sudafrica (88%), Indonesia (79%), Messico (78%) e Brasile (75%). La Germania si colloca in una posizione intermedia, con il 68%. Una distribuzione che mostra come il fenomeno non sia regionale, ma globale.

L’ascesa delle fonti “alternative”

Il report, tuttavia, non suggerisce un disinteresse per la salute. Al contrario, chi tende a credere di più ad affermazioni dubbie di solito consuma una maggiore quantità di notizie sull’argomento in questione, consulta più piattaforme di AI e segue più creator digitali. A essere cambiato insomma è l’ecosistema della fiducia. Gli intervistati dicono di lasciarsi influenzare da medici, scienziati, familiari, creator con o senza credenziali, oltre che dall’intelligenza artificiale. Ed è proprio quest’ultima la categoria più in crescita: il 35% delle persone usa l’AI per ottenere risposte immediate su temi legati alla salute.

Allo stesso tempo, l’indagine documenta un calo costante della fiducia nelle istituzioni sanitarie, nelle autorità governative e nei media tradizionali a partire dalla pandemia di Covid-19. In questo vuoto, le fonti non istituzionali guadagnano terreno, anche quando diffondono informazioni contraddittorie o prive di evidenze.

Il report si chiude con una raccomandazione rivolta a istituzioni e professionisti della salute: la strategia più efficace per contrastare la disinformazione non è cercare di imporre fatti corroborati dalla scienza, ma ricostruire la fiducia. Un lavoro che implica comprendere le condizioni di vita delle persone, le loro preoccupazioni e le fonti da cui si informano, comportandosi più come guide che come autorità incontestabili.

“Le persone sono aperte a ricevere nuove raccomandazioni sui temi legati alla salute quando arrivano da voci di cui si fidano. Serve aumentare la frequenza dei messaggi ed essere presenti negli stessi spazi in cui consumatori e pazienti cercano informazioni, sottolinea l’indagine.

Questo articolo è apparso originariamente su Wired en Español.