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Altro che AirDrop: Nothing lancia Warp per trasferire tra Android, Mac e Windows

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Altro che AirDrop: Nothing lancia Warp per trasferire tra Android, Mac e Windows

Altro che AirDrop: Nothing lancia Warp per trasferire tra Android, Mac e Windows

Mentre tutti i dispositivi di fascia alta sono in lizza per la “corsa” ad AirDrop, Nothing viaggia in parallelo, con una novità software tutta sua: si tratta di Nothing Warp, un’applicazione nata come strumento interno per trasferire i dati tra dispositivi e ora disponibile al pubblico. Permetterà di trasferire dati tra smartphone Android, Windows e MacBook.

Nothing, mesi fa, aveva promesso il supporto ad AirDrop tramite Quick Share, come i più recenti dispositivi Samsung e Google Pixel. Una promessa che non è stata mantenuta, ma che ha restituito un sistema nuovo, compatibile con qualsiasi dispositivo Android.

Come funziona Nothing Warp

Il sistema lanciato da Nothing ha come obiettivo quello di rendere fluido l’invio di file, link, immagini e porzioni di testo tra dispositivi diversi. Per funzionare, l’ecosistema richiede l’installazione di due componenti: l’app Nothing Warp sul dispositivo Android (smartphone o tablet) e l’omonima estensione browser per Google Chrome, compatibile con macOS, Windows e Linux.

Requisito fondamentale è l’accesso su entrambi i lati tramite lo stesso account Google. Una volta configurata, l’app si integra direttamente nel menu di condivisione di Android. Il processo di trasferimento utilizza Google Drive come ponte: i file vengono caricati sul cloud associato all’account dell’utente e appaiono istantaneamente nell’estensione Chrome sul computer, e viceversa.

I test effettuati su trasferimenti di immagini e PDF da un Nothing Phone 4a a un MacBook Air hanno restituito un’esperienza fluida, senza interruzioni e una velocità operativa condizionata principalmente dalla connessione internet e dalle dimensioni dei file. Un aspetto rilevante riguarda la gestione dello spazio di archiviazione: sebbene il servizio utilizzi Google Drive, i file trasferiti non lasciano residui nel cloud.

Nothing Warp cancella automaticamente i dati dal Drive una volta completato il trasferimento, evitando di intasare lo spazio di archiviazione dell’utente. Inoltre, l’app risolve alcuni inconvenienti tipici di Drive, come la creazione automatica di archivi .zip quando si scaricano più file contemporaneamente (sebbene nei primi test la funzione di download multiplo abbia mostrato alcune limitazioni).

L’altra faccia della medaglia riguarda le autorizzazioni necessarie per funzionare, giudicate un po’ troppe e troppo estese: un fattore che i consumatori più attenti alla privacy potrebbero considerare critico. Tecnicamente, le stesse operazioni potrebbero essere eseguite manualmente caricando i file su Drive, evitando di concedere permessi ad app terze.

Lancia Ypsilon: debutta il Turbo 100 benzina con cambio manuale

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Lancia Ypsilon: debutta il Turbo 100 benzina con cambio manuale

<p data-pm-slice="0 0 []">Una presentazione in pieno stile Lancia e alla vigilia della <strong>Design Week</strong> nel cuore di Milano. Si rilancia così la <strong>nuova Ypsilon</strong> che porta al debutto la nuova <strong>motorizzazione Turbo 100</strong>. Lanciata nel 2024 in <a href="https://www.hdmotori.it/lancia-articoli-n614616-nuova-lancia-y-2025-novita-aumento-autonomia/">versione 100% elettrica</a> e successivamente affiancata dalla cugina <a href="https://www.hdmotori.it/lancia-ypsilon-offerta-porte-aperte-marzo/">ibrida</a> oggi Lancia vuole allargare l'offerta segnando un passaggio importante nella strategia di rilancio del marchio italiano. Non si tratta semplicemente dell’introduzione di una nuova motorizzazione, bensì di una scelta precisa. Riportare al centro il piacere della guida “analogica” in un mercato sempre più orientato all’automazione.</p>E il tutto nasce da uno studio ben preciso della clientela Ypsilon. Dove gli automobilisti cercano ancora qualcosa di molto concreto. Ed ora Ypsilon si propone con <strong>tre motori e tre allestimenti</strong>. Una lineup decisamente completa.<h2>Il ritorno del benzina manuale</h2>Lancia compie così a tutti gli effetti una scelta che va un po' controcorrente introducendo <strong>un motore turbo benzina</strong> abbinato esclusivamente a un cambio manuale a sei marce. Sotto il cofano? <strong>Un tre cilindri turbo da 1.2 litri capace di erogare 101 CV e 205 Nm</strong> di coppia già a bassi regimi, garantendo una guida fluida ma reattiva. Le prestazioni parlano di uno <strong>0-100 km/h in circa 10,2 secondi</strong> e una velocità massima di <strong>194 km/h</strong>. Valori perfettamente coerenti con il segmento urbano ma adatti anche a un utilizzo extraurbano.<img class="alignnone size-full wp-image-266764" src="https://www.hdmotori.it/app/uploads/2026/04/YpsilonTurbo100_dettagliocambio-1.jpg" alt="" width="1279" height="806" />E con questo nuovo powertrain, con <strong>l’adozione del ciclo Miller</strong> e dell’iniezione ad alta pressione, Lancia dimostra come anche un motore termico possa essere moderno ed efficiente, mantenendo consumi ed emissioni sotto controllo senza sacrificare il piacere di guida (consumo di carburante: 5,4-5,2 l/100km – emissioni di CO2: 121-119 g/km.).<h2>Eleganza italiana con un’anima pratica</h2>Esteticamente, la <strong>Ypsilon Turbo 100</strong> resta fedele al nuovo linguaggio stilistico “Pu+Ra” introdotto con la quarta generazione, caratterizzato da linee pulite, dettagli luminosi distintivi e un’identità fortemente italiana.<img class="alignnone size-full wp-image-266760" src="https://www.hdmotori.it/app/uploads/2026/04/YpsilonTurbo100_dettagliocambio.jpg" alt="" width="1280" height="771" />La vera novità si trova però all’interno. Con <strong>l’arrivo appunto del cambio manuale</strong>. Un cambiamento che di fatto ha portato a una revisione del tunnel centrale, dove scompare il caratteristico “tavolino” multifunzione per lasciare spazio a un vano portaoggetti più tradizionale e funzionale. Rimangono comunque gli elementi distintivi della nuova Ypsilon, come il <strong>sistema di infotainment S.A.L.A</strong>., che integra funzioni di audio, clima e illuminazione in un’unica interfaccia intelligente.Gli allestimenti disponibili, <strong>Ypsilon, LX e HF Line</strong>, permettono di spaziare da un’impostazione più essenziale a una più elegante o sportiva. Ma sempre sempre un posizionamento premium nel segmento delle city car.<h2>La Ypsilon più accessibile</h2>Uno degli aspetti più interessanti della Turbo 100 è il suo posizionamento economico. <strong>Il prezzo di listino a partire da circa 22.200 euro</strong>. Tuttavia, è l'offerta di lancio a rendere l'operazione particolarmente aggressiva. Attraverso il finanziamento con Stellantis Financial Services, il prezzo promozionale scende a <strong>15.950 euro</strong> (oltre oneri finanziari), con una soluzione che prevede <strong>36 rate da 99 euro al mese</strong>. Rispetto alle versioni ibride, questa variante si propone come alternativa più semplice e accessibile (3.000 euro in meno da prezzo base).<img class="alignnone size-full wp-image-266762" src="https://www.hdmotori.it/app/uploads/2026/04/IMG_9435.jpeg" alt="" width="1180" height="717" />Il target quindi appare chiaro. Automobilisti che non vogliono rinunciare alla tradizione della guida manuale, ma desiderano comunque un’auto moderna, raffinata e coerente con il nuovo corso del marchio. In sostanza in un’epoca dominata dalla tecnologia, <strong>Lancia sceglie di ricordare che l’automobile può ancora essere un’esperienza personale</strong>… e dove i gesti contano.[drivek_widget brand_id="lancia" model_id="ypsilon-ibrida"]

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Samsung, stangata sui prezzi: rincari fino a 280 dollari su smartphone e tablet

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Samsung, stangata sui prezzi: rincari fino a 280 dollari su smartphone e tablet

Samsung, stangata sui prezzi: rincari fino a 280 dollari su smartphone e tablet

Il settore tech continua a fare i conti con l’impennata dei costi di produzione e Samsung non fa eccezione. Dopo i primi ritocchi verso l’alto per i suoi Galaxy Z Fold 7 all’inizio del mese, il colosso sudcoreano avrebbe alzato (in sordina) anche i prezzi di una dozzina di altri dispositivi della linea Galaxy, inclusi gli smartphone di fascia alta e gran parte dei tablet attualmente in commercio. Non è ancora chiaro se i rincari siano stati applicati a livello mondiale o soltanto sul mercato statunitense, da cui arriva la notizia.

Gli smartphone e i tablet Samsung che hanno subito rincari

La ragione principale dietro questa decisione risiede nell’ormai ben nota crisi delle memorie di archiviazione e delle RAM: un fenomeno che sta colpendo l’intera industria tech. Non solo Samsung, infatti, si è ritrovata a dover subire variazioni simili.

Per quanto riguarda gli smartphone, gli aumenti oscillano tra i 40 e gli 80 dollari e rivolti principalmente ai tagli di memoria superiori (restano invariati quelli “base”, i più bassi). Tra i dispositivi colpiti figurano:

  • Galaxy Z Fold 7: la versione da 512GB passa da 2.119,99 a 2.199,99 dollari, mentre quella da 1TB sale da 2.419,99 a 2.499,99 dollari;
  • Galaxy Z Flip 7 (512GB): il prezzo sale di 80 dollari, passando da 1.219,99 a 1.299,99 dollari;
  • Galaxy S25 Edge (512GB): registra un aumento analogo, toccando quota 1.299,99 dollari rispetto ai precedenti 1.219,99;
  • Galaxy S25 FE (256GB): la variante di fascia media superiore sale da 709,99 a 749,99 dollari.

I tablet sono quelli che registrano le variazioni più pesanti, con rincari compresi tra i 50 e i 280 dollari. Nel dettaglio:

  • Galaxy Tab S11: il modello da 128GB sale a 899,99 dollari, quello da 256GB a 999,99 dollari e la versione da 512GB tocca i 1.199,99 dollari (da 979,99);
  • Galaxy Tab S11 Ultra: oltre al modello da 1TB, che subisce un rincaro record di 280 dollari (da 1.619,99 a 1.899,99) la versione da 256GB sale a 1.299,99 dollari e quella da 512GB a 1.499,99 dollari;
  • Serie Tab S10 (FE, Plus, Lite): il modello Tab S10 Lite (128GB) sale a 399,99 dollari, mentre il Tab S10 Plus (512GB) arriva a 1.299,99 dollari partendo da 1.119,99 dollari. Il Tab S10 FE (256GB) vede un rincaro di 100 dollari, arrivando a 669,99 dollari;
  • Galaxy Tab A11 Plus: anche la linea economica subisce variazioni, con il modello 128GB che sale a 299,99 dollari e la versione 5G a 329,99 dollari.

Con nuovi dispositivi Galaxy previsti in uscita entro l’anno, è ragionevole attendersi che la tendenza al rialzo possa proseguire.

Amazon compra i satelliti di Globalstar per Leo: ora la sfida a Starlink si fa seria

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Amazon compra i satelliti di Globalstar per Leo: ora la sfida a Starlink si fa seria

Confermata l'indiscrezione di inizio aprile: il gruppo di Seattle ha appena annunciato l'acquisizione di Globalstar, azienda ben affermata nel settore dei servizi satellitari e già scelta da Apple per la sua tecnologia SOS via Satellite. L'obiettivo è quello di espandere e rafforzare l'ecosistema orbitale di Amazon Leo, attraverso cui la società ha lanciato il proprio guanto di sfida a Starlink di SpaceX.

I SATELLITI E GLI ASSET DI GLOBALSTAR AD AMAZON LEO

Il comunicato stampa non lo menziona direttamente, ma l'investimento economico necessario per giungere alla stretta di mano ammonta a 11,57 miliardi di dollari. È un'ennesima conferma per le ambizioni della società, che mira a estendere la portata del proprio business oltre i confini della Terra. E chissà che non sia un primo passo verso la realizzazione dei data center nello spazio.

Come parte dell'accordo, la tecnologia sviluppata da Globalstar, le frequenze controllate e gli asset saranno trasferiti in Amazon, che li sfrutterà per integrare nuovi sistemi D2D (Direct-to-Device) nel proprio portfolio. In questo modo potrà, ad esempio, offrire agli operatori delle telecomunicazioni la possibilità di ampliare il loro raggio d'azione, andando oltre le limitazioni tipiche dei network tradizionali.


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Cosa vuol dire che l’Italia ha “sospeso” il rinnovo dell’accordo di difesa con Israele, in pratica

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Cosa vuol dire che l'Italia ha “sospeso” il rinnovo dell'accordo di difesa con Israele, in pratica

L’Italia, “in considerazione della situazione che stiamo vivendo, ha deciso di sospendere il rinnovo automatico dell’accordo di difesa con Israele. È bastata una frase pronunciata quasi di sfuggita, all’arrivo al Vinitaly di Verona, dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni per dare il via a una serie di commenti, trionfalistici da una parte della società civile, ma anche pieni di dubbi sulla reale entità della decisione, da parte degli osservatori più attenti. La notizia infatti è arrivata come una sorpresa, non per la sostanza (era mesi che società civile, giuristi e parte delle opposizioni la chiedevano) ma per il contesto e per la poca trasparenza che continua a caratterizzare la misura.
Ma che cos’è e cosa prevede l’accordo di difesa tra Italia e Israele? E soprattutto, cosa significa alla lettera “sospensione del rinnovo automatico”. L’accordo esiste ancora, oppure no?

Facciamo il punto

Il memorandum Italia-Israele

Il Memorandum d’intesa tra Italia e Israele, firmato a Parigi il 16 giugno 2003 e ratificato dal Parlamento italiano nel 2005, regola la cooperazione bilaterale in ambito militare: industria della difesa, formazione, addestramento, esercitazioni congiunte, scambio di tecnologie e informazioni, ricerca e sviluppo.

Si rinnova automaticamente ogni cinque anni e il 13 aprile era esattamente il giorno in cui sarebbe scattato il tacito rinnovo per un altro lustro, ovvero fino al 2031. Un’ipotesi già contestata sin dall’inizio dell’assedio di Israele della striscia di Gaza e, a maggior ragione, con i bombardamenti e l’occupazione in corso in Libano.

Il 13 aprile, di concerto con i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, e con Palazzo Chigi, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha inviato una lettera all’omologo israeliano Israel Katz comunicando la decisione del governo. Fonti del ministero della Difesa confermano: al momento la cooperazione è sospesa.

Cosa prevede una sospensione?

Il primo problema è di natura giuridica. E non è banale. Meloni ha parlato di “sospensione del rinnovo automatico“, ma non di denuncia formale dell’accordo. E le stesse parole usate da Meloni avevano fatto pensare ai più maliziosi che a essere sospeso fosse solo l’automatismo del rinnovo, ma non il rinnovo in sé: teoria smentita categoricamente dal ministero della Difesa.

OPPO e OnePlus prendono in prestito da Samsung la Now Bar nei nuovi update

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OPPO e OnePlus prendono in prestito da Samsung la Now Bar nei nuovi update

OPPO e OnePlus prendono in prestito da Samsung la Now Bar nei nuovi update

OPPO e OnePlus si preparano a introdurre importanti aggiornamenti software con le versioni ColorOS 16.1 e OxygenOS 16.1, che porteranno nuove funzionalità e cambiamenti all’interfaccia. Tra le novità più interessanti spicca una funzione che sembra chiaramente ispirata a una soluzione già vista nell’ecosistema Samsung.

Tutti gli aggiornamenti in arrivo

Le informazioni disponibili indicano che entrambe le versioni del sistema operativo saranno molto simili e includeranno due principali novità. La prima è un redesign del player multimediale, che offrirà un’esperienza migliorata nella gestione dei contenuti audio e video.

La seconda, invece, appare proprio “presa in prestito” da Samsung. Sarà infatti introdotta una “Lockscreen Island”, che appare ispirata alla Now Bar presente nella One UI di Samsung. Questa nuova area della schermata di blocco dovrebbe mostrare attività in corso, come la riproduzione musicale o un cronometro attivo, anche se i dettagli completi sul funzionamento non sono ancora stati ufficialmente confermati.

Oltre alle due principali novità, è previsto anche un centro notifiche rinnovato con un layout “stacked”, ovvero organizzato in modo più ordinato e stratificato. Al momento non sono stati diffusi ulteriori dettagli su questa funzione, ma è probabile che l’aggiornamento includa anche altri cambiamenti minori, considerando che si tratta di una versione “.1” del sistema operativo.

Per quanto riguarda la disponibilità, il rilascio di ColorOS 16.1 inizierà in Cina a partire dal 16 aprile e coinvolgerà sia smartphone OPPO sia dispositivi OnePlus. Nel mercato cinese, infatti, i due brand condividono lo stesso nome per il sistema operativo.

Non ci sono ancora informazioni ufficiali sul lancio globale, ma seguendo quanto avvenuto in passato, è probabile che l’aggiornamento venga distribuito anche sui modelli internazionali poco dopo il debutto in Cina. Inoltre, il prossimo OPPO Find X9 Ultra potrebbe essere tra i primi dispositivi a integrare ColorOS 16.1 già al momento del lancio.

Apple lavora ai suoi occhiali smart: cosa potranno fare e quando arriveranno

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Apple lavora ai suoi occhiali smart: cosa potranno fare e quando arriveranno

Catturare foto, rispondere alle chiamate e interagire con l’AI senza tirare fuori lo smartphone: è questa l’esperienza su cui Apple starebbe lavorando con i suoi primi occhiali smart. Stando a quanto riportato da Mark Gurman su Bloomberg, non si tratta ancora dei tanto attesi occhiali in realtà aumentata, ma di un dispositivo più semplice e immediato, senza display, pensato per l’uso quotidiano e destinato a entrare in un mercato già aperto da Meta.

UNA NUOVA STRATEGIA

Per capire dove si inseriscono questi occhiali bisogna fare un passo indietro. Quando Apple avviò quello che oggi è noto come Vision Products Group, circa dieci anni fa, la roadmap era ben diversa: tre dispositivi distinti, tra cui un visore AR collegato a iPhone, un headset mixed reality e veri occhiali AR standalone. I tempi previsti erano serrati: primo prodotto nel 2020, visore nel 2021 e occhiali AR nel 2022. Di quel piano è arrivato solo il visore, diventato poi Apple Vision Pro nel 2024. Gli altri progetti sono stati cancellati o rimandati e gli occhiali AR restano ancora lontani.

Nel frattempo, però, è emersa una categoria che inizialmente non era nemmeno prevista: occhiali smart senza display, pensati per usi quotidiani. A guidare questa evoluzione è stata Meta Platforms, con prodotti basati su fotocamere integrate e funzioni semplici ma immediate. Apple starebbe ora lavorando a una propria versione, nome in codice N50, con un possibile annuncio tra fine 2026 e inizio 2027 e commercializzazione nel corso dello stesso anno.

COME SARANNO

L’idea alla base è piuttosto chiara: un dispositivo da indossare ogni giorno, capace di scattare foto e registrare video, gestire chiamate, riprodurre musica e notifiche e offrire interazioni vocali senza mani. Tutto ruota attorno a una versione evoluta di Siri, prevista con iOS 27, che dovrebbe sfruttare l’AI per interpretare l’ambiente circostante.

Questi occhiali fanno parte di una strategia più ampia che include anche nuovi AirPods e un dispositivo indossabile con fotocamera. Il filo conduttore è la computer vision: riconoscere ciò che circonda l’utente e fornire risposte contestuali, come indicazioni stradali più precise o promemoria visivi.

Dal punto di vista progettuale, Apple starebbe puntando su una forte integrazione con iPhone e su materiali più ricercati rispetto alla concorrenza. Le montature, ad esempio, dovrebbero essere realizzate in acetato, considerato più resistente e di qualità superiore rispetto alla plastica standard.


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I blackout di internet sono sempre più frequenti, ma le nazioni che li adottano sono (quasi) sempre le stesse

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I blackout di internet sono sempre più frequenti, ma le nazioni che li adottano sono (quasi) sempre le stesse

La seconda causa che più facilmente innesca i blackout della rete è rappresentata dalle proteste della popolazione. Nel 2025 si sono verificati 64 shutdown di questo tipo in 19 nazioni (tra cui Angola, Camerun, Iran, Giordania, Kenya, Libia), nel tentativo di reprimere il dissenso e giustificando le proprie azioni con la necessità di “proteggere la sicurezza nazionale”. Uno dei casi più importanti si è verificato in Togo, dove internet è stato inutilizzabile dal primo luglio al 5 settembre 2025, dalle 9 del mattino fino a mezzanotte, con l’obiettivo di reprimere le manifestazioni, indette per protestare contro la nuova costituzione nazionale, durante le quali sono state uccise almeno sette persone.

E poi ci sono i casi – 12 nel corso del 2025 – in cui gli shutdown sono stati messi in atto in vista delle elezioni. In Uganda, per esempio, le connessioni sono state bloccate durante le elezioni presidenziali che si sono tenute il 15 gennaio scorso e durante le quali il presidente Yoweri Museveni, che governa il paese dal 1986, ha ottenuto il settimo mandato.

Come impedire gli shutdown

È possibile fornire alla popolazione degli strumenti che non possono essere bloccati? “Con il netto aumento degli attacchi ai sistemi internet satellitari in orbita bassa (LEO), che aggravano ulteriormente molteplici crisi umanitarie nel mondo, è imperativo che governi, autorità di regolamentazione, fornitori di servizi satellitari e istituzioni internazionali sviluppino processi di governance più solidi e inclusivi e sostengano e implementino soluzioni come la connettività satellitare direct-to-cell”, si legge per esempio nel report.

La connettività satellitare direct-to-cell è una tecnologia che consente ai normali smartphone di connettersi direttamente ai satelliti in orbita bassa, senza bisogno di dispositivi dedicati, garantendo copertura anche dove le torri cellulari non arrivano o sono state deliberatamente disattivate. Una soluzione che, se adeguatamente implementata, potrebbe rendere gli shutdown molto più difficili da imporre.

Un’altra innovazione che va in questa direzione è Bitchat, l’applicazione sviluppata da Jack Dorsey, cofondatore di Twitter, che consente di scambiare messaggi crittografati senza passare da internet, utilizzando esclusivamente il Bluetooth. I dispositivi che usano Bitchat formano una rete in cui ogni smartphone fa da ponte per i messaggi altrui, estendendo la portata fino a circa 200 metri. Il vantaggio, in scenari di shutdown, è che il Bluetooth è una connessione locale tra dispositivi, indipendente dalle infrastrutture di rete. Di conseguenza, per i governi diventa molto più difficile impedire le comunicazioni (ma ovviamente funziona solo se c’è una certa densità di persone che usano Bitchat nella stessa area).

Come recita il titolo del report KeepItOn, “la repressione in crescita incontra una resistenza globale”. Una resistenza che inizia ad avere dalla sua parte nuovi strumenti tecnologici e una maggiore considerazione a livello istituzionale. In un mondo in cui internet è sempre più controllato, frammentato e disposto a piacimento da regimi autoritari (e non solo), la libertà di internet è però sempre più a rischio.

TFBank e MasterCard Gold: la carta di credito senza commissioni che si richiede in 3 minuti

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TFBank e MasterCard Gold: la carta di credito senza commissioni che si richiede in 3 minuti

TFBank e MasterCard Gold: la carta di credito senza commissioni che si richiede in 3 minuti

3minuti è tutto quello che serve per richiedere la TF MasterCard Golddirettamente dal proprio smartphone, senza mettere piede in una filiale, senza stampare documenti e senza aspettare settimane. La procedura è interamente digitale, guidata passo dopo passo, e una volta approvata la carta arriva a casa in pochi giorni. Nell’era in cui si ordina la cena in due tocchi, anche aprire una carta di credito dovrebbe essere così.

TF MasterCard Gold: cosa la rende diversa dalle altre

La TF MasterCard Gold è progettata per chi vuole una carta che funzioni davvero, senza costi nascosti e senza complicazioni. Partiamo dal dato più immediato: nessuna commissione annuale. Zero. Una carta pronta per gli acquisti di tutti i giorni e per le spese più importanti, senza canone fisso che erode il budget ogni anno. La flessibilità nei pagamenti è un altro punto di forza concreto: fino a 55 giorni senza interessi sugli acquisti, con la possibilità di saldare tutto in un’unica soluzione oppure di rateizzare secondo le proprie esigenze. Niente vincoli rigidi: si decide come e quando pagare.

L’integrazione con Google Pay e Apple Pay rende ogni pagamento immediato, un tap e si passa oltre, che si tratti del supermercato sotto casa o di un negozio all’estero. E proprio all’estero la TF MasterCard Gold offre un vantaggio in più: nessun costo aggiuntivo sulle conversioni di valuta, quegli addebiti fastidiosi che si scoprono solo a rientro dalle vacanze guardando l’estratto conto. Viaggiare con la TF MasterCard Gold conviene anche per un altro motivo: pagando almeno il 50% del viaggio con la carta, scatta automaticamente un’assicurazione viaggio completa. Copertura medica, protezione per bagagli smarriti fino a 2.500 euro, rimborso per annullamento del viaggio fino a 3.000 euro e copertura infortuni: una protezione seria, inclusa senza costi extra.

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Oppo Pad 5 Pro si mostra in anticipo: specifiche e design del nuovo tablet flagship

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Oppo Pad 5 Pro si mostra in anticipo: specifiche e design del nuovo tablet flagship

Non solo smartphone: assieme ai flagship Find X9 Ultra e Find X9s Pro, sotto i riflettori dell’evento fissato da Oppo per il 21 aprile in Cina ci sarà infatti anche il nuovo tablet di vertice, ovvero il Pad 5 Pro. Ma non servirà aspettare fino a quel momento per conoscerlo un po’ meglio: il dispositivo è infatti apparso sul database dell’ente China Telecom, consentendoci così di apprenderne in anticipo alcune specifiche e il design.

Secondo quanto emerso, Oppo Pad 5 Pro sarà dotato di un display da 13,2 pollici con risoluzione di 1.920 x 1.200 pixel . Sotto la scocca dovrebbe trovare spazio il SoC Snapdragon 8 Elite Gen 5, la soluzione più potente di Qualcomm: una scelta che parla chiaro, e ci dice che siamo di fronte ad un prodotto destinato alla fascia alta del mercato tablet. Il sistema operativo sarà basato su Android 16.

Uno degli aspetti più interessanti riguarda la batteria: si parla di una capacità di ben 13.380 mAh abbinata ad una ricarica cablata fino a 80W: laa ricarica completa dovrebbe richiedere circa 120 minuti.


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