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La guerra in Medio Oriente non si è mai davvero interrotta, e sta entrando in una nuova fase

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La guerra in Medio Oriente non si è mai davvero interrotta, e sta entrando in una nuova fase

Negli ultimi giorni, il governo americano ha varato “Project Freedom, un’iniziativa per scortare le navi attraverso lo stretto. La mossa ha però provocato la reazione di Teheran, che considera il controllo dell’accesso al Golfo una leva fondamentale.

I funzionari statunitensi hanno accusato il regime iraniano di aver intensificato gli attacchi contro navi e obiettivi militari nello stretto di Hormuz, dipingendo le operazioni di scorta come necessarie per garantire la libertà di navigazione. Teheran interpreta però questa mossa come una sfida diretta al controllo che esercita sull’accesso al Golfo.

Dal punto di vista iraniano, secondo Krieg, la libertà di navigazione non è più soltanto un principio giuridico, ma una leva negoziale. “Se gli Stati Uniti proveranno a forzare la riapertura dello stretto solo con la pressione, sarà l’intera regione a pagarne il prezzo”, aggiunge.

Ma le pressioni non si limitano a Hormuz. Sempre il 4 maggio, una petroliera è stata presa di mira nei pressi di Fujairah, un porto chiave degli Emirati che rappresenta una delle principali alternative del paese a Hormuz. L’attacco sottolinea che non è solo lo stretto a essere vulnerabile, ma anche le infrastrutture pensate per aggirarlo.

Il ruolo strategico di Fujairah

L’importanza di Fujairah sta proprio in questo. Situato nel Golfo di Oman, il porto rappresenta una delle poche alternative praticabili quando il passaggio è interrotto, consentendo alle petroliere di caricare greggio evitando il transito nello stretto.

“Fujairah è la principale alternativa degli Emirati a Hormuz, afferma Krieg. “Se la pressione arriva fin lì, significa che l’Iran non sta contendendo solo il collo di bottiglia in sé, ma anche le vie costruite per aggirarlo”.

In altre parole, il conflitto si sta allargando oltre un singolo snodo geografico, trasformandosi in una contesa più ampia sui sistemi che sostengono il commercio regionale e i flussi energetici globali.

Per gli Emirati, la posta in gioco si alza notevolmente. Il paese si trova accanto a uno dei corridoi marittimi più sensibili al mondo ed è vulnerabile sia alle attività missilistiche che alle interruzioni del traffico navale. Anche quando le intercettazioni riescono o gli incidenti restano circoscritti, il messaggio può propagarsi oltre l’area immediatamente coinvolta, incidendo sulla logistica, sui costi assicurativi e sulla fiducia dei mercati.

Solo top di gamma “occidentali” nella classifica degli smartphone più venduti del mese | VIDEO

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Solo top di gamma "occidentali" nella classifica degli smartphone più venduti del mese | VIDEO

Aprile 2026 ha visto il lancio dei migliori smartphone Android, almeno considerando la scheda tecnica e il comparto fotocamere. Vivo X300 Ultra, per molti versi, è migliore anche di alcune compatte premium in commercio. OPPO Find X9 Ultra ha riportato in voga lo zoom 10X ottico, abbandonato dai tempi di Samsung Galaxy S23 Ultra. E stanno arrivando tanti altri top di gamma per il gaming, con specifiche assurde.

Anche i prezzi seguono più o meno la stessa linea: per specifiche incredibili ci attendono prezzi incredibili, tanto da far sembrare i top di gamma Google, Samsung, o paradossalmente anche Apple, “quasi economici”. Ovviamente il prezzo più basso è determinato anche a tagli di memoria più bassi. Nel grafico che segue, ad esempio, non abbiamo inserito gli anacronistici 128 GB del Pixel, e possiamo notare come iPhone parta con la metà dello storage rispetto agli altri contendenti. Considerando i modelli Max/XL e a parità di storage, i prezzi in realtà si allineano molto.

CONFRONTO PREZZI TOP DI GAMMA 2026

Prezzi da store fisici e ufficiali dei brand nell'ultimo mese

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Smettiamola di contrapporre l’età d’oro di Hollywood agli algoritmi, i grandi autori non erano liberi neanche allora

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Smettiamola di contrapporre l'età d'oro di Hollywood agli algoritmi, i grandi autori non erano liberi neanche allora

C’è una scena che Louis B. Mayer amava raccontare. Siamo negli anni Quaranta, gli studios della MGM girano a pieno regime, e Mayer convoca i suoi sceneggiatori per spiegare loro cosa vuole. Non vuole storie originali né sorprese. Vuole quello che il pubblico già ama ma confezionato in modo che sembri nuovo. «Datemi la stessa cosa», diceva, «ma diversa». Con buona pace dei nostalgici del cinema classico questo è esattamente lo stesso principio che guida oggi gli algoritmi delle piattaforme.

Eppure ogni volta che si parla di streaming e di come Netflix e Prime stiano “distruggendo il cinema”, si finisce per invocare l’età dell’oro di Hollywood come un paradiso perduto: un tempo in cui i grandi autori avevano libertà, in cui il mercato non dettava la forma dell’arte, in cui un giovanissimo Orson Welles poteva girare Citizen Kane. Una favola, sostanzialmente: bella e necessaria come tutte le favole, ma pur sempre una ricostruzione della memoria.

La verità come sempre è più scomoda ma anche più interessante: gli studios dell’epoca erano macchine industriali di una precisione quasi brutale. Attori sotto contratti rigidissimi, costretti a recitare nei film che la produzione decideva, con clausole che stabilivano persino come dovevano apparire in pubblico e con chi! Generi ripetuti all’infinito (il western, il noir, il musical, il peplum) non per una qualche passione collettiva per la forma, ma perché il genere era rassicurante e riduceva il rischio: il pubblico sa già cosa aspettarsi, il produttore sa già cosa produrre, il distributore sa già come venderlo. E poi i test screening, la pratica di mostrare il film a campioni di spettatori selezionati, registrarne le reazioni, rimontare le sequenze che non funzionavano, cambiare i finali. Non è Netflix che ha inventato la logica degli algoritmi come arbitri del gusto, semplicemente Hollywood l’ha praticata per un secolo con gli strumenti che aveva a disposizione.

Allora cosa ha cambiato davvero Netflix e compagnia?

La domanda, posta in questi termini, è più radicale di quanto sembri. Perché se la logica è la stessa (ridurre il rischio, standardizzare il prodotto, prevedere il gusto) allora il problema non è la piattaforma in sé, il problema è il tempo.

Il leggendario e dispotico Mayer poteva avere i dati dei test screening, ma ci volevano settimane per elaborarli, i produttori degli anni Cinquanta potevano leggere le lettere dei fan, ma erano campioni non rappresentativi, filtrati dalla motivazione di chi prendeva carta e penna per scrivere al proprio idolo. Le case di produzione degli anni Ottanta, qualche decade dopo, avevano le ricerche di mercato, i focus group, i numeri del weekend, ma erano sempre fotografie di qualcosa che era già successo, istantanee che arrivavano quando le decisioni erano già state prese. Netflix invece ha portato qualcosa di radicalmente diverso: un flusso continuo, in tempo reale, di comportamenti concreti. Non di opinioni dichiarate (le persone dichiarano spesso cose diverse da quelle che fanno, pensiamo ai sondaggi elettorali e alle sorprese clamorose che ogni volta riservano) ma di azioni. Quanti secondi dopo l’inizio di un episodio si abbandona la visione. In quale punto esatto di una serie si decide di andare avanti. Quali thumbnail fanno cliccare su play, e quali no. Quante volte si rivede una scena.

Spotify cambia ritmo: sarà possibile regolare la velocità dei brani

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Spotify cambia ritmo: sarà possibile regolare la velocità dei brani

Spotify cambia ritmo: sarà possibile regolare la velocità dei brani

Spotify sarebbe al lavoro per introdurre una delle funzionalità più richieste dalla sua community: la possibilità di regolare la velocità di riproduzione anche per i brani musicali, opzione peraltro già disponibile per i podcast.

Una funzione già presente per i podcast, ma sarà gratuita?

L’indiscrezione nasce da un’analisi tecnica condotta dal team di Android Authority sulla versione 9.1.48.148 dell’app Spotify per Android. All’interno del codice sorgente è stata individuata una stringa che suggerisce chiaramente lo sviluppo di un selettore di velocità per le canzoni.

Al momento, chi ascolta podcast su Spotify può già accelerare o rallentare la riproduzione con un range che spazia da 0.5x a 3.5x. Sebbene il codice non specifichi ancora i valori esatti per la musica, è ragionevole ipotizzare che l’azienda intenda adottare parametri simili.

La possibilità di modificare la velocità dei brani è una funzione da tempo attesa, utile per scopi ricreativi – come l’ascolto di versioni velocizzate o rallentate delle canzoni – sia per necessità tecniche, come lo studio di uno strumento o l’analisi di passaggi musicali complessi.

Resta comunque ancora da chiarire se questa novità sarà accessibile a tutti o se verrà limitata agli abbonati Premium. Per i podcast, l’opzione è disponibili a tutte le tipologie di utenti, ma con le licenze musicali in gioco le cose potrebbero essere diverse.

Spotify sarebbe inoltre al lavoro sulla funzione di “Bulk Redownload”, uno strumento che permetterà di aggiornare massivamente la propria libreria offline alla qualità audio superiore (lossless) senza dover cancellare e riscaricare manualmente ogni brano. Il sistema includerà inoltre avvisi dinamici sullo spazio di archiviazione residuo per evitare la saturazione della memoria del dispositivo.

Recensione Ecovacs DEETBOT X12 OMNICYCLONE

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Recensione Ecovacs DEETBOT X12 OMNICYCLONE

Ogni mese assistiamo all’uscita di nuovi robot per la pulizia domestica ed è incredibile come le aziende riescano costantemente a portare nuove soluzioni ingegneristiche. Ecovacs è sicuramente fra quelle più attente e creative e oggi vi raccontiamo il loro ultimo modello DEEBOT X12 OmniCyclone, dotato di un sistema per pretrattare le macchie. Come si è comportato nei nostri test? Adesso ve lo raccontiamo.

Design

Il design è molto simile a quello della generazione precedente e si distingue rispetto agli altri modelli dell’azienda soprattutto per la stazione di ricarica, caratterizzata da un contenitore della polvere parzialmente esterno e visibile, che ne definisce le geometrie e rappresenta uno degli elementi più riconoscibili, in quanto è stato progettato per funzionare senza sacchetto. Sono presenti inoltre due serbatoi dedicati al detergente, oltre ovviamente a quelli per l’acqua pulita e sporca, quest’ultimi non molto capienti (rispettivamente 3,7 L e 2,7 L). Le dimensioni della stazione di ricarica sono di 38×49,3×46,5 cm: non è quindi né troppo alta né troppo profonda, risultando discreta e non eccessivamente ingombrante. Il robot, invece, è generoso (351×353×98 mm): la sua altezza potrebbe portarlo ad avere qualche difficoltà a pulire sotto ai mobili. Il coperchio superiore presenta una texture leggermente zigrinata, che lo rende resistente ai graffi ma la polvere risulta comunque semplice da rimuovere. È presente la tecnologia TruePass Adaptive, ovvero un sistema basato su quattro ruote motrici che gli permette di superare soglie fino a 2,4 cm oppure doppi gradini fino a 4 cm. Frontalmente spicca la videocamera AIVI 3D 4.0, mentre il sensore LiDAR è nascosto elegantemente sotto una copertura in plastica nera ma la grande novità è rappresentata dalla presenza di due piccoli fori che, in combinazione con la videocamera, permettono di pretrattare lo sporco spruzzandoci il detergente. Questo sistema prende il nome di FocusJet e si rivela particolarmente utile con macchie secche.

Pulizia

Il livello di pulizia è elevato, la tecnologia di pretrattamento delle macchie aiuta grazie a getti che arrivano a 46.000 Pa e creano una forma ad arco per colpire efficacemente la zona interessata, ma a fare la differenza è il nuovo rullo OZMO Roller 3.0 lungo 27 cm, capace di estendersi grazie alla tecnologia TruePass 3.0 per pulire con precisione i bordi della casa. Nonostante questo, con gli angoli particolarmente acuti ha qualche difficoltà, così come in modalità aspirazione, dove la spazzola laterale non essendo estensibile limita un po’ l’efficacia (le setole particolarmente pronunciate aiutano, ma il risultato non è perfetto). La potenza di aspirazione è pari a 22.000 Pa e genera un flusso d’aria di 22 L/s. È presente la nuova spazzola ZeroTangle 4.0 antigroviglio, che ha raccolto senza problemi sporco come farina, polvere e capelli. Buono anche il comportamento con i tappeti: il rullo oltre a sollevarsi di 15 mm, viene chiuso da un meccanismo per evitare di inumidirli. Ottimo il riconoscimento degli ostacoli, con individuazione anche di oggetti piccoli come i cavi, e buono il comportamento con le macchie rilevando del caffè su un pavimento in legno, tuttavia nei primi passaggi ha mantenuto attiva la spazzola laterale, diffondendo leggermente lo sporco. Successivamente ha attivato solamente il rullo, pulendo perfettamente l’intera superficie.


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Uccellacci e uccellini di Pier Paolo Pasolini dopo 60 anni continua ad essere un film politico sensazionale

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Uccellacci e uccellini di Pier Paolo Pasolini dopo 60 anni continua ad essere un film politico sensazionale

Uccellacci e uccellini di Pier Paolo Pasolini usciva in sala esattamente sessant’anni fa e rimane ancora oggi uno degli apici del suo percorso e soprattutto del cinema italiano di quel decennio complicato e fertile. Totò e Ninetto Davoli da allora continuano a camminare nella nostra mente, a viaggiare accompagnati da quel Corvo, dicendoci moltissimo anche sul nostro presente.

Un film simbolo della fine di un’epoca

Uccellacci e uccellini anche in questo 2026 rimane un film importantissimo. Da una parte ci parla del percorso di un intellettuale unico, di un momento particolare del suo essere regista, che qui decise di analizzare la società italiana del suo tempo. D’altro canto, questo è un film ancora oggi importante e moderno perché capace di rappresentare bene la differenza tra ideali e realtà, tra teoria e pratica, lo scollamento tra un credo (religioso o meno che sia) e la sua applicazione. Un film sulla morte dell’ideologia? Si, delimitata (ma non solo) ad un certo istante, ad una certa era, quella che andava dai primi del ‘900 fino alla Seconda Guerra Mondiale, passando attraverso la Resistenza e la creazione della Repubblica. Esce poco dopo la morte del “Il Migliore”, Palmiro Togliatti, il grande leader del PCI che aveva indicato la strada. E la morte si può dire che aleggi su tutto e tutti qui.

Il suo funerale, ostentatamente calibrato come un rituale religioso da Italia contadina e semi-pagana, nel film diventa la morte di quella visione marxista. Uccellacci e uccellini arriva infatti in un momento molto particolare per Pasolini, che dopo aver firmato opere connesse al racconto popolare, alla tragedia classica, con questo film conferma la sua volontà di parlarci dell’Italia che cambia e che ha sotto gli occhi, della crisi di una sinistra e con essa di un’intera classe di intellettuali, compreso lui stesso. Uccellacci e uccellini viene girato unendo realtà rurale e la nuova realtà urbana, c’è la periferia, la campagna, c’è l’aeroporto di Fiumicino, ci sono la voce di Modugno e le note di Ennio Morricone. Alto e basso, povero e ricco, realtà e ideali, tutto è contrapposizione in questo film divertente, grottesco, cinico e malinconico, dove Totò e Ninetto Davoli sono persi nel nulla.

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Nemmeno Miranda Priestley può sottrarsi ai tagli del budget, alle richieste degli investitori e all’IA. Ma ha un piano, vero?

Li vediamo aggirarsi venendo spinti dai bisogni più primari, armati di un intelletto fragile, lontano dalla rappresentazione idealizzata con cui l’élite marxista aveva cantato la riscossa dal basso delle masse. Pasolini in Uccellacci e Uccellini ci mette davanti il volto di Totò, proprio lui, la maschera comica per eccellenza, scelta dal regista per tratteggiare questo padre, che con il figlio si imbatte in un Corvo (armato della bellissima voce di Francesco Leonetti), uno dei personaggi più curiosi e belli mai concepiti da Pasolini. Il Corvo è “un intellettuale di sinistra di prima della morte di Palmiro Togliatti” ci spiega il film, ed il volatile decide di accompagnare il duo nel loro viaggio, cominciando a sommergerli di chiacchiere, lezioni morali, insegnamenti non richiesti e non comprensibili ai due. Facile fin da subito intuire che dietro tale animalesca figura si nasconda in realtà la figura del filosofo o del sapiente in generale.

Egli racconterà ai protagonisti la storia di Ciccillo e Ninetto, frati francescani nel medioevo italico, intenti a cercare di portare la parola di amore e pace e convivenza persino tra falchi e passeri, e destinati ovviamente al fallimento. Sequenza divertente, patetica, con cui Pier Paolo Pasolini in quel ci offre una doppia riflessione: da una parte egli ha compreso lo scisma che è in atto tra la sinistra e le grandi masse, tra i suoi vertici intellettuali sconfitti dal tempo e dal cambiamento, separati dalla realtà di quel sottoproletariato animalesco, quasi puerile nella sua bassezza. Ma Pasolini ammette la sconfitta del credo, non solo quello marxista ma anche religioso, che in fondo i due mondi si assomigliano da sempre: uguaglianza, fine della conflittualità, amore e comunanza. Ma no, i falchi ricominciano a mangiare i passeri, Totò e Ninetto sono crudeli con i più deboli, come predatori e timorosi dei proprietari terrieri più forti e armati.

Disney+ a 4,99 euro al mese per 3 mesi: ultimi giorni di offerta

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Disney+ a 4,99 euro al mese per 3 mesi: ultimi giorni di offerta

Disney+ a 4,99 euro al mese per 3 mesi: ultimi giorni di offerta

L’iniziativa targata Disney+, grazie alla quale è possibile sottoscrivere l’abbonamento a partire da 4,99 euro al mese per tre mesi, terminerà il 6 maggio. Questi, dunque, sono gli ultimi giorni per approfittare dell’offerta, valida sia per i nuovi clienti sia per coloro che decidono di riattivare un vecchio abbonamento.

La promozione riguarda soltanto i piani mensili, sono quindi esclusi quelli annuali con vincolo di sottoscrizione pari a dodici mesi. Ecco un rapido riepilogo dell’offerta in scadenza mercoledì:

  • Standard con pubblicità: 4,99 euro al mese per i primi tre mesi, poi 6,99 euro al mese senza vincoli
  • Standard: 7,99 euro al mese per i primi tre mesi, poi 10,99 euro al mese senza vincoli
  • Premium: 10,99 euro al mese per i primi tre mesi, poi 15,99 euro al mese senza vincoli

disneyplus offerta 4,99 euro

In esclusiva anche The Beauty, la nuova serie di Ryan Murphy

Il catalogo di Disney+ offre numerosi titoli di qualità. Ne è un esempio The Beauty, la nuova serie di Ryan Murphy e Matt Hodgson ispirata all’omonimo fumetto di Jason A. Hurley e Jeremy Haun. Il suo debutto in streaming risale allo scorso 22 gennaio, un giorno dopo l’anteprima mondiale su FX e Hulu.

La prima stagione composta da 11 episodi racconta gli inquietanti effetti collaterali di un trattamento di bellezza noto con l’appellativo di The Beauty. Quando gli effetti diverranno di dominio pubblico, sia gli interessi dei produttori del farmaco che quelli dell’FBI tenderanno a sorpresa a coincidere.

Tra i protagonisti figurano Evan Peters, che interpreta l’agente dell’FBI Cooper Madsen, Rebecca Hall nei panni della collega e amante di Cooper, e Anthony Ramos, il cui ruolo è quello dell’assassino Antonio.

The Beauty è disponibile in esclusiva in Europa (Italia compresa) sulla piattaforma streaming Disney+, visibile tramite l’omonima app su Smart TV, chiavette come Fire TV Stick e Chromecast da collegare al televisore, dispositivi Android, iPhone e iPad, nonché attraverso il sito ufficiale disneyplus.com da computer.

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Steam Machine sembra vicina: Valve prepara il lancio tra scorte e incognite sui prezzi

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Steam Machine sembra vicina: Valve prepara il lancio tra scorte e incognite sui prezzi

Dalla presentazione dello scorso novembre di tempo ne è passato, e Steam Machine non ha ancora una data di lancio ufficiale. In compenso a fine aprile è stata annunciata quella dello Steam Controller, che sarà disponibile a partire da 99 euro a partire da domani, lunedì 4 maggio.

C'è il nuovo pad di Valve, ma la console ancora no, insomma: ma secondo gli ultimi rumor questa situazione non dovrebbe durare ancora per molto. Il leaker Brad Lynch si è infatti sbilanciato sul proprio profilo X, affermando che ci sono numerose spedizioni dirette ai magazzini statuitensi di Valve: i carichi sarebbero etichettati genericamente come “Game Consoles”, ma il collegamento con la Steam Machine appare evidente.

Il dettaglio più interessante riguarda la quantità: si parla appunto di volumi consistenti, potenzialmente nell’ordine di decine o addirittura centinaia di migliaia di unità. Numeri che se confermati descrivono lo scenario di un lancio imminente. D'altra parte a marzo Valve, pur senza fornire una data precisa, aveva ribadito l'intenzione di lanciare la console entro la prima metà dell'anno: e ormai siamo a maggio, quindi per rispettare questa scadenza il debutto deve avvenire nel giro di un mese, giorno più giorno meno.


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Come rendere il quantum computing alla portata di (quasi) tutti

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Come rendere il quantum computing alla portata di (quasi) tutti

Il computing quantistico ibrido è ancora percepito come territorio da esperti in fisica esotica e laboratori con budget miliardari. SAS sta provando a smontare questo pregiudizio con un toolkit che arriverà entro fine 2026 su Viya, la piattaforma del colosso americano dei dati pensata per data scientist e analisti enterprise che non hanno un dottorato in fisica quantistica né budget da laboratorio nazionale. Nel mezzo, l’azienda accelera anche sulla frontiera dell’AI agentica, e a guidare quest’ultima strategia c’è una ragazza di Roma: Marinela Profi.

A Grapevine, in Texas, durante la conferenza annuale SAS Innovate 2026, l’azienda ha svelato il suo nuovo Quantum Lab: un toolkit in arrivo entro fine anno su SAS Viya che potrebbe abbattere le barriere del computing quantistico ibrido. Ottimizzazioni avanzate, machine learning su hardware quantistico e simulazioni con accelerazioni superiori fino a cento volte rispetto ai metodi classici stanno diventando accessibili. SAS, se la tabella di marcia verrà rispettata, si posiziona come il “piccolo” che dal niente sorpassa gli investimenti miliardari in ricerca e sviluppo fatti da Ibm e Google, oltre alle startup-unicorno del settore come IonQ e PsiQuantum.

Il problema del commesso viaggiatore

Per capire perché il quantum computing interessa alle imprese, bisogna partire da un esempio scolastico diventato industriale: il cosiddetto problema del commesso viaggiatore. Trovare il percorso più corto tra centinaia di città richiede di testare ogni possibile combinazione, che può arrivare nell’ordine dei miliardi o dei trilioni di variabili. Un computer classico affronta questo tipo di problema in maniera sequenziale, impiegando tempi proibitivi. Un sistema quantistico, invece, esplora matematicamente l’intero spazio delle soluzioni in parallelo, individuando i risultati ottimali in una frazione del tempo.

È già possibile, almeno in parte, con le architetture ibride. Come ha spiegato a Wired Bryan Harris, CTO di SAS, «i sistemi ibridi sono già operativi: i computer quantistici gestiscono l’analisi dello spazio delle soluzioni, mentre i computer classici si occupano del resto del flusso di lavoro». Il vantaggio competitivo è concreto, anche se la tecnologia quantistica pura è ancora in maturazione e la catena dei fornitori dell’hardware quantistico sta solo ora trovando una stabilità produttiva.

Marinela Profi responsabile strategia AI di SAS

Marinela Profi responsabile strategia AI di SAS

SAS

Un mercato bloccato dalla paura del vuoto

L’indagine condotta da SAS su oltre cinquecento aziende di tutto il mondo in vari settori ha restituito un quadro interessante. Nel 2025 la barriera principale all’adozione del quantum AI era il costo di implementazione, seguita dalla mancanza di conoscenza. Nel 2026 il quadro è cambiato: al primo posto si trova l’incertezza sugli utilizzi concreti nel mondo reale, seguita dal costo e dalla carenza di personale qualificato. La paura di investire senza sapere dove si va è oggi il freno principale, più del denaro.

Le aspirazioni dichiarate dai partecipanti al sondaggio coprono un arco sorprendentemente ampio di settori. Rilevamento delle frodi finanziarie su pattern di transazioni complessi, ottimizzazione del traffico nelle reti 5G in tempo reale, accelerazione della simulazione molecolare per la scoperta di nuovi farmaci, ottimizzazione delle catena dei fornitori della logistica, miglioramento dei workflow di machine learning per la modellazione predittiva del comportamento dei clienti. Tutti problemi reali, tutti problemi che hanno in comune una struttura matematica intrattabile con i metodi puramente classici.

Quale VPN scegliere a maggio 2026? Con quest’offerta non ci sono dubbi

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Quale VPN scegliere a maggio 2026? Con quest’offerta non ci sono dubbi

Quale VPN scegliere a maggio 2026? Con quest'offerta non ci sono dubbi

Scegliere la migliore VPN da attivare a maggio 2026 è oggi molto facile: la promo in corso di ExpressVPN, infatti, taglia il prezzo del servizio e consente a tutti gli utenti di poter attivare una delle migliori VPN sul mercato con un prezzo ridotto del 79%.

Scegliendo il piano biennale con 4 mesi extra, infatti, la VPN è ora disponibile in sconto a 2,39 euro al mese, con 30 giorni di garanzia di rimborso. Per accedere all’offerta basta visitare il sito ufficiale di ExpressVPN, accessibile tramite il box qui di sotto.

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La migliore VPN da attivare oggi

Con ExpressVPN è possibile accedere alla migliore VPN sul mercato, con un servizio completo e ricco di vantaggi che può rappresentare la soluzione giusta per tanti utenti. Tra le caratteristiche troviamo la possibilità di criptare il traffico dati, per un accesso a Internet sicuro anche quando si sta utilizzando una rete non privata.

In aggiunta, è possibile sfruttare un network di migliaia di server VPN per aggirare blocchi geografici e censure online. In questo modo è possibile aggirare facilmente eventuali blocchi su base geografica a cui si può andare incontro durante la navigazione online, soprattutto quando ci si connette dall’estero.

L’uso della VPN avviene da 10 dispositivi in contemporanea per account, senza limitazioni di banda e di traffico dati,  e il servizio prevede una politica zero log. Il servizio include anche sistemi di protezione come il blocco degli annunci e dei siti dannosi.

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